“Sasizza e Caliceddi”

Io amo i caliceddi. E immagino già facce perplesse e punti interrogativi volteggianti. I caliceddi, qualiceddi, cauliceddi, cavuliceddi appartengono alla famiglia delle crucifere. E’ una pianta che cresce nei suoli silicei e soprattutto vulcanici. E’ difficile reperirla nel territorio nazionale se non nelle isole Eolie, Ustica, Linosa e indovina un po’? In Sicilia in genere ma neanche a dirlo nella parte orientale sotto il vulcano Etna. E chi è che c’è sotto l’Etna di vosta conoscenza?

Una cretina. Io.

E mi piacciono pure da impazzire questi caliceddi, che etimologicamente rievocano esattamente i cavoli. Appartengono difatti a questa famiglia. Queste  erbe riescono a raggiungere anche il mezzo metro di altezza e anche un po’ di più. Hanno delle foglie verde molto scuro su cui crescono adorabili fiorellini gialli che ricordano un po’ la classica nebbiolina bianca. I caliceddi generalmente sono accostati a un alimento. Certo ci si prepara davvero di tutto e se ne darà una piccola prova anche qui ma se si dovesse parlare di “morte sua”, senza dubbio alcuno il connubio sarebbe: salsiccia con i caliceddi. Sasizza e Caliceddi. Per il giorno di San Martino poi vi è proprio la tradizione, oltre che strafarsi di castagne e vino, di cenare in maniera leggera con nove tonnellate di salsiccia e ventimila bancali di caliceddi. I caliceddi si possono bollire semplicemente e servire con abbondante olio extra vergine di oliva o infilare nella classica scacciata sicula al posto di broccoli e patate. Si possono servire con del pan grattato fresco fatto saltare e tostare o semplicemente da accompagnamento a due belle uova fritte. Di quelle antiche di allevamento però. Famosissime le minestrine, anche e soprattutto quelle di pasta e le polpette fritte insieme alle melanzane. Che sia in un primo, secondo o contorno quest’erbetta sicula vulcanica rimane la regina indiscussa per un vero siculo tradizionalista. Il Nippotorinese sorprendentemente ne va matto. Come le pesche tabacchiere, che anni or sono lo conquistarono, anche i caliceddi fanno parte di quegli alimenti astrusi e sconosciuti diventati ormai must have e senza i quali il termine “straziante lontananza” potrebbe pur venire fuori. Sono amarognoli questi caliceddi. Non hanno per nulla un sapore lezioso e dolce. Però non sanno di cavolo. Non sanno di spinacio. Non sanno di broccolo. Non sanno di nulla.

Sanno di caliceddo. L’aroma porta con sè l’amaro della lava e il dolce della mandorla. Ha questa contraddizione sicula fortissima. Pregnante. Resistente. Il caliceddo è testardo e affabile al tempo stesso. E’ un’armonia disarmonica di sapori e io lo amo. Lo confesso. Amo il caliceddo come poche cose. E’ in quel libretto di “amorepersempre” insieme alle fave, ai fichi secchi e alle lenticchie.

Lo amo semplicemente sbollentato con tanto sale e anche limone mentre il nordico lo preferisce saltato un po’ in padella con olio extra vergine di oliva e aglio che mi premuro di togliere a fine cottura. Giusto un po’ solo per dare sapore.

Quindi oggi propongo una ricetta classica vista e rivista e stravista in Trinacria; quella orientale per l’appunto. Un caposaldo della gastronomia siciliana che mai è mancato sulla tavola di ogni siculo. La salsiccia è semplicemente arrostita e il caliceddo proposto lasciato andare un po’ in padella con dell’olio senza neanche essere sbollentato. Perchè il caliceddo è buono anche non troppo molle quando scrocchia in bocca come fosse un lapillo che è appena schizzato fuori dal cratere.

Il caliceddo è l’orgoglio siculo e io che campanilista non sono eviterei di parlare sempre di cannolo, cassata e paste di mandorla e pistacchi esantocielobasta. Il caliceddo è patrimonio inestimabile.

Adesso che il Carnevale è imminente e il maiale è come sempre principe in queste scorribande culinarie non vi è ragione per non approfittarne. Il carnevale è dionisiaco e vi è il rovesciamento dell’ordine per dar vita allo scherzo e alla dissolutezza. Dal punto di vista storico e religioso il carnevale rappresenta da sempre la festa e il caos. Non vi è una regola ma sfarzo di risate e spensieratezza. Lo stesso accade sulle tavole. Dove si propongono fritti e rifritti e ciambelline. In fin dei conti poi sono i bagordi prima dell’avvento della Pasqua, della rinuncia e dei digiuni.

