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Happy Mabon

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Nella mitologia Mabon è indicato per rappresentare il Dio della giovinezza, caccia, vegetazione e raccolti. Mabon, figlio di Modron e di Mellt; Mabon da molti storici viene associato alla figura di Apollo; una sorta di Apollo celtico anche se altri ancora lo accostano alla figura di Demetra/Persefone per via di molte correlazioni e analogie.

Per molti Mabon è uno degli otto Sabbat/Sabba; l’anno infatti nel paganesimo e in molte altre religioni neopagane è rappresentato da una ruota; la cosiddetta Ruota dell’Anno che rappresenta il ciclo naturale delle stagioni. Lo scorrere del tempo viene indicato su una ruota: Yule 20-23 Dicembre, Imbolc 1 Febbraio, Ostara 19-22 Marzo, Beltane 1 Maggio, Litha 19-23 Giugno, Lughnasadh 1 Agosto, Mabon 21-24 Settembre, Samhain 1 Novembre. Lo scorrere delle stagioni si riflette nella nostra vita come nascita, crescita, declino e morte.

Molto affascinante e complesso, il tutto. Oggi a tutti gli effetti con l’equinozio di Autunno, che può capitare anche il 23 Settembre, comincia una delle stagioni più amate. Neanche a dirlo: la mia. In assoluto.

L’odore della pioggia leggera in arrivo e il profumo dei chiodi di garofano al primo morso delle rame di Napoli, biscotti catanesi autunnali. Le dita che sanno d’arancia dopo averla sbucciata e annusata. L’uva che ti riporta nell’ orto e le zucche da ammirare inventando storie sulle forme come si fa con le nuvole. E poi le candele accese, il pane scaldato vicino al camino con un filo di olio che punge la gola. La ricerca delle foglie, le prime castagne e riprendere tutti cuscini da sistemare e accatastare come torrette dove arrampicarsi per i sogni più belli. Attorcigliarsi nel plaid, scottarsi la lingua con la tisana e recuperare la fettina di limone in fondo alla tazza del tè. Profumare la casa con le spezie, legare le stecche di cannella e sfornare la torta di mele da sbriciolare ridendo sul divano. Tirare a sé la coperta, coprire le mani con il maglione, stringersi al cardigan come in un abbraccio atteso. Il bollitore che fischia mentre il tavolo infarinato si riempie di teglie stracolme di biscotti. Da conservare nella latta e rubare prima di andare a letto. Prima uno. Poi due.
Sei tante cose Autunno. Mi saresti mancato anche se non ti avessi mai vissuto. Ti avrei inventato per sentirmi felice; ma non sarei mai riuscita a disegnarti così bello.

Ho deciso di festeggiare questo nuovo inizio con una vellutata buonissima di zucca speziate e latte di cocco, granola salata e Funghi champignon (con un pizzico di wasabi che creano un contrasto delizioso con la dolcezza della zucca, in questo caso una Hokkaido)

Come ho fatto la vellutata?

Ho fatto tutto nel bimby, onestamente. Lo amo per questo tipo di preparazioni perché sporco pochissimo e cuocio direttamente lì ed è finita. Ma come si fa?

Si cuoce la zucca in forno a 180 per 30 minuti circa ma dipende dalla zucca. Deve diventare morbida. Una volta cotta si frulla e si mette in un pentolino. Si aggiunge curcuma, curry, pepe e tutte le spezie che piacciono e a fuoco dolce si lascia andare. A questo punto si aggiunge un po’ di latte di cocco -for Cooking non quello che per fare colazione- e si gira per bene. Nel frattempo si fanno saltare i Funghi champignon e se piace, un pizzico di polvere di wasabi allungando con l’acqua ma non è un passaggio generale. Infine si serve la vellutata con sopra i funghi e la granola salata.

Come si fa la granola salata?

