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Cos’è l’okara? 豆渣 豆腐渣

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L’okara è la polpa bianca (e farinosa) che rimane dalla preparazione del latte vegetale. Tipica della tradizione culinaria cinese, giapponese e coreana sin dai tempi antichi. Soprattutto consiste nelle parti insolubili dei fagioli di soia quando rimangono dopo la macinatura e filtrazione a seguito della preparazione di latte di soia e tofu. Lo “scarto” che non si butta mai, ma si riutilizza per torte, biscotti e preparazioni golose. Devo dire che dopo l’acquisto della milk maker (te ne ho parlato qui) di Okara ne ho davvero poca in casa, perché è minimo quello che resta e il sapore nettamente più forte. Con la milk maker, a distanza di quasi due mesi, devo dire che molte delle mie abitudini sono cambiate (e uso molto meno frutta secca e di conseguenza Okara). Pare che l’okara si possa essiccare e congelare ma devo confessarti che non l’ho mai fatto e usata sempre nell’immediato; fonti certe però sostengono che non ci siano problemi a riguardo quindi tutto risulta molto utile.

Che sapore ha?

Il gusto è abbastanza neutro e per questo motivo puoi utilizzarla non solo nelle preparazioni dolci, come generalmente si vede, ma anche salate. Largo sfogo alla fantasia: Burger, ravioli, polpette! Polpette soprattutto! (danno tanta consistenza. Mi piace tanto adoperarla così). Perfetta pure per la preparazione del muesli o granola fatta in casa.

55/60 grammi di Okara dicono che sostituisca un uovo nelle preparazioni, ma onestamente è un’informazione che non mi convince perché ho provato diverse ricette e devo dire che non lo rifarò.

L’insalata con l’anguria, cipolla, feta e fragole

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Quando arriva l’Estate ho un chiodo fisso, lo sai: Anguria, anguria, anguria, anguria e ancora anguria. Mi piace l’anguria. Mi piace ghiacciata, calda, da bere, resa granita, gelato non importa, nel salato, nelle insalate, resa gelo e boh. Qualsiasi cosa sia con l’anguria o ci sia l’anguria per me è: amore incondizionato. Della correlazione anguria-cipolla- Cleopatra abbiamo già parlato svariate volte quindi cerco di non annoiarti ancora e ancora.

No scherzo. Voglio annoiarti ancora.

Quanto buona è l’anguria con la cipolla rossa, un filo d’olio extra vergine d’oliva e del sale? Già semplice così con succo di limone e semi di sesamo -la prepariamo da anni insieme- diventa indimenticabile ma con la cipolla rossa? Sprigiona delle note di sapore incredibili. È piaciuta pure a nonna! Era molto scettica a riguardo ma dopo averla provata è rimasta a dir poco sbalordita “91 anni senza anguria e cipolla! Come ho fatto?”.

E se ti piace e aggiungi un po’ di feta sbriciolata, delle fragole e dei pomodorini di Pachino ancora meglio proprio come questa insalata insolita ma strepitosamente fresca, leggera e buona. In questa settimana su instagram Sto pubblicando tanti video e reel con ricette a base di anguria. Anche dei buonissimi gazpacho e diverse versioni tutte da gustare. Se ti fa piacere mi trovi su instagram come iaiaguardo, oltre che maghetta.

Le olive nere e il cetriolo sono altri ingredienti perfetti per questi accostamenti.

Ma come si fa alla fine?

Taglia a pezzi l’anguria e togli i semini, poi i pomodori e le fragole. Le cipolle lasciale ammollo per 3 ore in acqua fredda se non la digerisci bene come me. Servi con feta sbriciolata, se ti piace. Giro di olio extra vergine d’oliva, sale e pepe nero macinato fresco sul momento.

 

Rainbow Fudge

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Il reel lo trovi qui 

L’ultima volta che abbiamo parlato del fudge, al cioccolato e pistacchi, è stato davvero troppi anni fa.

Ne trovi uno anche con il burro d’arachidi buonissimo, qui.

