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Ti racconto i miei indispensabili in cucina; quelli senza la quale tutto sarebbe più difficoltoso. Vieni in cucina con me che te li mostro e te li racconto come facci con le mie amiche.
Iaia
Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Ho sempre avuto l’inspiegabile passione, ai limiti del morboso, per il giallo. Anzi no. Riformulo: ho sempre provato interesse per i casi italiani ed esteri della cronaca nera; sì quella che ci propinano giornalmente e che ahimè occupa i palinsesti pure in programmi pomeridiani vergognosi che lobotomizzano le ignare massaie con non troppo velate propagande politiche (Barbara D’Urso sì sto parlando con te). Al contrario apprezzo programmi di un certo livello, quali quelli di Rai Tre come Un giorno in pretura, Ombre sul giallo e Storie maledette. Realizzate con il garbo necessario senza accanimento e condotte da gente competente, istruita e con una laurea adatta da sventolare all’occorrenza. Geni forensi, giornalisti di alta levatura, investigatori seri e tutto il “cucuzzaro professionale” volgarmente detto insomma. Non ci si affida al popolo, considerazioni personali e interviste ai passanti come nel caso della lobotomizzazione (sì Barbaruccia sto parlando sempre con te. Ricordo perfettamente le tue vergognose interviste in Puglia quando la ragazzina fu trucidata dalla cugina, zia e zio). Fatto sta che ultimamente mi sono resa conto che Youtube è una fonte inesauribile. Un archivio che pullula. Dai video make up tutorial che mi tengono compagnia quando i neuroni vogliono andare in caduta libera sono passata a una delle mie più frizzanti passioni: ovvero quella appunto della cronaca nera.

Non è poi così strano che questa passione sia ardente in me. Per una cui è sempre piaciuta la dicotomia della fiaba e dell’orrore certo non è strano interessarsi alla malvagità non solo fantasiosa su pellicola ma anche a quella vera. Ricordo che a quattordici anni ero fissatissima con Jack Lo Squartatore. Avevo il diario segreto con tutti i reperti e libri su libri che portavano tra le pagine indagini, deduzioni e documenti. Da lì. Il mistero. Il giallo. Non saper-voler risolvere il caso ha fatto sì che la sacra passione dell’oscuro e dell’incertezza mi pervadesse. Il Nippotorinese che detesta con tutto se stesso questo tipo di indagine non mi accompagna visivamente in questa che erroneamente definisco “perversione” e più correttamente passione.

Ammiro e stimo la franchezza, l’intelligenza e la feroce ironia di Franca Leosini che mi tiene incollata alla sedia con il respiro corto e il cuore pulsante. Sto lì paralizzata a ripercorrere con lei tramite ricostruzioni ufficiali delitti di rilievo quali quello di Via Poma, che da sempre mi tormenta sino ad arrivare a quell’angelo della Roccia in Puglia. Mi contorco dal dolore e come se ne capissi gli sguardi osservo senza mai giudicare. A volte dei lampi. Delle visioni. Mi fanno quasi proferire frasi inconfessabili. Leggo “verità” che tali non solo. E’ difficile estraniarsi da una passione. E perché dico questo? Perché quello che amo e di cui ho più paura diventa oggetto del desiderio e contemporaneamente lo stesso dal quale rifuggire. Il cibo primo tra tutti.

Papà mi ha insegnato a non giudicare e generalizzare mai. E’ difficile questo tipo di insegnamento. E per questo cerco sempre di sforzarmi. Di riuscire. Di non giudicare immediatamente. Anche il reo confesso stesso ha una storia, paure e tragedie. Che non sono giustificazioni. Ma è chiaramente più facile assalire, giudicare e condannare che concentrarsi, riflettere e dedurre quello che ovvio mai non è. E’ difficile farlo nel caso del mostro del Circeo tanto quanto stare zitti a seguito di una spranga sulle gengive me ne rendo conto ma.

Ma è nella difficoltà che si diventa grandi. E allora sto lì. Ascolto le deposizioni. Il pubblico ministero e mi sforzo di non giudicare la biondina americana che compra intimo con il fidanzatino il giorno dopo che la sua coinquilina è stata massacrata a Perugia. Abbasso gli occhi quando il carnefice dice “La dovevo ammazzare. Mi aveva tradito. Doveva morire” con una calma. Non apparente. Ma proprio reale.