Dentro una ciotola metto quello che mi piace e mi va: mandorle, avena, semi di zucca, semi di lino, qualsiasi seme e frutta secca. Aggiungo un cucchiaio di olio extra vergine d’oliva e giro per bene tutto finché si olia tutto. Se ne serve altro aggiungo. Sale e pepe. Poi trasferisco su di una teglia coperta con carta forno e metto a 180 per 15 minuti. Conservo nei barattoli di vetro con coperchio ma non è che duri tanto! Anche se può farlo anche per più di 10 giorni ma non andrei oltre. Perfetta per le vellutate e anche per le insalate. La gramola salata, diciamolo, non basta mai.

La maratona Horror per coraggiosi e meno coraggiosi

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Vanno molto di moda queste liste, soprattutto su Pinterest; ultimamente anche su Instagram. Comodissime da tenere sul telefono e facili da conservare. Perfette per seguire una lista, trasformarla, saltarla o semplicemente per prenderla come ispirazione. Ho deciso quindi di stilarne alcune e raggrupparle qui in questo post. Ti lascio la prima con 31 film da vedere assolutamente in un’utopica maratona horror di un film al giorno per tutto Ottobre. Impresa a dir poco ardua ma non impossibile; a prescindere dal tour de force c’è da dire che in questa lista molti titoli sono da vedere almeno una volta nella vita.

 

Non ti piacciono gli horror ma vuoi ugualmente fare una maratona un po’ più leggerina? Ecco la lista che fa per te!

Bubble waffle: la food obsession 2021

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La food obsession del periodo? Ma le bubble waffle, of course! Abbiamo discusso insieme di queste mode improvvise in tutto il globo. E se l’anno scorso eravamo tutti a infilare feta e pomodori in forno per condire la pasta adesso bubble waffle in ogni luogo. La piastra, da mettere sul fuoco, si trova facilmente (non ne ho vista una elettrica a ben pensarci) ovunque e l’impasto è molto semplice. I waffle li faccio ormai da anni con delle dosi che ho provato e riprovato fino a ottenere la consistenza perfetta, secondo il mio gusto. La ricetta insomma è sempre la stessa sia per la versione dolce che per quella salata. Molto semplice e completamente vegan. È piaciuta, e continua a piacere, sempre moltissimo e io non potrei esserne più felice.

Esteticamente i bubble waffle, è innegabile, sono davvero accattivanti. Ti viene voglia di premere le bolle come fossero quei giochini anti stress tanto in voga quest’ estate.

LA RICETTA

Ingredienti per 4 waffle molto spessi, croccanti fuori e soffici dentro (l’ho detto che sono buonissimi?)

  • 200 ml di latte vegetale
  • 160 gr di farina 0 (o quella che preferisci)
  • 1 cucchiaino e mezzo di lievito
  • 60 ml di olio vegetale
  • 50 gr di zucchero
  • Vaniglia o cannella (o spezie che decidi tu)

zucchero a velo per decorare se vuoi

È talmente semplice la ricetta che quasi mi vergogno a dirla. Butti dentro una ciotola tutti gli ingredienti e con la frusta da pasticciere giri forte forte forte in modo da non lasciare grumi. Una volta fatto questo spennella con altro olio le pareti della macchinetta dei waffle sia sotto che sopra e versa al centro 2-3 cucchiai. Cuoci per almeno 4 minuti ma dipende dalla macchinetta. Non devono diventare marroni. Devono staccarsi comodamente dalle pareti e dopo la prima prova sono sicura che riuscirai a capire di che consistenza e cottura ti piacciano.

Spolverali con zucchero a velo e poi condiscili e adornali con tutte le meraviglie che ti piacciono.

Tutte le altre ricette dei waffle, sia dolci che salate o al cioccolato, le trovi qui. 

