U Cavulu Trunzu – Il Cavolo di Aci (Acitano)? Kodama, indiscutibilmente.

Dei Caliceddi, di origine vulcanica, ho parlato diverse volte mentre del Cavolo Trunzu mai (botte sulle manine a Iaia). Sarà che con l’età le mie origini emergono prepotentemente ma sto riscoprendo un’insana, ma neanche troppa, passione per i cibi “anziani” e del territorio vulcanico catanese. E’ il caso oggi del Cavolo Trunzu – Tronzo – Acitano – Iacitanu – di Aci. Strano come da piccola aborrissi non troppo velatamente barbabietole e insalata di Cavulu Trunzu, entrambi nella pole position delle “verdure” preferite da mamma, e adesso mi ritrovi anche io a idolatrarli. Con la stessa passione che metterei davanti a uno store monomarca Moleskine, per intenderci.

E’ un cavolo rapa, il cavolo trunzu, coltivato nel territorio della mia Catania; soprattutto negli orti di Acireale e zone limitrofe da cui poi prende nome. La parte edule presenta delle venature talvolta violacee che poi quando vengono tolte regalano questo malloppottolo bianco buonissimo. Il Cavolo Acitano è perfetto per accompagnare i legumi e soprattutto le lenticchie. Ho infatti una ricettina davvero sfiziosa con questo e con le mie amate lenticchie che mi ha consigliato l’adorabile Architetto.

Il modo però più semplice e veloce di fagocitare tanto amato Cavolu Trunzu per il catanese è proprio la semplicissima insalata. Per quanto mi riguarda una bella spruzzata di succo di limone sopra ne esalta maggiormente il sapore.

La coltivazione di questo adorabile antitumorale per eccellenza è ahimé nettamente diminuita e non è certo facile trovarlo. Quando accade metto in salvo le mie papille gustative mangiandone otto tonnellate come se dovessi andare in coma-letargo da assenza. Questo è proprio il periodo perfetto per mangiare dell’ottimo Cavolo Trunzu e sono proprio nella fase: mega scorpacciata. Sottotitolo: maquandomiricapita. Basta insomma condirlo con solo succo di limone e tanto sale insieme alle foglie che hanno una bontà intrinseca inaudita e via.

E’ fatta.

La mia Catania ti fa innamorare di questo piccolo Kodama (perché quando lo apri davvero sembra un piccolo Kodama bianco che ti fissa. Tra le foglie di un alberello di Miyazaki) e quando scompare, proprio come l’esserino magico e poetico.

Tristezza. Infinita.

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8 COMMENTS

  1. Sono sicura che mi piacerebbe moltissimo… Adoro questo tipo di verdura! Se poi metti in mezzo pure le lenticchie… Slurp!!!

  2. ohhhh io sono sicura di no averlo mai visto prima, accidenti. domani farò quattro chiacchiere col mio fruttivendolo e botte sulle mani a lui, non a te <3

  3. io lo mangio con l’aceto 😛 ma lo adoro. Così a crudo e cotto… *_* in ogni modo possibile. Ecco…è parecchio che non mangio trunzo 😀 ..con le lenticchie? uhm..io di solito lo faccio con i fagioli ( cioè nel minestrone) ..da provare!

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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