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Plenty di Yotam Ottolenghi

Yotam Ottolenghi è uno scrittore di cucina, nato e cresciuto a Gerusalemme. Ha studiato all’Università di Tel Aviv. Yotam invece di arruolarsi nelle unità di combattimento (IDF) è entrato nell’Intelligence. Ha completato un master in letteratura e lavorato a Haaretz, uno dei più grandi quotidiani di Israele. Nel 1997 si trasferisce in Gran Bretagna per iniziare un dottorato di ricerca e nel frattempo (visto che aveva tanto tempo a disposizione *sbatte la testa sul muro) decide di frequentare Le Cordon Bleu, scuola di cucina prestigiosissima, a Londra. Il bello? Che è solo l’inizio di una piccolissima parte della sconvolgente e avventurosa, quanto incredibile, biografia di questo grande uomo a cui ho costruito saggiamente un altarino in casa. Lavora come pasticcere a The Capital, il ristorante stellato di Knightsbridge (vuoi dopo aver lavorato all’intelligence, al quotidiano più famoso di Israele, fatto un corso al Cordon Bleu, non diventare per hobby un pasticcere in un ristorante stellato? Su, via! Lo fanno tutti, no?). Diventa capo pasticcere (sempre per hobby eh!) e a quel punto decide di aprire qualche ristorante senza pretese che spopoli in giro per il mondo e fare giusto qualche libro meraviglioso. Così. Per mantenersi allenato (il suo vero mestiere -non so se posso rivelarlo ma rischio tutto- è quello di infilarsi il mantello la notte e salvare l’umanità. Altro che Batman e super eroi! Bazzecole!).

“La carne deve essere una celebrazione, non tutti i giorni. C’è così altro fuori”

Pure questa. Capisci? Come posso non adorarlo? Uno dei suoi libri più famosi -e lo sanno tutti- è chiaramente Jerusalem ma vorrei partire da Plenty. Così giusto per un colpo di scena (vabbè). Copertina rigida ma sai di quelle che rimangono leggermente imbottite e morbide morbide senza sprofondare? Bene. Le mie preferite. Edizioni Bompiani. Non tutte le ricette hanno una foto ma non se ne accorge nessuno tanto sono belle. Le foto mi piacciono e non sono particolarmente costruite ma alcune fanno la differenza. Molto ravvicinate con un bell’abuso di esaltazione del nero, sono ben lontane dalle scandinave-chiare-alla Donna Hay per intenderci. Hanno un’impronta che ricorda più Vega e Veggiestan. Che sono semplici e danno poco spazio alle ciotoline e oggetti intorno ma solo ed esclusivamente al vero protagonista. Il cibo. Le cipolle sembra quasi di toccarle e se ne intravede l’umidità. Un obiettivo macro che ti fa arrivare dritto alla pupilla il pinolo, la goccia di olio e la punta di asparago. Non si vede lo sfondo e neanche i fronzoli. Sa di casa e di molto curato nell’apparente voglia di far sembrare il contrario.

Per ogni capitolo c’è una grafica minimale con una sorta di skyline di verdure che mi piace moltissimo. Si comincia con una introduzione di radici e tuberi e le conseguenti ricette. Poi il capitolo delle Cipolle che chiama “Strane Cipolle”, Funghi, Zucche e Zucchine, Peperoni, Cavoli e broccoli, La possente melanzana, Pomodori, Foglie cotte e crude, Altre cose verdi, Fagiolini, Legumi, Cereali, Pasta-polenta-Cous Cous, frutta e formaggio. Perché è tutto vegetariano ma appartiene alla categoria di libri che ti fanno amare il concetto e la filosofia. Non ti fa fuggire lontano. Inutile negarlo, per quanto sia ovvio. L’appeal di certi libri di cui ho parlato qui, soprattutto vegani a dirla tutta, hanno poca “struttura visiva”. Non invogliano ma generalmente deprimono nonostante la bellezza contenuta. Questo è uno di quei pochi -ma stupendi- libri appositamente confezionati con cura proprio per catturare anche chi storce il naso ed è esasperato dalla continua e incessante propaganda lato veg. Francamente non fossi vegana poco importerebbe. Mi piacerebbe comunque. E sono sicura che questo tipo di sensazione l’avrà anche la stragrande maggioranza di quelli che se lo ritroveranno tra le mani. Un libro possente quanto il contenuto e la fantasia. Quanto gli estremismi e le sperimentazioni che Ottolenghi stesso in modo provocatorio dice di aver messo dentro. Un mix di odori mediorientali che si mischiano all’Occidente. Un tutto incredibile di spezie, vapore ed erbe aromantiche. Si parla di kisir e pilaf di bulgur di Itamar sino ad arrivare all’insalata di quinoa al lime iraniano secco. Ci sono le lenticchie verdi con gli asparagi e il crescione ma poi arriva il fico con il basilico e la cagliata di capra e vinaigrette alla melagrana che ti rimanda lì. In quei paesi che hanno incredibili bellezze che ci sogniamo e ahimé nefandezze che ci travolgono come incubi. Ma sono minori queste. Una percentuale talmente bassa che non può obnubilarci. I fratelli musulmani hanno molto da insegnarci in fatto di cucina e noi possiamo solo star lì a farci travolgere da questa incredibile cultura gastronomica senza fine e inizio.

Sfogliatine con lenticchie di Puy e l’immancabile Hummus con ful, Sautè di ceci con yogurt fresco e fagiolini bianchi di Lima con feta, acetosella e sommacco. Zuppa di ceci, pomodori e pane e insalata di cetrioli con aglio pestato e zenzero. I carciofi al limone e quelli con fave schiacciate e gratinate. La minestra di pomodoro e semolino con il coriandolo e le quesadillas. I pomodori con ripieno di erbe aromatiche e i soba noodle con melanzane e mango (che voglio provare prima che subito), la frittata affumicata e la zuppa di cavolo verza e crosta di parmigiano. I cavolini di bruxelles con il tofu (che adoro!!!) e il cavolfiore allo zafferano.

Rivoli lunghissimi di bava alla bocca. Che non è certamente uno scenario adatto a una signorina macchiseneimporta. Bava, vera. Un susseguirsi di bontà incredibili dove la paella di verdure non sembra quella un po’ smortina della Paltrow. Risotto al limone e melanzane (da fare prima che subito), riso al vapore con erbe aromatiche e focaccine allo yogurt con orzo e funghi. Riso al cardamomo con uova affogate e yogurt e insalata di riso con mango e cocco. Pizza con uovo, spinaci e pecorino e omelette con bietole e zafferano.

Devo continuare? Suppongo di no. Ti dico solo che il dodicesimo commento si aggiudica il libro. E’ il mio primo regalo di Natale per te. Anche perché ci sarà il Calendario dell’Avvento come ogni anno. Lo dovrò organizzare di notte e confesso con molta fatica ma non posso rinunciarci. Perché non posso rinunciare a voi.

Il prezzo è altino e si aggira intorno ai 35 euro ma credo si sia intuito che li valga tutti.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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