Si fa un po’ il pieno di colesterolo, suvvia.

Certo è che reperire i caliceddi sarà impresa ardua per chi indigeno del luogo non è ma qui si è disponibili a spedizioni express di caliceddi.

Io stessa mi premurerò di dirigere  i lavori.

Quali?

Mandare il Nippotorinese a raccogliere caliceddi e organizzare copiose spedizioni al fine di farvi assaggiare un pezzettino picciuino picciuò del mio vulcano. Ho da farvi una confessione tristissima: Il mio sogno da sempre è fare il trenino urlando a.e.i.o.y. Non l’ho mai fatto, seriamente. 

Il Nippotorinese sino ad oggi me lo ha impedito. Giuratemi che un giorno tutti insieme realizzerete questo mio sogno. Ho bisogno di sentirvelo dire. Sono serissima, santocielo.

Mentite se necessario.

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58 COMMENTS

      • Ciao bellissima! Oggi sto meglio, grazie… un po’ distrutta e deboluccia, ma in ripresa! Frugolino è all’asilo, appena torna gli consegno il baciotto! A te un abbraccio grande!

      • Ma dico io Giulia … Ora mi hai fatto venire una super voglia di caliceddi… E non li potró trovare fino a che non verró in terra sicula?!? Ma ti pare giusto?!? … Comunque a me non piace il trenino… Affatto… Ma ci saró quando vorremo farlo tutti insieme 😀 perchè con tutti voi sarà diverso…lo so 🙂 Un abbraccio fortissimo:)

  1. secondo me i caliceddi sono buonissimi. Solo a vederli immagino già il loro sapore.
    Il trenino? Uhm…forse l’ho fatto una sola volta ad una festa ma si potrebbe sempre farlo tutti insieme, oyeppa!

  2. Trenino?! Se me lo chiedi tu ci sto, va bene…guarda, dato che ci siamo facciamo pure un bel ballo di gruppo… come si dice “la rovina ai rovinati”!!!! 🙂 Il Nippotorinese lo mandiamo a raccogliere i caliceddi (ecco, adesso li ho visti e me ne mangerei una barca…!!!!!) così non ci vede, ok?!

    • E vai!!!!!!!!!!!!!!!! pepepepepepepepepepe!!!!!!!!!!!!!!!!!! 🙂 E Max?! Non starà mica facendo finta di nulla per non partecipare?! 😉

  3. 1 mese fa. esatto. Io ho esaudito quel desiderio. Ho fatto il trenino con a.e.i.o.u.y.. E anche il ciacciaccia’ della segretaria, con relativo amico charlie brown.

    Va fatto.
    Te lo dico, va fatto. Ti cambia la vita. Dopo sei una persona diversa.

    Come va mandato ORA quel pelato a raccogliere queste erbette meravigliose.
    tiamo

    ciao cì.

  4. w i caliceddi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Marò svengo ( dopo 3 giorni come quelli passati dovrei digiunare per settimane e inveceeeeee… slurp fame!) io li adoro! Anche solo scaldati a poi aggiunti a dei semplicissimi spaghetti… poi tutto in padella per una mini ripassata con olio e aglio…e gnam! ( ok lo ammetto…ripasso per gli altri..io la mia porzione la metto direttamente nel piatto…ufff ) però so buoniiiiiiii…. e mi asssssssocio al nippo ( dammi il 5 nippo!!) nel dire che con la salsiccia loro si passano in padella…yeahhhhhh! mettiamoci pure la salsiccia 1 minuto in padella… doppio yeahhhhhh! ok la mia bilancia piange… -.-‘ e anche i miei ultimi pantaloni che erano stati stretti post-dieta -.-‘ e tra poco paingo pure io quindi oggi stringiamoci forteeeeeeeeeeeeeee davanti ai “qualiceddi” e piangiamo insieme ok’????? 😀 eheheh….kisssssss

  5. Mi accodo al trenino con un entusiasmo delirante (e come se no?).
    Ma facciamolo originale…Magari ognuno di noi con un bel costume di carnevale,che dite?
    Baci ai caliceddi
    ah,no, a te,Iaia.

  6. Wow, mi hai fatto venir voglia…Ma qui in mezzo alla neve non credo di poterli trovare ;). In compenso sto preparando le lasagne fatte in casa, che al mio cucciolo piacciono un mondo…mmm mi dice, gnam gnam…fa morire dal ridere. In ogni caso assomiglia un pò ad una ricetta veneta (ma non ricordo il nome): anche in quel caso c’è la salsiccia e un’altra erbetta, tipica di montagna, molto pungente.

