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Questo post contiene trenta immagini ad alta risoluzione, che definirei leggermente pesanti. Se non possedete una connessione veloce potrebbe esplodere tutto. Se avete aperto da un dispositivo mobile il pacchetto mensile internet potrebbe finire. Nel caso contattatemi in privato e dopo avermi insultato a dovere informatemi del bonifico che dovrò andare giustamente ad accreditarvi. Fine comunicazione di disservizio.

Lo scorso anno stilavo il riassunto settimanale. Poi l’illuminazione improvvisa di fare delle piccole schede informative riguardo ogni ricetta giornaliera che pubblico alle 12:12 in modo da agevolare il lavoro d’Archivio e il futuro reperimento. Contando poi che quest’anno vorrei davvero farci mettere le mani a uno bravo per migrare definitivamente in un unico “portale” che possa contenere la mia strabiliante e straripante valanga di idiozie, è sempre cosa buona e giusta. Anche per il Mag_azine tutto questo potrebbe servirmi/ci (sulla seconda c’è anche una speranza). Le Schede possono essere conservate da chiunque semplicemente cliccando sulle miniature di seguito (si salveranno in formato leggibile e più grande rispetto a quello che appunto appare qui in anteprima. Ecco il perché del “peso eccessivo del post”) e automaticamente rimandano al post e alla ricetta indicata.

Lunedì abbiamo aperto “in bellezza” con un bel paninazzo di Hamburger e uovo fritto-maionese e colesterolo grondante dopo la bella ramanzina che avevo sciorinato sabato sull’abuso della carne. Coerenza mi senti? No. Non mi sente. Sarà sorda più di me. E’ da un po’ insomma che con tofu e seitan ho cominciato a fare predicozzi perché la vecchiaia è davvero una Brutta Bestia-Non Bionda (anzi devo -leggi voglio fortissimamente voglio- ritornare sui commenti della Sfoglia con tofu e verdure qui, per rispondere a voi che mi siete sempre così tanto vicini. A tal proposito mi cospargo il capo di semi di sesamo e tofu e chiedo perdono perché rispondo sempre con estremo ritardo ma davvero ho alzato bandierina bianca. Pure su Instagram è un dramma e non riesco più a fare moltissimo perdendo anche parecchi “followers”, per fortuna non amici. Si ha difficoltà a capire che non sempre non si fa per volontà. E che in determinati periodi diventa difficile anche solo programmare due ore per dormire a notte).

Ho per caso fatto una parentesi lunga?


Per la base di una tortiera di 26 centimetri di diametro

  • 270 grammi di biscotti secchi o tipo Digestive
  • 30 grammi di zucchero
  • 90 grammi di burro fuso (allo stato liquido proprio)

Per il ripieno

  • 5 tuorli di media grandezza
  • 500 grammi di latte condensato
  • 130 grammi di succo di lime freschissimo
  • 2 scorze di lime grattugiate (il lime non trattato)

Servire con panna montata e fette di lime per arricchire la presentazione.

Imburra per bene la teglia a cerniera e accendi il forno a 190. Frulla i biscotti o riducili in polvere infilandoli in un sacchetto e colpendoli con un matterello. Raccogli i biscotti sbriciolati in un recipiente e versa il burro fino a quando non ottieni un composto “pappettoso appiccicosiccio” che sarà poi la base per la tua cheesecake. Livellalo per bene sul fondo della teglia e per tutta la superficie. Inforna per 12 minuti circa in modo che si compatti ulteriormente (si potrebbe pure lasciare in frigo per un’oretta abbondante se preferisci o è estate e non ti va di accendere il forno). Prepara la farcia sbattendo prima i tuorli con lo zucchero aiutandoti con la frusta elettrica e poi aggiungendo pian piano sia il latte condensato che il succo di lime e la scorza. Lavoralo per molti minuti. Fallo gonfiare e quando hai ottenuto un composto bello gonfio, liscio e morbido versalo sulla base e infornalo per 15-20 minuti circa. Tiralo fuori e lascia raffreddare prima di mettere la torta in frigo per almeno tre ore prima di servire (che va comunque tirata fuori un po’ prima, a prescindere. Sempre).

Sulle origini della Key Lime Pie si potrebbe ticchettare per un’infinità di tempo. Raccogliendo qualche informazione in questi anni tra rete, televisione e programmi culinari (Bourdain compreso. Si è capito che voglio manifestare in questi giorni la mia passione per Bourdain? Alessandro Borghese, passerà. Amo solo te, lo sai), letture, enciclopedie culinarie, varie ed eventuali mi sono fatta poi un’idea tutta mia mischiando il frullato di informazioni che ricordo e non. L’origine è fatta risalire senza ombra di dubbio alcuno al diciannovesimo secolo e precisamente nel Key West in Florida; pare che la maternità e la leggenda voglia attribuire questa famigerata preparazione alla “Zia Sally”, bravissima cuoca del Signor Curry. La particolarità di questa torta è l’uso del latte condensato; la cosa potrebbe fare rabbrividire molti perché non è che ci siano così tanti fautori di questo prodotto. Bisogna comunque ricordare però che il latte in qualche modo doveva essere conservato quando non c’era la consegna SDA in 24 ore da continente a continente nel nostro meraviglioso cielo attuale inquinato e malato come la terra (e io sono la prima ad aver mangiato fragole ieri venute da chissà dove e alzo la mano urlando “è anche colpa mia”. Mi do pure un ceffone, va). Il latte per essere conservato in scatola aveva bisogno dello zucchero.

