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E’ quasi assurdo anche solo confermare il mio amore viscerale per la cultura orientale, altrimenti non starei aspettando una proposta da uno che oltre a rispecchiare tutti le caratteristiche e peculiarità dei torinesi abbraccia amabilmente la suddetta cultura. Ma quella vera però eh. Non quella che crede che le geishe siano donne schiavizzate che preparano il tè e si trasformano in dive da lap dance dopo la cerimonia.

Ecco, giusto per non cadere in enormi equivoci. Un po’ come dire che il sushi  è riso appallottolato e avvolto in un’alga con un pezzo di salmone a caso o che l’involtino primavera è l’unica cosa che sanno cucinare i cinesi insieme al gelato fritto.

Chiarito e sottolineato questo può pure cominciare il delirio. La cucina giapponese di Casa di Karumi Kurihara edito da Guido Tommasi ha un prezzo non troppo basso e corrisponde esattamente a 25 euro; forse che forse facendo un giro su Amazon qualcosa in meno lo si trova. Io che sono la solita furba l’ho comprato a prezzo pieno ma se devo essere onesta li vale tutti.

Il titolo riassume tutto quello che c’è di più importante da sapere. Harumi Kurihara è famosissima proprio per le sue ricette casalinghe che sono facili da seguire e con ingredienti che non ti fanno fissare le pagine facendoti comparire un punto interrogativo sulla testa.
Anche chi ha non ha un tatami culturale (meglio di bagaglio no? ok la smetto) tale da comprendere cosa sia esattamente Tonkatsu non ha da preoccuparsi perché la nostra adorabile casalinga nipponica dal sorriso dolcissimo ci aiuterà. Prendendoci per mano e non facendoci confondere. Una breve introduzione fa sì che il lettore venga immerso nell’atmosfera del piatto. Ci sono indicazioni precise qualora dovesse fronteggiare per la prima volta il termine ma senza troppi dettagli. Si va dritto al punto ma non per questo si viene fuorviati o confusi.

Certo è che le persone più avvezze alla cucina orientale, tra termini e ingredienti, si destreggeranno molto più velocemente. Una sottolineatura importante è che queste non certamente rimarranno deluse perché in questo libro, da possedere per chi ama il genere, si trovano chicche semplici e particolari allo stesso tempo.

Lungi  sostenere che a me molte siano sembrate “viste” anche se distrattamente potrei farlo ma giustappunto perché così non è mi impegnerò a fondo per ravanare in un concetto che di per sé è semplicissimo; ovvero quello che sì. Molte sono “viste” ma vi è un ingrediente. Un passaggio. Una frase e una presentazione in più che aggiungono un quid a questo volume interessante.

La cosa più importante e che mi ha fatto innamorare delle quasi 200 pagine è proprio il voler volutamente rimarcare più volte che la cucina giapponese non è sushi e mini roll. Che non è mettersi un vestito alla moda e andare a mangiare con le bacchette con la 2.55. E’ una filosofia. E’ arte.