Ma il fudge cos’è?

Il fudge è senza ombra di dubbio il dolcetto più facile, veloce e gustoso che si possa preparare. Il classico, con il cioccolato fondente, l’ho fatto diverse volte sul blog con la frutta secca e in particolar modo con i pistacchi. Buonissimo! Servono due ingredienti e rimane una delizia perfetta anche per l’ora del tè. Originario del Regno Unito ha questa consistenza particolarissima “fudgy”. Ne esistono diverse varianti e questo, perché volevo colorarlo, è con il cioccolato bianco. Non c’è il caramello e lo zucchero perché il latte condensato ne ha già una bella quantità dentro. Insomma si può interpretare in svariati modi: dalla menta al rum sino ad arrivare a frutta secca, caffè e zuccherini vari. La consistenza è pressoché “gommossetta” come le caramelle mou per intenderci e quindi gli elementi croccanti in aggiunta danno sicuramente un valore aggiunto. In quello con il cioccolato bianco come questo in genere aggiungo le mandorle (ma le avevo fatte tutte fuori con la milk maker: sottotitolo). Ho diviso in ciotoline, colorato e poi fatto gli strati. La consistenza è talmente “resistente” che non dovrai aspettare tra uno strato e l’altro. Rimarrà tutto miracolosamente in piedi. Conservi in frigo per 3 ore circa e il fudge è servito. Con un tè amaro per chi non ama i sapori eccessivamente stucchevoli altrimenti con una bibita fresca e bella ghiacciata.

La Ricetta

❤️💜💚💙🧡

200 grammi di latte di condensato, 200 grammi di cioccolato bianco, vaniglia. Fai sciogliere in un pentolino. Colora se vuoi. Conserva in frigo 3 ore. Servi.

C’è chi aggiunge anche il burro (intorno ai 20 grammi per queste dosi quindi un dieci per cento ma onestamente nel caso del cioccolato bianco non c’è bisogno)

La Rainbow Cake – New Edition

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Il vecchio post risale al 2014, ergo: è arrivato il momento di aggiornare la ricetta e le considerazione sulla Rainbow cake; soprattutto a seguito delle tante domande e curiosità appena avvenute su instagram (ti lascio il post di riferimento dove puoi vedere anche il video).

Sono praticamente passati quasi dieci anni dalla mia prima volta con la Rainbow cake. L’ho fatta diverse volte per le più disperate occasioni. Questa era per un’occasione speciale davvero. Il compleanno della mia amica Martina e poi perché Giugno, come ribadito più volte, è il Pride Month. In queste prove su prove ho capito delle cose e mi faceva piacere condividerle con te. Mi permetto, qualora potesse esserti utile, che su Instagram IGTV trovi un video della Rainbow cake e te lo lascio qui:

Il video su igtv instagram della mia Rainbow Cake

E che esiste anche una versione vecchissima su YouTube, che ti lascio cliccando qui per guarda il video.

Fine le premesse, cominciamo.

Per fare una buonissima Rainbow cake, che al taglio non crolli e che abbia un sapore buono e non stucchevole ed esagerato il segreto è solo uno: scegliere un’ottima ricetta per il Pan di Spagna. Il secondo segreto che nessuno ti dirà mai -o saranno almeno in pochi- che questo pan di Spagna non deve essere davvero inzuppato di tanta bagna. Perché la bagna inumidisce troppo i vari strati; questo fa sì che gli strati colorati si uniscano formando poi pezzi di blob, a fasi alternate, dove diventano un tutt’uno e al taglio succedono i disastri. Scegliere del gelato è un’ottima idea perché “cementa” tutto per bene e il gioco è fatto. Al taglio la Rainbow cake con gli strati di gelato è assolutamente perfetta. Anche con la panna. Con la ganache regge, ma non con tutte le ganache. Nel mio video che ti ho lasciato su YouTube ad esempio quella ganache al cioccolato bianco dopo poche ore inumidiva eccessivamente gli strati e se il taglio veniva fatto l’indomani: tragedia.