Le mele caramellate

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La mela caramellata, candy apple, tipica degli Stati Uniti ha fatto sognare ogni bambino. Avvolgente, dolce, succosa e con tanti zuccherini (ma pure parti salate). Pare che la prima risalga nei primi del novecento quando un caramellaio di Newark durante la preparazione delle consuete caramelle rosse natalizie immerse una mela, la espose in vetrina e da allora il successo fu semplicemente inarrestabile. Ancora oggi la mela caramellata è tipica delle festività e immancabile nei luna park e luoghi di divertimento. Si possono caramellare con vero e proprio sciroppo e la durezza varia a secondo degli ingredienti e della tipologia di zucchero. Ci sono diverse declinazioni e quella che ti propongo io tecnicamente è più una caramel apple che una Candy apple, infatti le ho immerse in un vero e proprio caramello. La ricetta è di Preppy Kitchen, che seguo su YouTube da anni e che adoro. Propone delle preparazioni sempre incredibili. Il mio caramello è molto scuro per via dello zucchero che ho adoperato e del succo d’acero canadese scurissimo. Se lo farai con quello classico e userai delle mele verdi per esaltare il contrasto otterrai delle cromie diverse. A me interessava però la classica mela rossa che evoca la prima strega con la quale ci siamo sicuramente tutti confrontati per la prima volta: la strega di Biancaneve.
Ed è qui che il nostro viaggio nel mondo delle streghe ha ufficialmente inizio.

 

 

Per fare il caramello, gli ingredienti che ho adoperato per sei mele sono:

400 grammi di zucchero
Mezzo cucchiaino di sale
70 burro non salato
350 ml panna
240 ml succo d acero

Devi far sciogliere tutti gli ingredienti a fuoco medio basso girando di tanto in tanto. Non appena raggiunge il bollore gira continuamente piano piano e stai ben attento. Usa una pentola piuttosto alta perché il caramello si gonfierà. Usa il termometro. Appena raggiunge 112 gradi metti da parte e spegni il fuoco. Lascia che raffreddi almeno 12-15 minuti.

Le mele spesso contengono della cera che usano per il commercio e per renderle più lucenti. Immergile in acqua bollente per due minuti dopo averle lavate e poi asciugale con un canovaccio bello asciutto e pulito. Solo dopo questa operazione immergile nel caramello e gira. Posa su di un piatto e se hai intenzione di mettere su qualcosa fallo adesso. Caramelle, zuccherini, arachidi o quello che preferisci.
Io ho usato delle bacchette giapponesi in legno per infilzarle.

 

Le frittelle di mela, il rito e la magia

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LE FRITTELLE DI MELA, IL RITO E LA MAGIA

La frutta in pastella e resa frittella è un dolce antico e superbamente buono. Sono quelle preparazioni molto più simili a dei riti, che a vere e proprie ricette. Ed è proprio il concetto di rito, legato al tema delle streghe di quest’anno, che vorrei approfondire. Tutto quello che riguarda la cucina è parallelo al mondo magico delle pozioni, precisione e improvvisazione. Tra gli ingredienti. Per creare una vera e propria magia. Del resto se ti resta incollata al cuore ed è capace di catapultarti anche 20, 30, 40, 50 anni indietro in quel luogo. Con quella determinata persona. Con la nonna. Con la mamma. Con il papà: non è forse una magia? Di fatto il sapore è strettamente connesso al ricordo. Non posso che pensare al libro Estasi Culinarie di Muriel Barbery ogni volta. A come un sapore anche industriale possa superare una ricetta molecolare di Adrià, se a spacchettare la confezione di una brioche confezionata il contorno visivo racconta: la vita. La tua.
Le frittelle di mela, come la torta stessa, sono capaci di profumare non solo casa e il cuore ma anche di aprire porte. Porte invisibili ma esistenti di mondi vissuti passati. E io Sto sempre lì: su quella sedia sgangherata nell’orto in attesa di nonna, proprio vicino al pozzo e le viti che crescevano rigogliose. Il fatto che non abbiano mai lo stesso sapore, come la torta-la pasta-tutto, non è perché l’ingrediente è diverso-l’acqua era più buona-c’era un segreto (forse) ma perché manca lei. La nonna, o chiunque di intercambiabile nel ricordo. Quello che ho capito con fatica è che non devo cercare più di replicare lo stesso sapore. Devo solo onorare il momento. Perché se chiudo gli occhi mentre addento il primo morso e penso che è accanto a me: il sapore arriva.
Proprio come una magia.

