Poke sì, ma si dice Pok-hay!

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Poke -tagliare a pezzi in Hawaiano- a volte scritto pokè è la nuova mania; in realtà impazza dal 2018 (Nasce nel 70) ma è con l’inizio di quest’anno che non si può fare a meno di vederlo in ogni dove; poke è “l’evoluzione con nome” delle classiche bowl coloratissime osannate soprattutto nei canali social veg. È una vera e propria tendenza food che impazza sulla West Coast Americana e adesso in tutto il globo. Non facciamoci cogliere quindi impreparati e pronunciamo bene pokè perché si dice pok-hay. Soprattutto a Milano il poke è diventato una vera e propria mania. Su instagram all’ora di pranzo è un continuo.

Al sud, devo dire che ancora -come sempre ahimè- non siamo proprio sul pezzo ma qualcosina in giro si trova. Non ci sono, chiaramente, ristoranti specializzati ma in alcuni japanese si trova senza difficoltà.

Ma che cos’è?!

Il pokè consiste in una ciotola piena di cubetti di pesce crudo conditi con diverse salse ma immancabili fondamentalmente sono l’olio di sesamo e la salsa di soia. Prevede anche il sale hawaiano, le alghe marine e nelle più classiche la polpa di noci kukui alla griglia. Il tradizionale poke hawaiano consiste in solo pesce crudo tagliato appunto con questi condimenti e tradizionalmente non può mancare il tonno. L’evoluzione lo vuole con riso, edamame e diversi tipi di pesce insieme. Fondamentalmente è una forma chirashi così. Un pasto unico coloratissimo e gustoso. Se mi segui da un po’ sai che da anni ormai ho una vera fissa con le ciotoline ed è diventato un vero e proprio modo per regolarmi con le porzioni.

E in questo poke cosa c’è?

Quello di oggi ha sia il salmone che il tonno tagliato a cubetti, c’è del riso giapponese con del sesamo nero, qualche foglia di rucola perché mi piacevano e davano colore e una bella manciata di immancabili edamame. Ho condito con salsa di soia e messo l’alga nori tritata che mi piace tantissimo. Io l’ho mangiato senza pesce che ho sostituito con del tofu marinato tagliato a cubetti e passato in padella con poca salsa di soia.

 

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