Una ganache bella sostanziosa, magari di cioccolato fondente (che tende a rimanere più ferma del cioccolato bianco, giusto per dirne una) è nettamente migliore come idea. La panna montata (ti prego non quella spray già pronta perché smonta tantissimo) è un’ottima idea se la servi entro 12 ore massime perché poi tende a smontare, inumidirsi e ridurre tutto in “mazzappone”. Diciamo che prima assembli e servi è meglio è. Non assemblare con largo anticipo, insomma. Io, onestamente le ultime volte l’ho fatto avendo già tutto pronto circa 3 ore prima ed è venuta semplicemente perfetta: come gusto e al taglio.

La ricetta del pan di Spagna

che ti lascio è perfetto in ogni occasione e soprattutto in questa:

  • 150 grammi di farina, 140 grammi di zucchero semolato bianco, 6 uova.

Dividi albumi e tuorli.

Lavora a neve fermissima gli albumi. Poi lavora lo zucchero e i tuorli fino a ottenere una consistenza gonfia, gialla e spumosa. Aggiungi ai tuorli/zucchero gli albumi a neve con movimenti decisi dal basso verso l’alto e infinite la farina setacciata Pian Piano sempre con movimenti dal basso verso l’alto. Ottenuto il nostro composto possiamo colorarlo.

Io per una teglia di 20 centimetri in silicone (che dopo svariate prove ho reputato perfetta per la mia torta) con queste dosi ho fatto 3 strati. Ho quindi diviso tre volte l’impasto e colorato diversamente. Ho ripetuto quindi nuovamente per farne altri tre. Se la tua teglia è più grande, inutile dirlo, matematicamente ricavata la dose che più ti conviene. A 180 per 20 minuti; ti dico 20 minuti per la mia divisione in tre. Perché se è più alto il tuo pan di Spagna o più largo potrebbe arrivare a cuocere fino a 30 minuti quindi: prova stecchino sempre! Se viene fuori asciutto tira fuori e aspetta che freddi prima di sfornare.

I coloranti

Non usare quelli liquidi. Alterano la consistenza del pan di Spagna. Meglio quelli in polvere o in gel. Prediligo come ti ho detto, più volte su instagram, quelli in gel della Decora che hanno una vasta gamma di colori (bellissimi e anche pastello!). Mi viene sempre chiesto “ma quanto ne metti?”. A occhio è la risposta (sembro la nonna, lo so). Ma è questa la risposta esatta. La nuance la decidi tu e soprattutto se scegli un buon prodotto non alterano il sapore e niente saprà di chimico.

Scegli l’aroma per il pan di Spagna

Metto sempre tanta vaniglia Bourbon in polvere ma puoi scegliere quello che ti piace di più. Anche cannella, sì. Anche scorza di limone o arancia, sì. Rinunciare agli aromi artificiali è cosa buona e giusta.

Post in aggiornamento

Facciamo che questo post resta in aggiornamento così quando riceverò altre domande o curiosità le inserirò qui al fine di poter essere d’aiuto a più. Se hai domande puoi scrivermi anche qui sotto nei commenti, che sicuramente leggerò più facilmente che su instagram.

ti aspetto!

È davvero facile. Non credere di non potercela fare.

Sia la Rainbow cake, che cambiare il mondo anche con piccole cose. Con un sorriso. Con una parola. Con un arcobaleno.

 

 

Rainbow Spaghetti e Pride Month

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La parata del Pride, conosciuta più come Gay Pride, negli anni è diventata qualcosa di più inclusivo ancora. È diventata la marcia dell’orgoglio non solo omosessuale ma di genere. Oggi infatti non viene più chiamata Gay Pride, la marcia, ma solo Pride e il mese è quello che stiamo vivendo attualmente: Giugno. E il motivo chiaramente risiede in qualcosa di davvero importante da non dimenticare. Negli ultimi anni il Pride, inoltre, è diventato un modo per “schierarsi”. Assolutamente una voce politica. Ognuno con il proprio mezzo di comunicazione può supportare l’evento a prescindere dal genere. I diritti civili sono un diritto di tutti (che strano scrivere ovvietà).