Puoi fare la pastella a occhio proprio come la nonna, il nonno o la mamma o il papà. O la zia. Ma in genere per tre mele belle grandi di 200 grammi ciascuna circa usa 150 grammi di farina, due uova, 200 grammi di latte intero e 10 grammi di lievito per dolci con un pizzico di sale. Taglia le mele. Immergi in pastella senza aspettare e friggi in abbondante olio di semi già bollente. Io le friggo una ad una. Perché mi piace mantenere la temperatura dell’olio. Quando si abbassa diventano tutte intrise di olio e non va bene. Se le fai una ad una vedrai che croccantezza. Giri quando sono dorate da un lato. Asciughi su carta anche se ti assicura che friggendo così non ci sarà nulla da asciugare e infinite zucchero a velo con cannella.

Nota per Halloween

Se metti le caramelle quelle gommose a forma di dentiera proprio al centro vengono dei piccoli mostricciattoli. Altrimenti basteranno solo degli occhietti. Anche le frittelle di mela sono immancabili per Halloween. Per tutto il resto dai un’occhiata qui alla racconta Halloween! 

Apriamo insieme i calendari dell’Avvento

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Ti ho parlato della figura di Advent Calendar Detective su questo post (click!); da tre anni ormai su instagram ho indossato il cappotto color cammello (ma senza cintura, che santocielo mi sta malissimo!) e indagato con te sui calendari dell’avvento che valesse la pena acquistare; con particolare attenzione -manco a dirlo- ai calendari dedicati al food e al beauty. Nel canale IGTV, ovvero il canale video all’interno del profilo instagram, c’è proprio la serie dedicata ma per facilitare il tutto ho deciso di metterti i video qui, ogni qual volta li pubblico in modo da poter essere reperibili facilmente. Per visionarli devi possedere un account instagram, temo (è gratuito e facile da scaricare)

 

Il primo video

Parlo del calendario dell’avvento Oli essenziali Primavera.

 

Prendiamo il tè e andiamo a New York

Un calendario speciale. Un viaggio insieme a Mr Bones tra le vie di New York. Una valigia di colori pieni di prodotti meravigliosi firmati khiel’s.

 

Tra cioccolato vegan e tisane profumate

Apriamo il calendario dell’avvento di Pukka, con tanti infusi strepitosamente buoni e anche un belllissimo calendario dedicato al cioccolato.

 

Profumo di zenzero cannella e chiodi di garofano

Oggi parliamo di uno dei calendari che compro da anni e amo particolarmente: il Sonnentor con gli infusi e il calendario perenne di Fortnum and Mason a forma di albero di natale

 

Mele essiccate, tè e cioccolatini al Caramello

Quinta puntata della serie Advent Calendar Detective. Amo disidratare le mele nell’essiccatore e accompagnarle al tè con qualche cioccolatino, meglio se speziato e fondente. Oggi scartiamo insieme altri due calendari profumatissimi e golosi. Ti invito nel mio studio vittoriano.

 

Un calendario Beauty

Oggi spacchettiamo il calendario della Lancome: bellissimo!

Calendario Biotherm

Il calendario di Yankee Candle

Oggi apriamo un calendario dell’avvento davvero sorprendente. La grafica non è stata di mio gusto ma il contenuto è davvero incredibile! Se ami le candele questo è il calendario che fa per te.

 

Il Calendario dell’avvento di Harry Potter

Andiamo al ballo del ceppo?

Anno 2020

Ricominciamo con i Calendari dell’avvento?

Cominciamo con quello di Lancome anno 2020

Il Calendario Rituals

Una valigetta piene di meraviglie! Uno dei calendari che ho preferito negli anni con prodotti davvero eccezionali.

Un tè e due calendari da aprire insieme

Due calendari diversi e di due fasce diverse. Due calendari che onestamente mi hanno un po’ deluso. Siamo qui anche a “criticare” un pochino, no?

Il calendario dell’Avvento di Occitane

Il calendario dell’avvento di Bic

Tre calendari che profumano di cioccolato

Il calendario dell’avvento di Friends e altri due!

Il Calendario dell’avvento Healthy con tanti tè

Me apriamo altri due?

Gli ultimi due calendari dell’avvento

La mela cotta? Sublime!

