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Ghinnettpaltrou (si scrive così) la chiama Paella e noi Risotto, vabbè

Arieccoci con la Paltrow; che mi pare un inizio sfavillante. Sì perché avevo già blaterato un po’ circa l’opera culinaria di Ghinnett, che mi piace chiamare così giusto perché detesto ricordare dove stia esattamente la doppia w (impiegherei neuroni attualmente in cassa integrazione, insomma). 

A me il suo libro piace, amen. Non ci sono chissà quali accostamenti-abbinamenti-folgorazioni ma è pur sempre un gradevolissimo volume da cui attingere, con foto che alla fine nulla hanno da invidiare ai grandi volumi, ari-amen. Alla fine della fiera la biondina ci mette anima e corpo e finge di mangiare anche un bel raviolo a fine libro mentre ride inebetita fissando il vuoto. Le va riconosciuto insomma l’impegno.

E poi la ricordo nella sua meravigliosa interpretazione quando tagliata a pezzi dentro una scatola nel deserto faceva tirare i capelli ad un disperato Brad Pitt che ancora porello non sapeva di essere destinato a quella dolce creatura schizofrenica madre di novemila bambini (una virgola ce la potevo mettere ma sono pigra). 

C’è dell’affetto ancestrale per lei e no. Non posso farci nulla. Compromette il giudizio pure sull’opera letteraria, sì.

I dolcetti non mi allettano molto. Ce ne sono alcuni come i brownies morbidi, che in foto mi piaciucchiano e attraggono tanto quanto la granita di melagrana (anche se questa  in foto sembra essere semplicemente un bicchierino ghiacciato con del frutto dentro leggermente congelato sbattuto lì e via).

Una delle ricette che ha attirato la mia attenzione è stata quella di pagina 172. Sarà che subito dopo c’era un vestitino bianco rosso e blu delizioso e stranamente dal sapore etnico, che aborro quanto il verde ma non in questo caso. Vederla apparecchiare con quella mise dolcissima aveva fatto sì che l’iride, la pupilla e tutto il contesto visivo si soffermasse (ho un approccio psicotico privo di senso, sì). Alla voce Paella Vegetariana. E così è stato.

Un’alternativa al ridicolo piatto di pasta e salsa, che la nostra beniamina patinata e platinata dice di propinare ai suoi amici vegetariani e vegani. Garantisce essere buona in tutte le versioni a patto di  fare un brodo di verdure piuttosto saporito giusto per renderla gustosa e non sciapa. Ghinnett (che ribadisco si scrive così) ci dice insomma: al diavolo la pressione diamoci sotto col sale. O almeno credo.

A me la preparazione sembrava tanto più una rivisitazione di un risotto con le verdure magistralmente confuso da salsette sconosciute ma insomma. Non ho voluto dare torto a Ghinnett e l’ho chiamata anche io paella vegetariana (cosa non si fa per le vecchie amiche tagliate a pezzi nel deserto eh).

Gli ingredienti per sei persone circa sono (ho omesso due o tre cosette tipo aglio e salsette varie astruse per farne una versione ultra leggera e non appesantita da sapori invadenti. Insomma oh io ho fatto un risotto classico con le verdure e poi come ingrediente ho messo: fantasia ed Espana. Ecco la paella che in realtà era un risotto): 1 litro circa di brodo vegetale fatto con sedano, cipolla e carota (e se va pure 2 funghi shiitake o porcini secchi in assenza dei primi), un grosso pizzico di zafferano, sale grosso, pepe nero fresco macinato sul momento, 1 grossa melanzana, 1 cipolla bianca, 1 grosso pomodoro, 1 peperone rosso privato dei semi, 400 grammi di riso Bomba (lo consiglia la Paltrow tanto quanto un buon riso bianco a chicco corto. In effetti qualsiasi sia la scelta andrà bene ugualmente. Per quanto mi riguarda meglio se integrale e non necessariamente tondo o carnaroli), 4 carciofi, 3 limoni. Io ci avrei infilato pure un po’ di fave fresche se le avessi avute.

Saltare la melanzana a tocchetti in olio extra vergine di oliva e lasciare asciugare i pezzotti intrisi su carta assorbente. Sempre nello stessa padella far saltare adesso i pezzotti di carciofi (io ho messo anche le zucchine. Sì vabbè ho fatto tutto a  modo mio ma posso dare la colpa alla biondina. Furba no?) e come per le melanzane lasciare asciugare su carta assorbente. E’ la volta dei peperoni adesso. Lasciare asciugare pure loro. E’ la volta finale della cipolla dove si tufferanno tutti e tre i vegetali precedenti e si faranno saltare insieme allungando un po’ con del brodo vegetale preparato in precedenza, senza dimenticare di aggiungere il pomodoro. Giusto qualche cucchiaiata di brodo vegetale e non di più.

Quando le verdure avranno assorbito questo (poco) brodo buttar giù il riso e proseguire la cottura come fosse un risotto; ovvero facendolo cuocere pian piano mentre altrettanto lentamente si aggiunge a cucchiaiate il brodo per poi chiudere nel gran finale girando per bene e spolverando di zafferano.

Le variazioni sono ovviamente infinite e le verdure da usare altrettanto.  Come in tutti i risotti insomma. Ahem paella. Volevo dire paella, santo cielo.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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