A marciare, al Pride, devono esserci a maggior ragione chi come me assurdamente reputato “normale” non ha mai dovuto lottare o sentirsi sbagliato e in un corpo diverso. Persone come me -fortunate, privilegiate e bianche- sono le prime a doversi schierare e lottare scendendo in piazza, contribuendo artisticamente, comunicando in ogni forma, varie ed eventuali. Nel mio piccolissimo, come gran parte dei Food Blogger/Content Creator in principal modo stranieri sui diversi social, ho voluto dedicare questo mese al Pride Month preparando cibo ancor più colorato del solito (e sostenendo economicamente delle realtà che vivono per questo). Bowl, Poke, Dolcetti, insalate e tantissimo altro (ho in forno proprio una Pavlova. Vediamo se regge!).

Quello che possiamo fare?

Quello che possiamo fare è cercare di cambiare punto di vista, qualora ne avessimo uno diametralmente opposto. Perché, semplicemente, si è dalla parte sbagliata. Fa sorridere questa arroganza, vero? Ma mai verità potrebbe essere più grande. Chi si ostina a vedere persone di serie B, persone diverse, persone da emarginare, persone da giudicare, persone da controllare, persone da guarire, persone da redimere, persone malate psicologicamente, persone deviate, persone immorali: non è una persona.

Non è una persona.

Tutto quel meraviglioso e colorato resto, sì.

Il Pride non è mai stato una carnevalata. Se viene intesa come una parata colorata dove ci si trucca, bacia e si indossano parrucche: semplicemente non si conosce. E chi non conosce, in generale e in questo specifico caso, dovrebbe tacere. E studiare, possibilmente. Che rimane uno dei mezzi più importanti. La vita non è un “ho sentito dire”. La vita è un “ho studiato”.

LGBTQIA+

Prima era solo LGBT ma correttamente è LGBTQIA+ sta per Lesbica, Gay, Bisessuale, Trasgender, Queer e tutti i generi (ci sono molte difficoltà ancora attualmente perché per molti dovrebbero essere inseriti altri generi, come pansessuale, mentre per altri è già tutto racchiuso nel “più” finale che ne determina l’interezza).

Stonewall

I moti di Stonewall -o la rivolta di Stonewall- è un evento che ha fatto storia e che dovrebbe essere inserita al più presto nei testi scolastici perché determina in qualche modo un inizio importantissimo. Dopo uno scontro tra poliziotti e clienti in un bar gay (che fa già paura chiamarlo così, ma ahimè…) finalmente qualcuno mise un punto. Simbolicamente è la nascita del movimento di liberazione gay in tutto il mondo. La storia, anche quella di Sylvia Rivera, vale la pena di essere approfondita. Un’eroina moderna e attivista statunitense Trasgender diventata icona del movimento LGBT.

Non è vero che noi non possiamo fare nulla.

Noi possiamo davvero fare tutto. Noi, privilegiati soprattutto, possiamo davvero fare “rivoluzione”. Anche con piccolissimi gesti, cambiamenti, parole e opinioni. Non c’è un unico colore e un’unica razza. Non c’è un unico genere giusto. Non esistono normali e diversi.

Su Instagram ho affrontato l’argomento più volte in questo periodo. Ci saranno diversi piatti coloratissimi e a tema rainbow. Ma adesso andiamo al dunque:

Quanto sono belli questi spaghetti coloratissimi?