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Ho cenato con la mela cotta (alternando alla pera) per diversi anni; una scelta alimentare di certo sbagliata ma posso asserire senza mentire che stavo proprio bene quando lo facevo. Avevo qualcosa di dolce, che ho sempre prediletto e preferito al salato, facile da preparare e che mi faceva sentire leggera. Ho sempre avuto questo problema con il mangiar la sera. Sto sempre parecchio male; in particolare modo di notte. Basta qualcosa in più e il gaviscon o maloox diventano i miei migliori amici.

Le mele cotte sono a tutti gli effetti dei dessert rustici e genuini. Basta un po’ di cannella -e nel mio dna siculo scorre copioso il bisogno- per ottenere senza nient’altro un sapore sublime. La versione veloce prevede l’uso del microonde; ho pure comprato l’aggeggino adatto per infilarla dentro, la mela, e cuocerla perfettamente. Confesso però che al forno è tutta un’altra cosa.

Da un po’ di tempo ho provato questa versione e vorrei raccontartela. Avevo voglia di mela cotta ma anche di arricchirla. Avevo pensato che un generoso cucchiaio -più mestolo, diciamolo- di gelato sopra non ci sarebbe stato per nulla male. In particolar modo il gelato allo yogurt; che io faccio in casa anche con quello di mandorla. È bastato aggiungere qualche fiocco d’avena (ma va benissimo anche la granola), l’uvetta passa (che a me piace da impazzire) e un cucchiaio di burro d’arachidi.

Sai quello crunchy? Quello bello croccante con qualche arachidi ancora intera e non polverizzata? Ecco. L’estasi. Cotta al forno la mela è ancora più buona che cotta al micro, per mio gusto. Ed è così che l’ho fatta.

L’Estasi del palato

Non ritornerò a cenare solo con mele cotte, perché è uno sbaglio che non voglio più fare ma di certo me la concederò molto più spesso; perché è un dolce che fa bene al cuore, ai ricordi e all’anima. Al palato, neanche lo dico.

Puoi cuocerla anche in padella

Puoi cuocerla con un po’ di acqua in padella, magari dopo averla tagliata a grandi spicchi. Puoi insaporirla con lo zucchero; per mio gusto trovo che l’aggiunta di zucchero faccia diventare il tutto troppo nauseabondo. Ma i chiodi di garofano, come la cannella, non possono mai mancare. Anche l’aggiunta di qualche goccia di limone ne esalta ancor più il sapore. Magari dopo averla cotta in padella puoi servirla in una bella coppetta e decidere se adornala o meno con altre prelibatezze.

La mela cotta nella cocotte

Perfetta! Anche tagliata a fettine, con un pochino di acqua, le spezie e il succo di limone. E tanta avena croccante con un po’ di zucca disidratata. L’anice stellato, come i chiodi di garofano e la cannella, è una di quelle spezie che va proprio a nozze con la mela cotta. E fa la differenza.

Il Crumble

Per non parlare del crumble di mele. Che è praticamente mela cotta con frolla sbriciolata sopra. Se non hai voglia di preparare il crumble puoi pensare pure di sbriciolare un po’ di biscotti sopra; di quelli secchi tipo amaretti. O gli amaretti stessi. Una vera bontà!

Wax Museum, capitolo 5 e 6

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5 IMMAGINARY

Dora salì le scale lentamente gustandosi ogni particolare e accarezzando il corrimano in legno sapientemente spolverato e lucidissimo. Cercava di appoggiare i tacchi sul tappeto di velluto perché altrimenti avrebbero fatto troppo rumore sullo sfavillante marmo bianco. Gli occhi erano felici e le pupille danzavano in mezzo a tutte quelle meraviglie. La scelta di proseguire quest’avventura era stata una buona idea, pensava. 

Alla fine della prima rampa di scale c’era un quadro molto grande che raffigurava Madama Cristina. Nel catalogo questa raffigurazione era indicata come una tra le più celebri della Madama che sfruttava pienamente il potenziale magico della sua residenza, Palazzo madama, non solo per ospitare alchimisti che rimpinguassero con l’oro le casse del Ducato ma anche con sedute rivolte all’occulto. 

