Plenty di Yotam Ottolenghi

Must Try

Risotto con miele di manuka e yogurt

La Ricetta Facilissima e di ridicola preparazione. Lascio dorare la cipolla nell'olio extra vergine d'oliva e quando è ora metto il riso a tostare. Aggiungo...

Anguria, Feta e Cleopatra

Ricordo che quando dieci anni fai parlai dell’insalata di Cleopatra sul Blog, ovvero anguria e cipolla rossa, in tanti mi hanno chiesto espressamente di riposarmi perché forse stavo lavorando troppo. L’anguria in versione salata non era ancora ben vista. Avevo letto, come scrissi sul post, che Cleopatra fosse ghiotta di anguria e cipolla. Dopo diverse ricerche (inutili) non potendo venire a capo del giallo culinario mi convinsi semplicemente che fosse così e per me l’insalata di anguria con la cipolla diventò semplicemente: L’insalata di Cleopatra. Nel tempo uscì la moda -vista per la prima volta su Alice tv, per quanto mi riguarda- dell’anguria con la feta senza contare l’anguria con il succo di limone, tormentone di otto anni fa circa. 

Hasselback Potatoes! Le patate fisarmonica

Hasselbeck Potatoes! Devono il loro nome al ristorante di Stoccolma Hassekbacken che per primo inventò questa variante che io ho sempre chiamato "a fisarmonica", perché visivamente la ricorda a tutti gli effetti. Patate buonissime che fanno impazzire tutti.

Una frittatina primaverile speciale

Il finocchietto selvatico è un ingrediente importantissimo nella cucina siciliana e anche sarda. Il sapore inconfondibile di questa pianta spontanea aromatica oltre ad avere molte proprietà benefiche rende dei piatti tradizionali unici e irripetibili. Senza il finocchietto, infatti, il carattere inconfondibile di queste preparazioni perderebbe il senso stesso.
Iaia
Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Yotam Ottolenghi è uno scrittore di cucina, nato e cresciuto a Gerusalemme. Ha studiato all’Università di Tel Aviv. Yotam invece di arruolarsi nelle unità di combattimento (IDF) è entrato nell’Intelligence. Ha completato un master in letteratura e lavorato a Haaretz, uno dei più grandi quotidiani di Israele. Nel 1997 si trasferisce in Gran Bretagna per iniziare un dottorato di ricerca e nel frattempo (visto che aveva tanto tempo a disposizione *sbatte la testa sul muro) decide di frequentare Le Cordon Bleu, scuola di cucina prestigiosissima, a Londra. Il bello? Che è solo l’inizio di una piccolissima parte della sconvolgente e avventurosa, quanto incredibile, biografia di questo grande uomo a cui ho costruito saggiamente un altarino in casa. Lavora come pasticcere a The Capital, il ristorante stellato di Knightsbridge (vuoi dopo aver lavorato all’intelligence, al quotidiano più famoso di Israele, fatto un corso al Cordon Bleu, non diventare per hobby un pasticcere in un ristorante stellato? Su, via! Lo fanno tutti, no?). Diventa capo pasticcere (sempre per hobby eh!) e a quel punto decide di aprire qualche ristorante senza pretese che spopoli in giro per il mondo e fare giusto qualche libro meraviglioso. Così. Per mantenersi allenato (il suo vero mestiere -non so se posso rivelarlo ma rischio tutto- è quello di infilarsi il mantello la notte e salvare l’umanità. Altro che Batman e super eroi! Bazzecole!).

“La carne deve essere una celebrazione, non tutti i giorni. C’è così altro fuori”

 

Pure questa. Capisci? Come posso non adorarlo? Uno dei suoi libri più famosi -e lo sanno tutti- è chiaramente Jerusalem ma vorrei partire da Plenty. Così giusto per un colpo di scena (vabbè). Copertina rigida ma sai di quelle che rimangono leggermente imbottite e morbide morbide senza sprofondare? Bene. Le mie preferite. Edizioni Bompiani. Non tutte le ricette hanno una foto ma non se ne accorge nessuno tanto sono belle. Le foto mi piacciono e non sono particolarmente costruite ma alcune fanno la differenza. Molto ravvicinate con un bell’abuso di esaltazione del nero, sono ben lontane dalle scandinave-chiare-alla Donna Hay per intenderci. Hanno un’impronta che ricorda più Vega e Veggiestan. Che sono semplici e danno poco spazio alle ciotoline e oggetti intorno ma solo ed esclusivamente al vero protagonista. Il cibo. Le cipolle sembra quasi di toccarle e se ne intravede l’umidità. Un obiettivo macro che ti fa arrivare dritto alla pupilla il pinolo, la goccia di olio e la punta di asparago. Non si vede lo sfondo e neanche i fronzoli. Sa di casa e di molto curato nell’apparente voglia di far sembrare il contrario