Rainbow Food

Per gli spaghetti ho utilizzato:
💚Polvere di Spinaci
❤️ Polvere di barbabietola
💜 Mirtilli
💙 barbatrucco fotografico

Pasta con la zucchina longa e ricotta salata

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Uno dei primi piatti siculi più famosi con la zucchina lunga (zucchina LOGNA). Te ne ho parlato svariate volte sia qui sul blog che sui social. A cucuzza (zucchina) longa/logna o Cucozza/cucuzzella si chiama anche Zucca da pergola i cui frutti hanno una forma appunto molto allungata (invece della tipica a fiasco). Vengono chiamate anche “serpente” proprio per la loro forma lunga, verde vagamente somigliante alla forma del rettile. Sono perfette per preparare zuppe e paste soprattutto e fanno parte della tradizione siciliana sì ma anche pugliese e napoletana. La amo! La amo follemente. Soprattutto la Zuppetta estiva di cui ti ho parlato tantissime volte (e che trovi qui)

“Queste zucchine possono superare il metro. Il sapore e anche la buccia sono totalmente diversi dalle zucchine classiche. Si preparano in diversi modi e sono eccezionali anche fritte (ma anche farci una bella parmigiana di zucchine un’idea malvagia non è) ma “la morte sua” è con le patate e il pomodorino. A me questa minestrina estiva ricorda tanto la mia infanzia, insieme alla pasta che taddi (con i tenerumi). La preparava spesso la mia nonna e la colf mi ha regalato anche la sua versione. Sono piccole variazioni che fanno sempre la differenza ma che raccontano storie infinite che odorano di ricordi e bellezze”

 

Quella che ti propongo oggi è la zucchina lunga in versione fritta che accompagna la pasta e una bella nevicata di ricotta salata. Devi solo scolare la pasta, aggiungere olio, poggiare le zucchine fritte e aggiungere ricotta salata abbondante e se ti piace foglie di menta. Niente altro. Assolutamente nulla. Di sicuro una delle delizie più semplici e gustose che si possano cucinare, soprattutto d’Estate quando la zucchina lunga dà il meglio di sé.

Il Video lo trovi qui  su Instagram

Il gelato al sesamo nero Kurogoma

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Il gelato al sesamo nero è una delle preparazioni giapponesi più famose nel mondo. Il Giappone, come sai, non ha una grandissima tradizione dolciaria anche perché tutto quello che riguarda latticini e dintorni è stato relativamente da poco inserito nella cultura culinaria giapponese.

L’ultima volta che ho mangiato un indimenticabile gelato al sesamo nero ero a Roma. Avevamo scoperto questa gelateria vicino via del Babuino.

La sera sgattaiolavamo fuori dall’albergo, poco distante, e gira a destra poi a sinistra c’erano almeno cento gusti. Una cosa mai vista. Sono passati anni e quel sapore buonissimo lo ricordo ancora. Me ne sono ricordata facendo dei panini con il sesamo nero sopra. Mentre li lasciavo cadere sull’impasto di colpo mi è comparsa questa immagine di Roma, di quelle strade esatte e di noi che a passo svelto andavamo a prenderne una coppia gigante. Credevo che non sarei mai più riuscita a sentire quel sapore e invece, sorprendentemente, mi sbagliavo. Ti lascio la ricetta originale ma ti dico già che la versione vegan è buonissima. Quest’anno per la stagione calda ho previsto tantissime ricette -soprattutto vegan- di gelati e granite facilissime da fare in casa senza gelatiera. Perché sì, anche questo si può fare benissimo senza. Io lo faccio con la gelatiera perché la possiedo e quindi per comodità.

La Ricetta l’ho presa da un ragazzo giapponese che seguo su YouTube e che mi piace molto. Il Canale si chiama “All day I eat like a shark”. È leggermente modificata e ti scrivo quindi cosa ho adoperato io.

 

 

Puoi farlo total vegan usando il latte di mandorla o quello di soia e la panna di soia con le stesse proporzioni che ti ho lasciato. Puoi dolcificare come preferisci.

85 grammi circa di sesamo nero
500 ml di latte intero
500 ml di panna fresca da montare non zuccherata
120 grammi circa di zucchero
3 tuorli
Un cucchiaio di miele
Vaniglia (che esalta il sapore del sesamo)
(Se non vuoi usare lo zucchero è molto buono lo sciroppo di riso o il succo d’agave. Scegli come dolcificare tu senza problemi)

Per prima cosa ho tostato in padella per pochi minuti il sesamo e fatto freddare.
Poi ho tritato il sesamo nero e messo da parte un terzo circa.
Con il restante sesamo nero ho fatto la pasta Kurogoma.

