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Lunedì abbiamo aperto “in bellezza” con un bel paninazzo di Hamburger e uovo fritto-maionese e colesterolo grondante dopo la bella ramanzina che avevo sciorinato sabato sull’abuso della carne. Coerenza mi senti? No. Non mi sente. Sarà sorda più di me. E’ da un po’ insomma che con tofu e seitan ho cominciato a fare predicozzi perché la vecchiaia è davvero una Brutta Bestia-Non Bionda (anzi devo -leggi voglio fortissimamente voglio- ritornare sui commenti della Sfoglia con tofu e verdure qui, per rispondere a voi che mi siete sempre così tanto vicini. A tal proposito mi cospargo il capo di semi di sesamo e tofu e chiedo perdono perché rispondo sempre con estremo ritardo ma davvero ho alzato bandierina bianca. Pure su Instagram è un dramma e non riesco più a fare moltissimo perdendo anche parecchi “followers”, per fortuna non amici. Si ha difficoltà a capire che non sempre non si fa per volontà. E che in determinati periodi diventa difficile anche solo programmare due ore per dormire a notte).

Ho per caso fatto una parentesi lunga?

Sul Calendario del mio Libro non poteva certamente mancare questa data. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che commemora le vittime dell’Olocausto. E’ la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e della fine della Shoah, lo sterminio del popolo ebreo, vergogna mondiale che pesa ancora sulle coscienze. Il giorno in cui rileggo Maus. Mi rivedo al cinema in cerca di fazzoletti dentro la borsa seduta nella sala a vedere La vita è bella. Mi rivedo al cinema in cerca di fazzoletti dentro lo zaino seduta nella sala con i miei amici del liceo a vedere Schindler’s List. Mi rivedo seduto in poltrona. Sdraiata a letto. A leggere, guardare, assistere basita al manicomio visivo di cui è difficile credere ci sia stata davvero un’applicazione in questa realtà.

In questi anni il 27 Gennaio è diventato una data tradizionale importante nel mio personale calendario. Un dolore che prende ancora più fuoco. E mi rivedo tra i Kaak in collane di dolore e in disegni dove ci sono sorrisi dietro il filo spinato. Mai chiudere gli occhi ma aprirli bene. In giorni come questi. Per ricordare e mai dimenticare né omettere. La Torta di Umberta, una ricetta speciale che porto nel cuore senza lievito e farina che è un regalo inaspettato, se ti fa piacere la trovi sul mio Libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta”.

Il predicozzo non è mai interessante nonché equilibrato in generale. Non metto a tacere mai la parte “estrema” di me, riguardo alimenti/cibo e annessi, per impostazione o costruzione. Rimane lì tranquillamente sopita senza bisogno di gridare proprio perché mi sono sempre reputata sbagliata in tutto tranne che in una cosa di cui sono orgogliosa: l’essere rispettosa. Lo sono delle idee altrui, seppur parallele alle mie. Non reputo mai nulla giusto o sbagliato. Saggio o folle. Solo diverso;  seppur  incomprensibile nel mio iperuranio, è degno comunque dello stesso valore che attribuisco alle “mie idee”. Ieri quando affibbiavo i link alle trenta ricette con l’Arancia giusto per qualche spunto ho sentito un fremito alla vista dell’Anatra. E di altro. Ho cancellato istintivamente il link dicendomi che la carne è il male assoluto. Che la carne porta al tumore sicuro. Che la carne è.

Per poi provare tenerezza per me. Quasi al punto di desiderare la possibilità di abbracciarmi e tranquillizzarmi. E mi è apparsa Agata con il suo “patata, smettila” che mangia Sushi. Che mangia pollo fritto e patatine. Per ricordarmi che non è morta. Per questo. Eppure è difficile crederlo davvero, mettendo a tacere quella voce che cerca di farmi morire di dolore. Allo stesso modo quando vedo papà mangiare la Carne; che per un sadico scherzo del destino è la cosa che, nonostante stia facendo una chemio continua da quattro settimane,  desidera di più.


Il sedano pare essere la panacea per tutti i mali e per tutte le disparate situazioni. Basta fare un giro per il web o tra le pagine salutistiche di libri/riviste/enciclopedie che sprizzano verdure da tutti i font, per comprendere sin da subito che si tratta di un amico fidato. Di quelli che devi incontrare lungo il corso della vita più e più volte. E’ un inno al sedano quest’oggi. Adoperato non solo in cucina ma anche e soprattutto in erboristeria (e in cosmesi), è un ortaggio che stupisce visto il suo stakanovismo; difatti svolge il suo lavoro in maniera maniacale ed eccelsa. Cura addirittura le ferite pur riuscendo a essere un eccitante dei sensi e quindi afrodisiaco (ora io sulla storia dell’afrodisiaco vorrei dissentire su tutti i fronti e capire esattamente cosa significhi questo termine abusato e ridicolo. Ma la prossima volta, va).


Io che parlo di Bloody Mary e Alcool è credibile quanto io nelle vestiti di “Giudice alla Sagra della Bistecca e del Lardo”; solo che in definitiva torna tutto magicamente nella sfera incoerente del mio essere perché è anche vero che sono definita ormai Food Blogger a tutti gli effetti. E anche una tra le più influenti *COFF-COFF* (che sta per: ha avuto più lei l’influenza che tutte le altre, suppongo. Cosa che stando alle ultime vicissitudini pare pure abbastanza attendibile. Avevo giusto scritto sul mio Libro che i vegetariani si ammalano meno *risate registrate in sottofondo). Quindi insomma sono una Food Blogger Influenzata Astemia che parla di Bloody Mary. E’ tutto coerente e normale, no?

Bene. Solo che io parlo di Virgin Bloody Mary. Ormai il termine Virgin per un’astemia incallita come me diventa automaticamente salvezza. Per noi alieni venuti da lontani che siamo conviviali come Dart Fener in un Party Total White ritrovarsi la lista “Virgin” nei locali insieme a quella di centrifugati e roba analcolica è una Fiestaaaaaaaaaaaa (devo calmarmi). A Torino c’è sempre una copiosissima lista di centrifugati, cocktail analcolici e roba fruttosa/verdurosa. Exki manco a dirlo è uno dei locali che frequento con più voglia e da cui mi lascio coccolare tanto (anche se ultimamente ci hanno dato sotto con i condimenti nelle insalate già pronte e la cosa mi ha infastidito. Ma si sa. Sono la solita rompiscatole). Non che mi facessi problemi a ordinare nelle grandi occasioni acqua frizzante con scorza di limone. Sono un ex cocacolista anonima e non mi vergogno ad ammettere che quando pesavo 140 chili (ieri su Twitter ho messo una foto di me a 120, giusto per la cronaca) annaffiavo TUTTO con la coca cola arrivando a berne anche quattro litri al giorno. Ne ho già parlato e anche di quanto e come i miei genitori fossero disperati per questo. Ho buttato giù talmente tanta coca cola che è incredibile il fatto che io possa avere ancora un fegato o degli organi interni (l’avete fatta poi la prova di mettere un pezzo di carne dentro la coca cola e lasciarlo lì per 48 ore? Se no. Fatelo vi prego).