La Key Lime Pie è apparsa da poco “nella mia vita”; anzi a dirla tutta non saprei identificare neanche esattamente quando ma se dovessi darle una connotazione specifica direi: Cri e Dexter. Ricordo che in una puntata (quando ancora Dexter mi piaceva e interessava. Adesso ho abbandonato letteralmente perché la piega telenovela “lo sa pure la sorella” mi ha infastidito e ho mollato tutto. NON ACCETTO UGUALMENTE SPOILER O VI ACCARTOCCIO COME LAURA PALMER, EH?! Mi calmo. Respiro con il naso) c’era proprio una sorta di “gara” per la ricerca della Key Lime Pie perfetta. Una vecchietta in un letto di ospedale e basta. Questi sono i fantastici elementi che i cassettini (rotti) della mia memoria hanno conservato.


Man VS Food. Quanto è adorabile? Non seguo moltissimo questo programma nonostante lo mandino in loop su Sky. Preferisco a quell’ora essere rapita da Bourdain, che tra i tanti nel mio personale catalogo emerge lasciando un’abissale distanza di livello con gli altri (poi se volessi proprio rapirmi Bourdain, dimmi solo a che fermata dell’autobus farmi trovare. Sono quella con la valigia leopardata, grazie).

Adam Richman è pacioccoso e dolcioso. Ha la facciotta davvero simpatica e quindi è un piacere a volte vederlo addentare un mammut tutto intero dentro il panino (una parte di me vorrebbe prenderlo a schiaffi per il messaggio e il blablabla di pochi giorni fa ma. Bandiera bianca alzata). Un lavoro difficile (ironia! sarcasmo! allarme allarme! accendere la lucetta) quello di digiunare per due giorni interi, poi uccidersi con pietanze grandi quanto monumenti per poi salire ore sul tapis roulant e rimanere ugualmente sul sovrappeso andante. Nonostante Adam abbia DAVVERO (scritto maiuscolo grande grande) dichiarato questa agghiacciante verità, continuo a pensare che Adam e Zimmern per quanto siano “utili” socialmente e culturalmente dal punto di vista dell’informazione culinaria rischino seriamente la vita (smettila di guardare lo schermo inorridito e dirmi “esagerataaaaaaaaa”. Lo so che sono esagerata, uff). Già il dimagrimento improvviso di Zimmern per continuare ad abbuffarsi nella nuova stagione lo trovo come messaggio un tantino sopra le righe con relativa scritta lampeggiante “pericolo in corso-messaggio sbagliato-aiuto-aiuto”.

Sul Calendario del mio Libro non poteva certamente mancare questa data. Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che commemora le vittime dell’Olocausto. E’ la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e della fine della Shoah, lo sterminio del popolo ebreo, vergogna mondiale che pesa ancora sulle coscienze. Il giorno in cui rileggo Maus. Mi rivedo al cinema in cerca di fazzoletti dentro la borsa seduta nella sala a vedere La vita è bella. Mi rivedo al cinema in cerca di fazzoletti dentro lo zaino seduta nella sala con i miei amici del liceo a vedere Schindler’s List. Mi rivedo seduto in poltrona. Sdraiata a letto. A leggere, guardare, assistere basita al manicomio visivo di cui è difficile credere ci sia stata davvero un’applicazione in questa realtà.

In questi anni il 27 Gennaio è diventato una data tradizionale importante nel mio personale calendario. Un dolore che prende ancora più fuoco. E mi rivedo tra i Kaak in collane di dolore e in disegni dove ci sono sorrisi dietro il filo spinato. Mai chiudere gli occhi ma aprirli bene. In giorni come questi. Per ricordare e mai dimenticare né omettere. La Torta di Umberta, una ricetta speciale che porto nel cuore senza lievito e farina che è un regalo inaspettato, se ti fa piacere la trovi sul mio Libro “Le Ricette di Maghetta Streghetta”.

Il predicozzo non è mai interessante nonché equilibrato in generale. Non metto a tacere mai la parte “estrema” di me, riguardo alimenti/cibo e annessi, per impostazione o costruzione. Rimane lì tranquillamente sopita senza bisogno di gridare proprio perché mi sono sempre reputata sbagliata in tutto tranne che in una cosa di cui sono orgogliosa: l’essere rispettosa. Lo sono delle idee altrui, seppur parallele alle mie. Non reputo mai nulla giusto o sbagliato. Saggio o folle. Solo diverso;  seppur  incomprensibile nel mio iperuranio, è degno comunque dello stesso valore che attribuisco alle “mie idee”. Ieri quando affibbiavo i link alle trenta ricette con l’Arancia giusto per qualche spunto ho sentito un fremito alla vista dell’Anatra. E di altro. Ho cancellato istintivamente il link dicendomi che la carne è il male assoluto. Che la carne porta al tumore sicuro. Che la carne è.

Per poi provare tenerezza per me. Quasi al punto di desiderare la possibilità di abbracciarmi e tranquillizzarmi. E mi è apparsa Agata con il suo “patata, smettila” che mangia Sushi. Che mangia pollo fritto e patatine. Per ricordarmi che non è morta. Per questo. Eppure è difficile crederlo davvero, mettendo a tacere quella voce che cerca di farmi morire di dolore. Allo stesso modo quando vedo papà mangiare la Carne; che per un sadico scherzo del destino è la cosa che, nonostante stia facendo una chemio continua da quattro settimane,  desidera di più.