Come fare la pasta di sesamo -Kurogoma?

Lavora i semi di sesamo tritati con un cucchiaio di miele fino a ottenere un composto appiccicoso. Allunga con pochissimo latte. Ottenuta la pasta metti da parte.
Adesso passiamo al gelato:
Ho lavorato i tuorli con lo zucchero montando un po’ fino a ottenere un composto giallo chiaro liscio e leggermente gonfio.
Ho messo in un pentolino il latte e la panna e ho portato a ebollizione con la vaniglia (dovrebbe arrivare in realtà intorno a 120 gradi ma io faccio a occhio). Poi ho spento. Ho aggiunto il composto uova e zucchero lavorando con una frusta da pasticciere quando il composto era ancora caldo (in modo che l’uovo “cuocesse”) e poi ho aggiungo la pasta Kurogoma e pure il terzo dei sesami tritati rimasti. Ho girato per bene con la frusta da pasticciere fino a ottenere un composto liquido e ben amalgamato dal colore grigio evidente. Ho lasciato freddare.
Ho proseguito per un’ora con la macchina da gelato.
Se non hai la macchina per fare il gelato metti in freezer. Una volta che si è ghiacciato il tutto: frulla. Per frullare non inserire un monoblocco ghiacciato grande. È sempre meglio dividere il composto in piccoli spazi come il contenitore per il ghiaccio. In questo modo quando andrai a frullare tutte le operazioni saranno più semplici. Se lo conservi invece in un contenitore taglialo a pezzi prima di frullare.

Fake Macaroni and Cheese

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I macaroni and cheese sai già cosa sono e di certo non aspettavi me. I Mac’n cheese o maccheroni al formaggio sono un piatto della tradizione americana che onestamente ho provato un ventennio fa con ingredienti tipicamente americani. A me che il formaggio non mi è mai interessato tanto quanto la pasta non mi ha stupito. Alcuni impazziscono letteralmente per questa preparazione che se fatta bene può a tutti gli effetti, per gli appassionati del caso, essere una preparazione goduriosa e molto ricca oltre che estremamente saporita.

La Francia ne reclama la maternità ma pare che fu proprio il Presidente Thomas Jefferson ad assaggiarli in territorio francese ed esportarli in suolo americano. Comunque sia andata la vicenda non è questo il luogo e il tempo. Io sono qui per profanarla letteralmente: si tratta infatti di Fake Macaroni and Cheese.

Fake Macaroni and cheese, sì.

La ricetta è di Isa Chandra, perché come sempre ci tengo a sottolineare a chi mi sono ispirata/da chi ho preso interamente la preparazione/da quale base poi ho modificato qualcosa. Di Isa te ne ho parlato tantissime volte: una cuoca vegana famosissima e strepitosamente brava. Propone piatti sempre molto semplici ma di grandissimo gusto. Potrei dire: sorprendente. Quando leggi gli ingredienti può capitare di storcere il naso. Spesso sono “bizzarri” in abbinato, eppure una volta fatto e assaggiato il risultato è incredibilmente buono e riesce ad andare ben oltre le aspettative. Questo macaroni and cheese, lo ha inventato e dedicato a una delle sue migliori amiche. All’interno vi sono i semi di girasole che hanno la caratteristica di essere dolci e con un sapore che ricorda molto la frutta secca. Si potrebbe fare anche con gli anacardi ma di certo verrebbe più pesante. La salsa che ti avanza -semmai dovesse accadere- puoi usarla come condimento per verdure o semplicemente da mangiare a cucchiaiate con un pinzimonio perché ti assicuro: è qualcosa di sublime. Dipende moltissimo dalla qualità del brodo che andrai a fare. La consistenza la decidi tu: se la vuoi super cremosa devi lavorarla molto nel frullatore. Se la vuoi un po’ “scrocchiarella” come me naturalmente frullare meno. Ho seguito la ricetta in modo maniacale perché è assolutamente perfetta. Ti dico solo una cosa: mia mamma e il Nippotorinese mentre la preparavano mi prendevano in giro come sempre con il sottofondo di “ma perché?”. Poi alla prima forchettata con sguardo da lemure hanno esordito con “strepitosa!”.