Donna bella e sensuale, sempre al centro di feste balli e pettegolezzi di corte, divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e poi dell’altro figlio Carlo Emanuele, che salì al trono come Carlo Emanuele II di Savoia. 

Dora era affascinata dal dipinto magistrale e conosceva benissimo tutta la storia da grande appassionata proprio come l’amato Nonno, che amava raccontarle tra le sue braccia gli aneddoti della Torino antica e magica. 

Gli occhi erano vivi, la superbia e l’eleganza pure. Dora cominciò a leggere ancora qualche informazione sul catalogo, intenta e curiosa.

Quando li rialzò per poco non svenne. La Madama Reale stava bevendo del tè e le sorrideva. Dora non credeva ai suoi occhi. Prima di abbassarli era ferma, immobile e senza mani. Adesso aveva una tazza di tè fumante in mano e sorrideva. Era stata una mattina particolare, d’accordo, ma questo non giustificava l’accaduto: Il quadro si muoveva. 

Non riuscì neanche a urlare per paura che arrivasse Leopoldò o Madame Gianduja. 

Incredula e imbarazzata sorrise a Madama Cristina e senza ben capire cosa stesse facendo e dicendo abbozzò un sottomesso “Buongiorno Altezza”.

 “Bonjour”, rispose Cristina di Francia, affabile e gentile buttando giù un’altra generosa sorsata di tè. 

 “Mi scusi altezza se la importuno…”.

 “In realtà Madame Royale, Marchesa di Saluzzo, Principessa di Piemonte, Contessa d’Aosta, Contessa di Moriana, Contessa di Nizza, Regina Titolare di Cipro e Gerusalemme e reggente in nome dei miei due figli, quindi sì. Altezza reale. Altezza reale, grazie”.

“Mi scusi tantissimo altezza reale…”,

Sorrise buttando giù un bignè. 

Era proprio un enorme bignè alla crema e l’altezza reale lo ingoiò con una voracità che fece molto divertire Dora.

In un primo momento si chiese dove avesse preso il bignè e dove fosse finita la tazza di tè, ma onestamente in quel contesto c’erano così tante domande senza risposte che non indugiò ulteriormente e senza neanche capire cosa stesse facendo e dicendo confessò:

 “Sono un po’ confusa, Altezza Reale”.

 “Ma cara, lo siamo tutti. In una giornata uggiosa e così buia non può che essere così. Si diverta. Il museo è un luogo affascinante e ricco di sorprese. C’è gente molto simpatica. Poi so dai miei fedeli informatori che prenderemo un tè insieme, sa? Stia attenta solo ai fantasmi. Quelli sì, che sono fastidiosi”.

“I… i fantasmi?”.

“Sì, quelli mezzo uomo mezza fantasma. Quelli con il lenzuolo, invece, sono simpatici. Ci gioco a carte ma per carità stia attenta “ai mezzi”, dico sul serio. Soprattutto a un tal Conte, uhm. Camillo…”.

“La ringrazio” disse Dora sempre più costernata.

“Hai una pasta di meliga, vero?” disse avvicinandosi quasi a sbattere la fronte contro il vetro.

“Sì altezza reale, sono le mie preferite. Non so se ne ho qualcuna in borsa perché stamattina andavo di fretta e…”, disse Dora tutta nervosa mentre le cercava nella borsetta. 

“Tenga!!!”, quasi urlò tutta eccitata e sbattendo la mano contro il vetro. C’erano! C’erano due paste di meliga! Non aveva guardato bene. 

“Cara, c’è il vetro. Come può darmi le sue paste di meliga? Sono dentro un quadro. Non se n’è resa conto?”.

Era una domanda effettivamente lecita. Non se ne era resa conto? 

Madama Cristina la guardò ridacchiando e andò via.  Nel quadro rimase solo lo sfondo nero e ricomparve la tazza di tè fumante. 

Dora non sapeva più cosa pensare. Si ripetè in testa di stare attenta a quelli mezzo uomo mezzo fantasma e di stare serena per quelli con il lenzuolo. Perché erano simpatici e la Contessa, Marchesa, Principessa, Regina titolare e reggente nonsocosa ci giocava pure a carte. 