Cosa c’entrano i pop corn al wasabi? Nulla. Ma c’è del verde. Il verde mi fa paura. E volutamente ne ho messo insieme al giallo; altro che colore che detesto con tutta me stessa. E pop corn. Cielo quanto mi piacevano i pop corn. E quanti ne mangiavo. Ultimamente mamma ne fa incetta perché le ho fatto scoprire quelli scoppiati ad aria senza olio e allora si è convinta che dieci chili può mangiarli senza problemi perchè “sono dietetici”, dice. L’ho costretta a smettere di fumare, a limitare i grassi e non posso certamente impedirle anche i pop corn che nel suo panorama alimentare appaiono essere sorprendentemente il cibo più sano. E ho detto tutto.

Mamma affronta la sua paura masticando pop corn. Io guardando orrori, massacri e uccisioni. Nonostante sia qui con gingilli sognanti, fili di stelle e gazebi illuminati la verità è un’altra. Proprio per rimarcare che le apparenze sono traditrici e beffarde. A sottolineare quel concetto tanto semplice ma efficace per capire uno dei significati più profondi della vita stessa:

non è tutto oro quello che luccica.

Ho preparato questi pop corn al wasabi proprio perché volevo insaporirli un po’. Al Nippotorinese sono piaciuti parecchio e occorre necessariamente il wasabi in polvere e non in crema. E’ fortissimo questo che ormai adopero da un po’ ma con i pop corn pare che smorzi il suo sapore prepotente. Il pepe interrompe e distrae dal rafano ma in alternativa non è mica necessario metterlo. Complice la scoperta di un libro interessante e alcune ricerche che sto conducendo, qui appariranno alcune ricettine con i pop corn, tutto tranne che “ovvie”. Il pop corn oltre a essere perfetto come base per dolcetti diventa un ottimo alleato pure in zuppette e preparazioni salate.

Fermo restando che pop corn per me coincide solo con salato e mai con dolce. L’idea del pop corn con il cioccolato (e anche alla mia Cognatina Piola; ne disquisivamo giusto qualche giorno fa) mi raccapriccia (mi raccapriccia è  bello, vero?)

E voi. Siete d’accordo con me sul fatto che al cinema debba essere impedito di masticare Pop Corn? Solo io detestocontuttamestessa chi sgranocchia e fa rumore? (sono sempre molto tollerante o sbaglio?)

(non giudico i serial killer ma chi mangia pop corn al cinema e fa rumore sì. Tutto torna, no?)

(chiamate il 118, grazie)

La Ricetta

  • 50 grammi di pop corn già pronti
  • 1 cucchiaino generoso di sale
  • 1/2 cucchiaino di wasabi in polvere (ma anche uno abbondante, dipende da quanto si regge)
  • 1/2 cucchiaino di pepe nero in polvere (o bianco, va benissimo)
  • 15 grammi di burro

Mescola sale, wasabi e pepe in una ciotolina. Fai sciogliere il burro. Raccogli i pop corn in un recipiente. Versa il burro sciolto e cospargi con le spezie e il wasabi. Gira per bene. Caldi sono buonissimi.

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17 COMMENTS

  1. Non sono ancora finiti i provini e già senti gli scricchilii dei pacchetti di pop corn e patatine che vengono aperti… oddiooooo!!!! Questo post e il riferimento ad una certa maniera di fare giornalismo mi hanno fatto venire in mente una canzone di Samuele Bersani, “Cattiva”… e che capire è sempre importante, sempre. Un abbraccio e buona giornata stellina!

  2. non mi puoi togliere il popcorn gigante al burro al cinema. Non andrei più al cinema T_T io però non li mastico, li sciolgo per evitare rumore. Manco rido nei film comici per non dare fastidio e odio Simo che ride e mi fa perdere battute. >.<

  3. Ecco io i pop corn al wasabi li trovo perfetti per guardare un giorno in pretura, che adoro tra l’altro.
    Posso anche far rumore che tanto quando lo guardo sparisce dalla circolazione pure il cane e nn do fastidio a nessuno!

  4. Sono troppo contro anche io. Non si dovrebbe mangiare niente al cinema. Le caramelle gommose si comprano, si infilano nella borsa e lí restano finché non torni a casa dal cinema. LÍ RESTANO, porca miseria. Idem il cellulare. Non accendere quello schermo che mi acceca nel buio mi distrae, pure.

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