La colomba vegana di Cannavacciuolo

Da un po’ di anni, se mi segui su instagram, sai che compro nel periodo di Natale e in quello di Pasqua molti prodotti in largo anticipo al fine di mostrarteli e parlarne con te; una sorta di review che può essere in qualche modo d’aiuto per l’eventuale acquisto o meno. È una rubrica che è sempre piaciuta molto e ne sono felice. Con il sito di Cannavacciuolo mi trovo benissimo. Anche lo scorso Halloween ho preso qualcosina a tema. Devo dire che è molto fornito, celere e che sono gentilissimi nel caso di eventuali sbagli o disguidi. E no, non è da tutti anche quando parliamo di grandissimi marchi. Consigliatissimo!

Quest’anno sono riuscita ad accaparrarmi la Colomba vegana. Perché sì, non è roba da poco considerando che all’uscita ogni volta il sito crolla e l’acquisto risulta impossibile. Sono riuscita a prendere solo quella vegana al cioccolato, però e non la classica.

Una scommessa con sua moglie

È stata una scommessa, racconta lo chef, che ha fatto con la moglie Cinzia; pare infatti che la moglie segua un’alimentazione particolare (tranne quando cucina Antonino in casa. E come darle torto?) e che alla sua provocazione “scommetto che non farai mai un dolce che possa conquistarmi al cento per cento” lui abbia risposto così:

Con il suo dolce di Pasqua al cioccolato vegano

Il lievito madre  è decennale -e ci tengono giustamente a sottolinearlo- e la vaniglia usata è quella bourbon del Madagascar. Ha una lievitazione di 36 ore con 5 passaggi di impasto e gronda di cioccolato. L’ho aperta proprio oggi per te (e mi sono sacrificata, sì!) e sono cadute gocce di cioccolato (buonissime!) grandi come massi. Incontenibile nella sua generosità, anche di zuccherini. Non ci sono canditi, qualora facessi parte della fazione “no ai canditi!” (prima o poi fonderò un gruppo di aiuto aiuto per i canditi. Io li amo da brava sicula cresciuta a cassata e cannoli! Sono in ogni dove qui).

Il confezionamento è il classico di Cannavacciuolo: molto curato, coloratissimo e con trame dorate eleganti e stilose. Aperta la scatola trovi subito la colomba confezionata e dice che dopo l’apertura deve essere consumata entro 10 giorni.  È molto morbida e profumatissima. Si sente molto l’arancia e anche il cioccolato, che ripeto, è generosissimo. Quindi se hai paura che ce ne sia poco: no. La risposta è assolutamente no. Ce ne è e pure in abbondanza.

Difetti? Appunti?

L’unico appunto qualora proprio dovessimo trovarlo e sempre fatto con stima-amore-devozione e tanto di scuse-inchini-chefmiperdoni- è che. Forse. Per il mio palato e gusto (ma sono sbagliata io Chef!* sento già odore di schiaffetto sulla nuca) risulta eccessivamente zuccherata. Amo le cose dolci, leziose e molto pastose in bocca- partiamo da questo presupposto; questa  per mio gusto -ribadisco- è molto densa, pastosa e zuccherata. Sicuramente la consumerò con grande gioia accompagnandola a un tè nero o scuro.

Necessita, per me, di una compagnia amara.

Informazioni utili

Prodotto e confezionato presso

Cannavacciuolo Laboratorio, Suno

Prodotto dolciario da forno a lievitazione naturale

Formato: 750 g

Ingredienti

FARINA 00, cioccolato fondente, margarina, acqua, latte di SOIA, lievito madre, zucchero, Olio extra vergine di oliva, burro di cacao, pasta di scorza d’arancia, amido di MAIS, enzimi di FRUMENTO, pasta di scorza di limone, pasta di scorza di mandarino, estratto di malto, sale, lecitina di SOIA, curcuma, vaniglia bourbon.

Glassatura

zucchero, farina di MANDORLE, latte di SOIA, acqua, farina di NOCCIOLE, farina di riso, semola di GRANO duro, armelline.

Può contenere

PROTEINE DEL LATTE, NOCI, SEMI DI SESAMO, ARACHIDI.

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1 COMMENT

  1. L’aspetto è bello, il costo per essere di notissimo chef accettabile, non sono riuscita ad acquistarla ma sapevo che la moglie ha una dieta prevalentemente vegana, quindi buono. Certo il troppo dolce non piace neanche a me, ma è un piccolo dettaglio che potrà modificare!

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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