Masculini a Baccafico – Sàrdi a Beccafìcu – Saddi a Baccaficu.

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

E’ da tanto che non posto ricette. Ma i motivi sono stati più volte elencati. Solo che se continuo ad accumulare roba posso fare un blog alternativo a questo perché ne ho fino a Natale 2078. Quindi ciancio alle bande e via. Si ricomincia con un piatto iper siculo per rimpinguare l’archivio della Trinacria, che non ce n’è mai abbastanza. Al fondo del post anche un piccolo riassunto tutto siculo che si sa in estate è sempre bene rispolverare (questo non significa affatto che i piatti della tradizione siciliani siano leggeri ergo perfetti per l’estate ma. Ma abbiate pazienza ho un’età. E pubblico fritti d’estate e insalate al mango d’inverno).

Partiamo dal presupposto che non si tratta di Alici bensì di Masculini. Un siciliano potrebbe avere un attacco di ira alla parola “alici”. Masculini, sono (con predicato verbale rigorosamente messo alla fine). E “masculini, sono” va detto con gli occhi leggermente socchiusi e sguardo un po’ minaccioso e leggermente infastidito.

Dovendosi attenere proprio alla tradizione, quella strettastrettastretta, la ricetta sacra ed originale viene eseguita con le sarde. C’è un po’ di confusione, confesso, anche tra noi siculi. Baccaficu, Beccaficu, Beccafico, Baccafico, Beccaficu. Tutti hanno ragione e nessuno; che di italiano o dialetto si tratti. C’è però una verità universale, ovvero quella che il Beccafico è un uccelletto di piccole dimensioni dal piumaggio grigio e con il becco molto sottile (a quanto pare ghiotti di fichi. Leggenda o realtà?). Pare che fosse una ricetta araba che veniva servita alle famiglie siciliane aristocratiche dell’ottocento, particolarmente ghiotte di questa leccornia, e che visivamente questi pesci belli imbottiti di pinoli, uvetta, pangrattato (e anche alloro) ricordassero proprio la forma dell’uccelletto di cui portano il nome.

Uccello ghiotto di fichi che d’estate ne mangia parecchi e quindi diventa particolarmente grasso. Ne prende quindi il nome per analogia perché le sarde sono belle piene, grasse e rimpinguate di leccornie.

E’ difficile che un catanese adoperi le sarde per l’elaborazione di questa, al contrario del palermitano; nonostante questo sempre “sarde a beccafico” vengono chiamate (in alcune zone all’interno delle sarda mettono pure il masculino. Coerente no?). Si evince che il catanese, eccessivamente fantasioso-vulcanico (leggi completamente pazzo ed estroso come luogo comune vuole) si permette di stravolgere la tradizione ma con garbo ne mantiene una parte. Divertente notare poi come lo stesso (e l’ho detto io che siamo completamente pazzi. Altro che luoghi comuni!) si possa stupire all’osservazione “ma sono masculini non sarde!”.

“Masculini, sono”.

E ripartiamo giusto da qui.

Sempre con i masculini avevo pubblicato la torta di Nanda (se ti sei perso la ricetta clicca qui) ovvero la torta di Masculini che ne ricorda il sapore. Una base tra l’altro che può essere arricchita con uvetta, pinoli o qualsivoglia “sapore siculo”. In Profumi di Sicilia (di questo strepitoso volume ho parlato parecchie volte) ve ne è una versione davvero spettacolare.

 

Versione Palermitana delle Sarde a Beccaficu:

Dopo aver pulito per bene le sarde e quindi dopo aver tolto la testa e l’interno, si prepara il ripieno mescolando della mollica di pane tostato, parecchio olio extra vergine d’oliva con una spruzzatina di limone e tanto di scorza pulita lavata e grattugiata, sale e pepe. Pinoli e uvetta ammollata in acqua tiepida per almeno cinque minuti. Si possono aggiungere anche pezzetti di acciughe (o alici) dissalate, diliscate e spezzettate (in questo caso mai eccedere con il sale). Le sarde andranno disposte come fossero dei sandwich (un panino imbottito insomma) e intervallate dagli ingredienti succitati che possono essere raccolti anche all’interno di un mixer. Si possono cuocere in forno a 180 per 30-40 minuti o nuovamente impanati (eh sì, leggerina!) e fritti in abbondante olio extra vergine d’oliva.

Versione Catanese delle Sarde a Beccaficu:

la stessa ma adoperando i masculini (come nelle mie foto. Per questo motivo in versione leggermente mignon).  Spiegazione esaustiva, no? (sarcasmo a go go)

Ora potete mentirvi e dirmi che vi manco? che vi mancano le mie idiozie culinarie? pepppppiacere.

Qui una mini Raccolta dei miei  Tour Siculi Gastronomici (e non solo):

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10 COMMENTS

  1. basta io mi sono stancata di dirti che mi manchi.
    ora sgancia i masculinisardebeccaficu e levati T_T
    che mi manchi così tanto che quasi mi berrei una moka intera del tuo caffè schifido.

  2. Eccerto che mancano le tue ricette
    A me mancano tantissimo anche le tue videoricette
    Nonpuoicapìquanto 😀

  3. vuoi mettere le sarde in saor?
    un piattino di sarde in saor valgono un viaggio a Venezia.
    Non so se quelli che volteggiano sul mio giardino siano Beccafichi, anzi, no, non lo sono, si tratta di comuni merli… beccano beccano e spappolano i frutti. Un giorno preparerò un fico con la sorpresa dentro così quando lo beccano, puff! Si pitturano di rosso.

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