Era proprio strano quel giovedì.

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Arrivata al primo piano Dora incontrò Leopoldo o quello che teoricamente doveva essere Leopoldó con l’ accento sulla o.

Era sempre con la candela in una mano ma con l’altra teneva e sgranocchiava un’enorme fetta di torta di mele. Dora sorrise chiedendosi da dove fosse salito, ma immaginò che ci fossero diversi passaggi segreti e scale secondarie nell’enorme palazzo Wax. 

C’erano diverse stanze con pregiate boiserie di legno intagliate, intarsiate e incise; alcune le ricordavano molto la Reggia di Versailles. I pannelli erano ricoperti non solo dalle stesse decorazioni delle pareti ma anche da veri e propri dipinti meravigliosamente incorniciati.

C’erano specchiature di rara bellezza con incastonati cristalli e piccoli lumi a forma di candela che rendevano tutto magico e fiabesco. Un caminetto del 1700 troneggiava nella sala centrale, adornata da un susseguirsi di dipinti maestosi con ricchissime cornici barocche.

Leopoldó -o presunto tale- passava lentamente un grande scopone avvolto da una pezza. Incredibile come riuscisse a passarlo con l’unica mano libera. L’altra non smetteva di tenere in mano quella candela; la cosa bizzarra è che non si accorciava ed era sempre della stessa lunghezza. Eppure, Dora non potè fare a meno di notarlo, la cera che si attorcigliava sotto lo stoppino sembrava colare. Erano così tante le domande che si poneva da quando era entrata lì dentro che quella sembrava proprio l’ultima in ordine di importanza. 

Si sistemò i capelli sempre più confusa ma pur sempre incuriosita, quando sentì qualcuno battere sulla sua spalla.

“Buongiorno Madame”, sentì proprio dietro di lei.

Si voltò di scatto e le prime cose che vide furono un panciotto e una giacca. Le pupille schizzarono prima in basso: non c’erano i piedi. Poi in alto: c’era un uomo paffuto che fluttuava. Aveva un viso conosciuto. Paffuto, con guanciotte pronunciate e occhialini tondi molto stretti che aiutavano la vista di due occhi molto piccoli e ravvicinati. Labbra sottili, fronte molto ampia e volto incorniciato da una barba unita alle basette, leggermente riccia e arruffata. Un mezzo busto distinto, nobilmente abbigliato con diverse onorificenze attaccate al petto e al collo, che reggeva una tazza vuota. Al posto delle gambe aveva come una piccola nuvoletta a punta bianca e un piccolo boccolo che tornava all’ingiù. “Metà fantasma e metà uomo”, pensò Dora.

Madama Cristina aveva sostenuto che fossero fastidiosi ma non si fece influenzare nè spaventare.

 “Buongiorno sua altezza”, disse con voce leggermente tremolante.

 “Oh no, mia cara. Presidente del Consiglio dei ministri del Regno D’Italia e ministro degli affari esteri Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour ma anche di Cellarengo e di Isolabella. Può chiamarmi così”.

“Oh. Buongiorno Presidente del consiglio dei ministri del Regno D’Italia e ministro degli affari esteri conte Paolo Benso…” si interruppe Dora con estremo imbarazzo.

“Sbagliano tutti, è molto fastidioso. Mi chiami conte Camillo Benso di Cavour. Ci riesce?”, abbozzando un perfido sorriso.

“Sì, Conte Camillo Benso di Cavour”, tutto d’un fiato disse Dora.

“Bene. Bene. Che piacere incontrarla in questa giornata piovosa. Oggi è davvero noioso stare qui, non trova?” piegando leggermente la testa.

“Non mi permetto di dissentire, conte Cavour Benso Camillo Presidente. Non voglio offenderla. È la prima volta che vengo al Museo e quindi non saprei” rispose garbatamente Dora sempre più rossa per l’emozione.

“Al museo? Quale museo? È una signorina piuttosto singolare, lei”, abbassando leggermente gli occhiali tondi per guardarla meglio negli occhi.

Dora rimase in silenzio tenendo ben salda la borsetta sotto il braccio e muovendo nervosamente le mani.