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Torta al Cioccolato con crema senza latte e pere alla cannella

Sono ancora un po’ turbata dalla visione di ieri; dire che si tratta di un capolavoro è riduttivo. Avrei immediatamente voglia di cucinare quello che di cibo c’era ieri e parlarne. Scriverne. Disegnarne. Raccontarne ma è Lunedì mattina e questa settimana si preannuncia a dir poco frenetica tanto da farmi seriamente pensare che il tempo di finire di ticchettare e sarà già Lunedì 20 Gennaio (ma è finito Gennaio? Ma non eravamo con lo spumante a fare 3…2…1….buon annoooooooooooooo?! Qualcosa non mi torna. Confessions, film giapponese del 2010 diretto da Tetsuya Nakashima (TI AMO) e tratto dall’omonimo romanzo (che non vedo l’ora di leggere) di Kanae Minato, è qualcosa di sublime. In uno slow motion con scene e visioni al rallentatore. Tanti schizzi di sangue. Commozioni. Talvolta cerebrali per la troppa enfasi. Era dai tempi di Time, Old Boy e pochi altri, mi viene in mente Samaria (ma è tutto troppo veloce e mentre scrivo penso che devo smettere di scrivere, quindi rinuncio), che non provavo questi tuffi di sangue al cuore. Come se una particella di sangue fosse proprio su su su il trampolino altissimo e riuscendo a mettersi in posizione perfettamente ritta si tuffasse dentro il ventricolo per poi esplodere. Anche qui al rallentatore. Già qualche giorno fa ero rimasta improssionata da Stoker di Park Chan Wook e credevo di aver aperto l’anno in assoluta bellezza visiva più di quanto mi aspettassi ma dopo Confessions posso pure vedere orrendevolezze (? mi piace, uff?) per tutto l’anno. Il mio cuore è già troppo pieno di gioia così.

Mi fa un po’ ridacchiare che oggi c’era in programma questa Torta con una crema senza latte quando proprio il latte è un elemento principe e determinante in Confessions ma iaia non avere fretta di ticchettare. Ci sarà tempo. Non ora (parlo da sola. Va tutto bene no? Anzi no: scrivo parlandomi da sola che è ancor meglio). Questa torta è nata dal desiderio di rifare quella pasta sablè di Omar Busi al Cioccolato (sì quella dei biscotti di qualche giorno fa che avevo servito con la cioccolata calda di Pastiglie Leone, qui). Poi era venuta “accettabile” quella crema senza latte provata qualche giorno prima per fare un intruglio dolcioso a papà e il gioco è fatto. Era su un numero di Sale&Pepe una torta così. Credo fosse Dicembre ma non vorrei sbagliare (sbaglio sempre del resto). Ne sono quasi sicura però perché era un numero ricco di ricette per le feste, ergo se non fosse quello di Dicembre senza ombra di dubbio si tratterebbe di Novembre. E mi piaceva molto esteticamente questa idea della pera intera. Credo pure Donna Hay in qualche numero del 2011. Insomma mi importava poco come fosse esattamente composta la torta e quanto potesse essere complicata. A me importava solo che ci fossero delle Pere (Spinella per l’esattezza) sopra a sovrastare tutta una morbidezza poggiata su una croccantezza. Al cioccolato. Sapevo pure che la croccantezza dovesse essere al cioccolato.

Quindi, complice il fatto che Omar Busi aveva colpito e affondato con i suoi biscotti sablè, mi sono detta che era proprio il caso di “riciclarla”. La composizione è semplicissima. Si tratta di fare la base anche il giorno prima e poi la crema (semplicissima) che comunque può essere sostituita anche con qualcosa di cioccolatoso (ho rinunciato per avere più probabilità di propinarla al Nippotorinese che certamente non avrebbe apprezzato ulteriore cioccolatosità; del resto poi vi è anche una bella nevicata di cacao amaro). Le pere bollite e speziata alla cannella (che sia in stecca o macinata, come nella preparazione del Gelo per intenderci) diventeranno indiscusse protagoniste. Non solo visivamente che pare addirittura ovvio anche solo ribadirlo, ma proprio papillogustativamente (arrestatemi e lanciatemi un dizionario Garzanti in testa!). Vedere affondare le pere nella cremosità sorretta dalla croccantezza di cioccolato ha un qualcosa di poetico che non so spiegare. O meglio lo saprei pure ma il tempo?

Proprio ieri guardando Confessions e l’elemento del tempo che sia rivolto verso destra avanti o verso sinistra indietro, mi dimostra quanto questo riesce a influenzarmi in qualsiasi tipo di visione e fatto di vita reale o percorsi immaginari. Una volta, credo fosse il 2004, ho disegnato proprio una vignetta dove in forma tridimensionale si vedeva l’interno della testa di Maghetta. Al centro. Si diramava come un albero impazzito da rami contorti e c’era proprio un orologio. Un tempo. Il Bianconiglio pare essere dentro di me da molto più tempo di quanto io creda. E quando vado indietro capisco molto di più di quello che è accaduto poi.

In avanti.

E’ Lunedì dai. E’ difficile per tutti. Un abbraccio consolatorio e incoraggiante. Ce la faremo ad arrivare a Venerdì. Magari anche quello scorso.

Ingredienti per la base (la stessa che ho adoperato per i Biscotti sablè di Omar Busi. Il post lo trovi qui)

Per le pere: ho lasciato in infusione la cannella fresca per tutta la notte in abbondante acqua dove avrebbero cotto poi le pere l’indomani mattina. Le pere infatti sono semplicemente bollite nell’acqua con l’infusione di cannella e poi leggermente spolverizzate con zucchero a velo quando ancora erano calde come a volerle caramellare. Ho ripassato lo zucchero più volte. Poi il cacao amaro in polvere mischiato a un altro po’ di cannella.

Ingredienti per la crema senza latte

200 grammi di zucchero di canna
6 tuorli freschi
500 grammi di latte di soia
vaniglia
pizzico di sale

Procedimento “classico” della “crema inglese” altrimenti come nel mio caso tecnica “vai di bimby. Tutto dentro. Otto minuti e via”. Per la fazione “ma io non ho il bimby e non mi basta il metodo classico della crema inglese” la situazione è ugualmente facile assai: pentolino spesso con bacca di vaniglia incisa e latte di soia. In un recipiente lavora i tuorli con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso e denso. Il fuoco deve essere basso e la crema non deve mai arrivare a cuocere davvero. Versa il composto tuorli-zucchero nel pentolino dove stai scaldando il latte di soia premurandoti di togliere prima la bacca di vaniglia. Lavorala continuamente senza mai (sì lo ripeto, dai) portarla a bollore. Non dovrà in pratica arrivare a più di 80/85 gradi. Novanta, su. Ottenuta la crema spegni il fuoco e lascia raffreddare.

Dopo ho versato un po’ di cioccolato fondente caldo sulle fette che ho servito. Ma proprio sul piatto. Per non appesantire chi (sì vabbè dai sto parlando solo del Nippotorinese  guastafeste) proprio voglia di un sovraccarico dolcioso non aveva.

Ho tentato di fare foto agli ospiti con piattino-fetta di torta-cioccolato fondente sopra e mezza pera spetasciata morta sull’angolo ma. Ma mi odiano tutti (come è giusto che sia) quindi la foto è ritratta senza il surplus. Ma pare sia goduriosa da morire (e chi osa dar loro torto? Diamo torto al Nippotorinese invece che è sempre cosa buona e giusta).

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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