Quando un piatto fa storia

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

 Il Nippotorinese non ne sbaglia una in fatto di regali. È incredibile come riesca a trovare chicche che il mio radar da shopper compulsiva non individua. Mi regala sempre delle cose di cui avevo necessariamente bisogno, senza sapere della loro esistenza. A Natale uno dei regali è stato il libro della Phaidon ” Quando un piatto fa storia” a cura di Susan Jung e Howie Kahn, Christine Muhlke, Pat Nourse, Andrea Petrini, Diego Salazar e Richard Vines. L’arte culinaria in 240 piatti d’autore. Conta cinquecento pagine circa e ha una grafica molto particolare con un blu cobalto forte e deciso. Come tutte le edizioni Phaidon è di rara bellezza. Dalla copertina alla carta sino ad arrivare al segnalibro in stoffa.

Andrea Petrini è un scrittore, giornalista, food curato che vive prevalentemente in Francia, Susan Jung una pasticciera professionista divenuta poi editor di food e drink. Howie Kahn co-autore di best seller è fondatore di Prince Stree, un podcast su cibo e cultura molto famoso e seguito in più di duecento paesi. Christine Muhlke ha scritto per il New York Times Magazine ed è stata co-autrice di libri. Pat Nourse è un giornalista e critico australiano e anche direttore creativo del Melbourne Food & Wine Festival. Biografie di altissimo livello e questi solo piccoli cenni. Insomma si è riunito il meglio per offrire un prodotto di altissimo valore.

La selezione dei piatti spazia dal XVIII al XXI secolo e molto spesso era impossibile reperire fotografie o rappresentazioni sufficientemente dettagliate e precise a cui fare riferimento.

I capitoli sono divisi in un’interessante prefazione non troppo lunga ed esagerata che spiega il progetto, note dei curatori, piatti d’autore e ricette. Sì, perché dopo aver descritto perfettamente e singolarmente in ogni pagine il piatto d’autore in questione che ha fatto storia nella parte finale c’è la sezione Ricette dove trovare tutte le preparazioni; questa cosa l’ho trovata semplicemente magnifica. In un solo volume si hanno le ricette che hanno fatto storia. Si può forse desiderare di più? L’ho trovato, onestamente, incredibile. Sin dalla prefazione ne ero già rapita e innamorata.

Le illustrazioni

Le illustrazioni sono di Adriano Rampazzo, chef e autore di libri sulla cucina. Sono illustrazioni inchiostrate. Chi, effettivamente, meglio di uno chef (sul libro c’è scritto ex chef e non ho avuto il tempo di indagare perché ex, pardon) poteva cogliere il collegamento tra arte visiva e cucina e le varie sfumature?

Si comincia ponendosi la domanda: “perché certi piatti hanno fatto storia?”. La rilevanza di un piatto è dovuta all’inventiva e alla ricerca, alla capacità dello chef di attingere al proprio sapere e alla propria vita per elevare la cucina e il discorso culturale? Oppure riguarda l’ingrediente, ovvero come riesce a innescare un cambiamento diventando qualcosa di importante nella vita degli altri?

È un libro con un progetto importante e ambizioso. Non è il solito libro di cucina con delle ricette. Non c’è un racconto personale. Un progetto soggettivo se vogliamo ma una completezza che non ho mai riscontrato in nessun altro volume. È un progetto unico e mai visto. È qualcosa di realmente, come ho detto prima, incredibile. Una perla rara imperdibile.

Non ho ancora finito di leggerlo tutto -ma manca davvero poco. Perché è proprio da leggere tutto. E intendo leggere tutte le ricette; cosa che non capita quasi mai nei “libri di cucina”.

Si comincia con il gelato (e già questa scelta me ne ha fatto perdutamente innamorare). Gelato di Procopio Cutò Francia 1686: Francesco Procopio dei Coltelli. Grazie all’Etna e all’abbandonante neve raccolta nasce il sorbetto. Si narra che il nonno di Cutò aveva invitato un a macchina per prepararli con tanto di patente reale che il nipote ebbe in eredità. Pare che già dal 1559 si parlasse già di qualcosa simile ai sorbetti ma solo Cutò li rese disponibili a un più vasto pubblico presto il suo caffè che fu uno dei primi a Parigi. E ancora la pernice bianca, il vol-au-vent, Il millefoglie, L’insalata russa di Lucien Olivier ( è davvero russa? qui lo scoprirai), pizza margherita, Ostriche alla Rockfeller, Coda alla vaccinara, Waldorf salad, sheperd’s pie e tantissimo altro. Piatti straconosciuti e più ricercati. Un viaggio culturale-culinario incredibile (la parola è incredibile, sì) imperdibile. Indubbiamente uno dei libri più interessanti (sì, voglio proprio sbilanciarmi) dell’ultimo decennio. Mi ha rapito, affascinato e fatto innamorare. Ho scoperto piatti, tradizioni e storie. Ho scoperto leggende, fatti e nozioni.

Phaidon generalmente (e a buon diritto) propone libri più costosi rispetto al resto. La qualità è imparagonabile. In questo caso il prezzo è addirittura molto contenuto. Diciamo, incredibile?

 

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