Per ogni capitolo c’è una grafica minimale con una sorta di skyline di verdure che mi piace moltissimo. Si comincia con una introduzione di radici e tuberi e le conseguenti ricette. Poi il capitolo delle Cipolle che chiama “Strane Cipolle”, Funghi, Zucche e Zucchine, Peperoni, Cavoli e broccoli, La possente melanzana, Pomodori, Foglie cotte e crude, Altre cose verdi, Fagiolini, Legumi, Cereali, Pasta-polenta-Cous Cous, frutta e formaggio. Perché è tutto vegetariano ma appartiene alla categoria di libri che ti fanno amare il concetto e la filosofia. Non ti fa fuggire lontano. Inutile negarlo, per quanto sia ovvio. L’appeal di certi libri di cui ho parlato qui, soprattutto vegani a dirla tutta, hanno poca “struttura visiva”. Non invogliano ma generalmente deprimono nonostante la bellezza contenuta. Questo è uno di quei pochi -ma stupendi- libri appositamente confezionati con cura proprio per catturare anche chi storce il naso ed è esasperato dalla continua e incessante propaganda lato veg. Francamente non fossi vegana poco importerebbe. Mi piacerebbe comunque. E sono sicura che questo tipo di sensazione l’avrà anche la stragrande maggioranza di quelli che se lo ritroveranno tra le mani. Un libro possente quanto il contenuto e la fantasia. Quanto gli estremismi e le sperimentazioni che Ottolenghi stesso in modo provocatorio dice di aver messo dentro. Un mix di odori mediorientali che si mischiano all’Occidente. Un tutto incredibile di spezie, vapore ed erbe aromantiche. Si parla di kisir e pilaf di bulgur di Itamar sino ad arrivare all’insalata di quinoa al lime iraniano secco. Ci sono le lenticchie verdi con gli asparagi e il crescione ma poi arriva il fico con il basilico e la cagliata di capra e vinaigrette alla melagrana che ti rimanda lì. In quei paesi che hanno incredibili bellezze che ci sogniamo e ahimé nefandezze che ci travolgono come incubi. Ma sono minori queste. Una percentuale talmente bassa che non può obnubilarci. I fratelli musulmani hanno molto da insegnarci in fatto di cucina e noi possiamo solo star lì a farci travolgere da questa incredibile cultura gastronomica senza fine e inizio.

 

 

 

Sfogliatine con lenticchie di Puy e l’immancabile Hummus con ful, Sautè di ceci con yogurt fresco e fagiolini bianchi di Lima con feta, acetosella e sommacco. Zuppa di ceci, pomodori e pane e insalata di cetrioli con aglio pestato e zenzero. I carciofi al limone e quelli con fave schiacciate e gratinate. La minestra di pomodoro e semolino con il coriandolo e le quesadillas. I pomodori con ripieno di erbe aromatiche e i soba noodle con melanzane e mango (che voglio provare prima che subito), la frittata affumicata e la zuppa di cavolo verza e crosta di parmigiano. I cavolini di bruxelles con il tofu (che adoro!!!) e il cavolfiore allo zafferano.

Rivoli lunghissimi di bava alla bocca. Che non è certamente uno scenario adatto a una signorina macchiseneimporta. Bava, vera. Un susseguirsi di bontà incredibili dove la paella di verdure non sembra quella un po’ smortina della Paltrow. Risotto al limone e melanzane (da fare prima che subito), riso al vapore con erbe aromatiche e focaccine allo yogurt con orzo e funghi. Riso al cardamomo con uova affogate e yogurt e insalata di riso con mango e cocco. Pizza con uovo, spinaci e pecorino e omelette con bietole e zafferano.

Devo continuare? Suppongo di no. Ti dico solo che il dodicesimo commento si aggiudica il libro. E’ il mio primo regalo di Natale per te. Anche perché ci sarà il Calendario dell’Avvento come ogni anno. Lo dovrò organizzare di notte e confesso con molta fatica ma non posso rinunciarci. Perché non posso rinunciare a voi.

Il prezzo è altino e si aggira intorno ai 35 euro ma credo si sia intuito che li valga tutti.

 

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34 COMMENTS

  1. lo adoro
    ho i libri in pdf e in inglese ma lo adoro.
    vogliamo parlare delle sue insalate?
    no. non parliamone, che sono a letto malaticcia e mi fa fatica pure alzarmi a farmi una tazza di latte

  2. E niente ho dormito un pochino, ma nessuno mi ha portato il risotto
    poverina iooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

  3. […] Di Ottolenghi ne ho parlato qui. Della sua incredibile vita, passione e bellezza che è davvero troppa da poter descrivere nella totalità. Jerusalem come troppo poco spesso accade non è solo un libro di cucina, di viaggio, avventura e racconto ma una vera e propria pietra miliare. Le foto sono di una bellezza commovente come l’odore della carta e la sensazione che lascia tra le dita. Il 90 per cento, se non più, dei libri di cucina che ho potrebbero pure essere in formato kindle ma non questo. I mercati, i colori, le scritte i volti. La distruzione in mezzo alle meraviglie attraverso queste fermatempo sembra di poterla toccare. Fa soffrire e sospirare. Devi fermarti a guardare ogni minimo dettaglio come fossi lì e se ti concentri -anche solo qualche attimo- sembra di sentire le voci che animano il mercato e la storia. Le fotografie delle ricette sono di Jonathan Lovekin, mentre quelle delle location di Adam Hinton. Il libro si riassume in: […]

  4. mi sono tuffata di nuovo nella tua rubrica la libreria di Iaia per scegliere un regalino alla mia collega vegetariana, la scelta è caduta su questo! Grazie Iaia!

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