  7. ovviamente non li conosco i caliceddi ma da come li descrivi e sapendo che adoro broccoli, broccoletti, cicoria e tenerumi (si fanno anche lì da te i tenerumi?) direi che mi farebbero impazzire! sulla sasizza vabbè…chettelodicoafà? poveri maialini che si sacrificano per me… 😛

  8. Iaia scusa, ma i caliceddi per caso si chiamano friarielli a Napoli (vicina al Vesuvio)?
    In ogni caso, lo dico per i romani, un eccellente succedaneo dei caliceddi sono i broccoletti, anch’essi appartenenti alle crucifere (sarciccebbroccoletti si dice da queste parti… la congiunzione viene annegata e compressa tra la sarciccia e il raddoppio della b del broccoletto… #romanlessons)

    Iaia la prossima volta che ci vediamo lo facciamo io e te il trenino, a piazza Stesicoro. Davanti a Virna e al nippotorinese che faranno ovviamente finta di non conoscerci. E’ una promessa. Dillo a Pier. E digli anche “Stai preoccupato”. 😀

    • Come ho già scritto Max, pare che un pò dappertutto vi siano ricette simili a questa, ognuna cucinata con erbette paesane e locali differenti da regione a regione! Che bello è, vero? 🙂
      Quando vi vedrete per fare il trenino vi spiace se mi unisco anche io alla comitiva? Mi farebbe un così gran piacere…

      • Qui in Romagna la salsiccina viene spesso e volentieri accompagnata alla cipolla stufata… chiaramente il tutto chiuso in una bella piadina! Ehi, non lasciatemi qui, vengo anch’io!!!!!!!!!!!!!!!!!

  9. vabbè a che ora me lo spedisci questo mezzochilo di caliceddi?

    io il trenino l’ho fatto. l’ultima volta quando s’è dimesso il nano. non potevo non farlo, mi è proprio venuto spontaneo.

  10. Iaia io i cauliceddi li conosco bbene e li a-do-ro! La mia mamma catanese e tutto il parentame ne fanno uso ma qui da noi in terra di Puglia non si trovano. Infatti le salsicce le cuociamo con le rape stufate (che sono un pò un jolly, le cuciniamo con tutto praticamente) oppure, in alternativa, con la cicorietta di campagna. Ambedue comunque deliziose e sposano bene il loro retrogusto amarognolo con quello dolciastro della salsiccia.
    E finalmente questa infinita settimana di cuori ce la lasciamo alle spalle e ci dedichiamo ai festeggiamenti carnevaleschi! Iaia, ebbenesì, anche io come Valebri ho fatto la delirante esperienza del trenino con a.e.i.o.u.y. e meu amico charlie brouwn e devo confermare che si. Ti cambia la vita. Non so se in meglio o in peggio ma cambia. Del tutto. Ed è cosa dafareassolutamente. Va fatta punto. Quindi, comincia a guadagnare la pista ed avviati che arriviamo in coda 😀
    Il trenino lo chiude Max che è arrivato in nettissimo ritardo sulla tabella di marcia ufficiale del blog!

  11. senza che mi dilungo sulla puntualità spaventosa di questi post (che sono praticamente diventati risposte a domande che mi pongo qualche giorno prima), ne porterò solo un esempio.
    due giorni fa ho mangiato i caliceddi e non sapevo neanche che lo fossero. me li hanno presentati come cavolo siciliano e non ho indagato oltre (urge precisare che lì ho mangiati in un posto fantastico che devo assolutamente condividere: le bioalchimie http://www.lebioalchimie.it/ )
    ma il dubbio rimaneva, perchè hanno un sapore che, esattamente come dicevi, non è né cavolo né spinacio. eddunque mi sono piaciuti davvero moltissimo. e grazie per l’approfondimento.

  12. Eh va bhe!….non c’e’ storia!….IO! L’ultima!…ah si si si….caliceddi wonderful!….non sono Giulia ….ma….anche a frittata una delizia! (Sono vegetariana)……eppoi? ….aeiou
    …ypsilon!….nel must!…guai alle feste con questa tiritera !….troppo popolo!….eh si! Questi che dell’intellettualfinemaquandodicoio!….ci hanno rotto! Pepepepepepepepepe! Grazie giuliacalicedducroccanteadorote!
    Z

  13. a capodanno l’ho fatto. Il trenino in casa col fidanzato (ci siamo fermati prima della toilette per fortuna :P)

  14. Ok. Parliamo di un dettaglio per me importantissimo: in quella salsiccia c’è il finocchietto?
    Io amo e venero il finocchietto nella salsiccia. Mia madre lo odia e mi dice che sono terrona dentro. Cosa vorrà dire? O.ò
    Io aspetto il carico di caliceddi allora mh (ma sono a forma di calice? Oklasmetto)

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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