 

La Ricetta

Qui su instagram trovi il video 

Ingredienti: 140 grammi di semi di girasole messi in ammollo 2/3 ore o tutta la notte, 220-230 grammi di maccheroni, un cucchiaio di olio di oliva, 75 grammi di carote a fettine sottili, una cipolla dorata, mezzo cucchiaino di sale, 3 spicchi d’aglio se vuoi, 2 cucchiai di amido di mais, 12 grammi di lievito alimentare in scaglie, 2 cucchiai di concentrato di pomodoro, 700 ml di brodo vegetale, un cucchiaio di succo di limone (a me non piace e lo preferisco senza), un po di paprika per per guarnire (a me non piace e non la metto).

Metti in ammollo i semi di girasole, coprili con l’acqua e lasciali 2 ore o 3. Al massimo una notte. Scalda in una casseruola l’olio le carote e la cipolla. Aggiungi il sale. Cuoci fino a quando sono cotte. Prepara un brodo vegetale (io ho usato quello granulare biologico dell’Alce nero in questo caso). Una volta cotte le verdure raccogli dentro il recipiente del robot o del frullatore tutti gli ingredienti (chiaramente tranne la pasta) e frulla. Devi frullare fino a ottenere quello che preferisci. Se ti piace liscia e morbidissima almeno 5 minuti. Se il frullatore o il robot non riuscisse a frullare tutti i semi di girasole puoi usare quello a immersione che in questo caso è più potente. Una volta ottenuta la salsa. Metti in una casseruola e con fuoco basso gira fino a quando si addensa (occorreranno circa 10-15 minuti. Grazie all’amido di mais prenderà la consistenza di una crema). Nel frattempo prepara la pasta. Assaggia la tua salsa e aggiusta di sale se serve. Scola la pasta. Condisci con la salsa “fake cheese” e i tuoi Macaroni and “cheese” sono pronti.
(La salsa la puoi congelare, sì. Lo faccio sempre).

NOIOSA PRECISAZIONE

🧀Vegan, sì. Una pasta al formaggio senza formaggio. “E allora perché la chiami form…”
“E perché se non mangi formaggio allora fai la pasta con il form…”
“E se non c’è il formaggio allora vuol dire che…”.

FERMI TUTTI. Pietà.
Ne abbiamo parlato sin troppe volte, non ce la faccio. È semplicemente una convenzione per comprendere velocemente di che tipo di preparazione si tratta. Di che tipo di esecuzione andrai a fare. Di che tipo di preparazione è e a cosa si ispira.

Ripassando Platone, L’iperuranio e le idee se ne potrebbe avere una chiara comprensione. E illuminazione. Risiede proprio tutto nel concetto delle idee stesse.

Risotto con polvere di spinaci, fiori eduli e finocchietto selvatico

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Da quando è facile reperire le polveri non smetto di adoperarle. Te ne ho parlato tirando in ballo quella di barbabietole, soprattutto. Quella con il pomodoro essiccato è una delle mie preferite. Mi piace metterla anche nei legumi, tipo lenticchie, in insalata. Questo piccolo prato fiorito è composto da un semplicissimo risotto con battuto sedano carota e cipolla. Niente di più. E allungato con brodo vegetale. Quello che fa la differenza è il riso di Cannavacciuolo; lo acquisto sul suo sito online come ti ho fatto vedere diverse volte, su instagram. È incredibile questo riso. La differenza si avverte al primo cucchiaio e sento già di non poterne più fare a meno.

Ho aggiunto un po’ di finocchietto selvatico sbollentato in acqua bollente salata per qualche minuto perché ne vado matta. Ho usato la polvere di spinaci e qualche goccina di limone sul finale giusto per contrastare tutta questa incredibile dolcezza.