Bucatini ragù e caffè

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

A chi ha avuto tutto dalla vita, come me, manca giustamente qualcosa. E quel giustamente è detto abbassando il capo fortemente. In maniera convinta. Come se non bastasse, addirittura. Quello che a me è mancato, senza buttarla nel drammatico, è stata l’amicizia vera. Quella pulita. Senza scopo.

Dovevo aspettare trenta lunghissimi anni per capire cosa fosse e posso dire che sì. Ne è valsa la pena e subirei tutto lo schifo che mi è capitato per avere questo. La cartolina nanosa che mi è pervenuta e che è subito stata inserita nel grande progetto nanoso di Garden Gnome entra a far parte dei regali più belli in assoluto di sempre. Senza vergogna ammetto di averla poggiata sul comodino ieri sera e aver chiuso gli occhi raccontando una storia al Nippotorinese su ogni gnomo. Questa cartolina sarà per me musa infinita e mai sarò grata abbastanza  a Zeta.

E la settimana della pasta sta volgendo al termine. E dopo quella del pollo e del sacro carboidrato cosa ci attende da Lunedì? E non lo so. Sto cercando di organizzare tutto il calendario fotografico culinario che pullula e straripa dando un qual certo senso logico; che chiaramente è una contraddizione in termini per quanto mi riguarda. La logica? e io che ne so?

Il fatto è che fotografando davvero qualsiasi cosa io serva e facendo esperimenti per progetti e blablabla mi ritrovo con archivi fotografici spaventosi e se una scoperta mi ha esaltato particolarmente in un frangente, quando la rivedo (oltre ad averla continuamente rimossa) non rievoca alcuna sensazione. Non per quanto riguarda il gusto, che è risaputo affido alle sensazioni degli altri, quanto ai miei ricordi e momenti. E insomma mi sono confusa. Checcefrega? Continuo tanto sono sicura che nessuno mi legga *disseridacchiandofurbamente*.
Dopo le zucchine tonde alla carbonara, la pasta improvvisata, la norma in bianco, gli spaghetti con polpette al limone e le lasagne ai carciofi è la volta di una semplicissima pasta: bucatini con il ragù in bianco.

Solo che il ragù è stato sfumato con il caffè. Ebbene sì. E mica lo sapevo io? Come non sapevo che qui in Sicilia il ragù venisse aromatizzato con la cannella. Certo da allora non ho mai smesso e se l’entusiasmo del Nippotorinese mi rendeva felice, adesso sono un po’ stanca dei suoi continui  quesiti sarcastici  “abbondiamo di cannella, eh?”.

Eh sì. Sempre cannella. Perché voglio essere ricordata come “colei che metteva la cannella nel ragù” (Pani ti prego almeno tu). Mi pare una bella cosa. E da oggi e per sempre anche come “Colei che metteva il caffè nel ragù”.

Potrebbe darmi una qual certa credibilità essendo comunque “Colei che fa il caffè più orrido dell’universo” (ma quante colei sono?).

Lo abbiamo scoperto (il soggetto si è perso ma è: il caffè nel ragù)  io e mamma sfogliando un vecchio ricettario di nonna. Siamo rimaste folgorate, attonite e anche un po’ rincretinite (ma quello a ben pensarci lo siamo in diverse situazioni se non addirittura in tutte quelle delle ventiquattro ore della nostra quotidianità). In pratica fai saltare il ragù nell’olio e nella cipolletta fresca senza salsa e senza niente o se vuoi con pochissimo sedano e carota tagliate che più piccole non si può. E poi sfumi con il caffè. 

e il Nippotorinese dovesse scegliere tre cose che riesco a fare malissimo ti risponderebbe: pasta, caffè e carne. Quando gli ho detto che gli avevo preparato dei Bucatini con il ragù al caffè è scoppiato a ridere pensando che avessi unito le mie tre peggiori elaborazioni giusto per tirargli un simpatico scherzetto. Il poveretto è sbiancato quando ha visto il piatto mentre io toglievo la reflex dal collo per accomodarmi sorridente accanto a lui. Ha sentenziato che se la pasta non fosse stata così dura (oh in foto è meglio se è un po’ al dente. Diciamo cinque minuti prima? *disse fischiettando) sarebbe stata davvero buona.

