La baronessa Smith

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Il corpino era troppo stretto e i sedici gancetti stavano quasi esplodendo. Le stecche sembrano ripiegarsi tanta era la trazione e i merletti ben stirati sul davanti facevano una piega diversa a causa del gonfiore dell’addome. Era stato un pranzo pesantissimo ma dopo aver digiunato per tre lunghi giorni, in preda ad una scocciatura con il marito, il cibo fagocitato velocemente non era proprio riuscita a digerirlo. Era rosa cipria l’abito, con nastrini che si rincorrevano come due gattini piccoli sull’erba. Non facevi in tempo a capire la trama dell’intreccio che ti giravano un po’ le pupille. Era discontinuo ed enigmatico quell’abbracciarsi di nastro e, mentre il colletto rimaneva ben stirato dritto sul collo perché almeno quello non si era gonfiato, arrivò il maggiordomo.

“Tè, Madame?”

“Per carità. Piuttosto un po’ di acqua calda con della scorza di limone”.

Fuori i ciclamini erano sbocciati e il glicine straripava nella sua ridondante bellezza. Il vento faceva muovere quelle sfere come fossero pianeti sospesi e fluttuanti. Un po’ ubriachi, se è possibile pensare che terre volanti piene di alcool siano facili da immaginare.

Stava lì, piena di cibo e vuota di parole. Lui si diceva che fosse a una battuta di caccia ma la verità era ben altra e lei lo sapeva.

La baronessa Smith allentò un gancetto e non era decoroso certamente un atteggiamento di questo genere, ma nella stanza ormai c’era solo il suo piccolo Tom che giocava con un trenino di legno. Il maggiordomo sarebbe entrato per portare l’argenteria ma non si sarebbe reso certamente conto di quell’incuria, o perlomeno lo sperava. Tom beveva del latte da una tazza e rideva gridando, ma non troppo, “ciuff ciuff”. Sul piatto vicino c’era un piattino ricolmo di biscottini al miele e un altro conteneva soltanto delle briciole.

“Dai un biscotto alla mamma, Tom?”

I capelli biondi e ricci di Tom le ricordavano quelli di lui. Quando non c’erano bugie e loro due stavano sotto quel glicine leggendo fiabe al loro piccolo. Come al rallentatore notò ogni movimento di quei fili d’oro che fluttuavano come fiori al vento mentre si avvicinavano a lei.

Il bimbo le porse il biscotto e sorrise.

A lei non restò che scoppiare a piangere. Quando lui si voltò e scomparve.

Da due anni Tom era morto cadendo da quell’albero nel mezzo di una fiaba. Da due anni quei piatti erano senza biscotti e quella tazza senza latte.

Quando ho tenuto in mano per la prima volta questo servizio di antiquariato,  acquistato qualche  sabato fa, non ero arrivata neanche alla cassa che. Mi ha raccontato questo.  Non la proprietaria che ha soltanto detto “è appartenuto a una Baronessa Inglese dei primi del 900”. Me l’ha raccontata la tazza con l’aiuto del piatto grande e dei dettagli fondamentali del piatto piccolo.

Devo preparare dei biscotti per Tom e per la Baronessa Smith.

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13 COMMENTS

  1. Ê deciso allora! Ti porterò tutti i miei servizi acquistati ai mercatini di antiquariato, piatti e piattini, tazze e bicchieri, così io potrò ascoltarne le belle storie che tu saprai raccontarmi 🙂

  2. Che bello, non so se piangere oppure no.
    Molto dolce, e il fatto che tu abbia ricavato questo racconto solo guardando questo servizio…saresti una scrittrice fantastica, e di questo son gelosa, perchè diventare scrittrice è il mio sogno nel cassetto.
    Comunque sei bravissima in tutto quello che fai. 🙂
    Notte.

  3. Chissà se chi ha realizzato quei piattini, quella tazza avrebbe mai immaginato che un giorno, più di cent’anni dopo, avrebbero ispirato un così bel racconto?! Magia dell’arte e del talento…

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