Deve essere stata una bruttissima giornata in ufficio per sentenziare che un mio primo piatto con carne e caffè potesse essere associato al concetto di buono. Mamma dal canto suo ha provato e dopo il suo “mai più senza” prevedo che il forestiero poliglotta e il mio papà si troveranno ben presto a commiserarsi a vicenda sostenendo “oh. non ce la faccio più con il ragù sfumato con il caffè”.

“ah anche tu?”.

Poveretti.

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22 COMMENTS

  1. mumble mumble…qui mamma mette il vino cotto nel ragù…santocieloconpocosole…qui c’è innovazione!fantasia!genio!..anche un pò di pazzia si..ammettiamolo 😀
    Grande Zeta!!!!
    stop!
    ok devo disegnare…tra blog e fb mi sono inguaiata…basta! devo disegnare! vadooooooooooooo (forse!)
    :-*************

  2. Se fosse per me berrei caffè per tutto il giorno DUNQUE non posso non provare… Ma all’Inge non riveliamo nulla degli ingredienti finchè non li ha sentiti… Lo freghiamo?!?!?! Un abbraccio grande Giulia…cerca di riposare un po’ questo weekend e pensa a tutte le persone che sono qui ogni giorno e ti amano per quello che sei…una persona speciale! Baci anche da Frugolino e Inge!!!

    • La proveró 🙂 a mente non riesco ad associare nemmeno un sapore 🙂 ma mi fido di te e di tua nonna 😉 (colei dalle belle unghie?!) bello bello bello 🙂

  3. La tua è una riflessione che sento mia, ma io la cartolina nanosa ancora non l’ho ricevuta, ho tutto, mi manca qualcosa di essenziale per riempire il cuore.
    La ricetta mi incuriosisce, non fosse che detesto il caffè….e anche il ragù, ma c’è chi in casa apprezzerebbe!
    Un bacio!

  4. La pasta col ragù in bianco qui si chiama “alla genovese” il perchè francamente mi è oscuro visto che a Genova io non l’ho mai trovata sui menù. Ma il ragù al caffè mi intriga parecchio. E non è detto che. Mah. Bah. Chissà.
    Per il resto aggiungo una postilla, Iaia cara, di amiche interessate ne abbiamo avute un pò tutte io credo e di delusioni tante, ma come te, anche io credo adesso di aver trovato alcune tra le amiche migliori qui. Amiche così care che si vorrebbe abbracciarle ogni giorno.
    Te e Zeta siete ovviamente tra quelle. E poi Luci, Katia, Angy, Hariel, Bea, Max e Pani. Amici meravigliosi, pronti a dare una mano se serve, con la stessa idea suprema dell’amicizia che ho anche io. Tu su tutti, sei un tesoro davvero preziosissimo. Di quelli che conservi gelosamente e che non vorresti perdere mai.
    E se avessi saputo che una cartolina ti rendeva così felice, al posto del libro te ne avrei mandate almeno cento! 🙂

  5. Sei fantastica e mi fai pure sentire meno “strana” 😉 Amo il ragu in bianco (anzi, non capisco proprio ‘sta mania di “affogare” il cibo nel sugo). Anch’io metto sempre la canela nella carne (qualunque tipo di carne rossa) e l’umbro mio ha classificato il mio caffè come il 5o cavaliere dell’apocalisse! Rsrs. Grazie Giulia! Proverò questa ricetta.

  6. questa storia mi intriga…innanzitutto la cannella credo che potrebbe stare bene con qualsiasi cosa, anche per dire con la pizza, la polenta…perfino con le mentine o gli antibiotici.
    Ma il caffè nel ragù…come si fa? Voglio dire, come si fa a sfumare? Perché io mica me ne intendo. Si prende una tazzina di caffè e si butta, così?

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