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West di Nobu Matsuhisa e Mark Edwards

Da tantissimo tempo ormai mi ripeto di organizzare una volta e per tutte la rubrichetta “La Libreria di Iaia”. Niente di pretestuoso, serio o organizzato (così giusto per ribadire ovvietà) ma mi è stato davvero richiesto più volte, soprattutto su twitter e facebook, di spendere qualche parolina circa i volumi di cucina che adopero, sfoglio, brucio, apprezzo o l’esatto contrario.

Fermo restando che come in qualunque ambito rimane un giudizio senza alcun valore e che qualsiasi tipo di lettura, a mio modesto avviso, rimane soggettiva sì ma a prescindere ne vale sempre la pena ( escluso le sfumaturedigrigiorossoeblabla, intendo) , mi accingo all’apertura ufficiale della rubrichetta La Libreria  di Iaia.

(i post che ricordo a memoria ma sono sicuramente molti di più: La cucina greca di Vefa, La cucina della Paltrow e Maiale e Co di Reaynauld e no vabbè. Acutil fosforo a me! Non me ne vengono in mente altri)

Nonostante in alcuni post vi siano considerazioni riguardo i volumi, questa vorrebbe essere una sezione più ordinata facile da sfogliare all’occorrenza (rifarò insomma anche quelli succitati, ecco) . Scegliere il primo volume non è stata poi impresa così ardua. In maniera molto professionale per la scelta ho adoperato l’infallbile tecnica “chiudi gli occhi e acchiappa il primo libro che ti capita”.

Ho “acchiappato” molto professionalmente Nobu West. La cucina di Nobu e l’Occidente di Nobu Matsuhisa. E’ il primo libro di Nobu Matsuhisa che è stato fotografato a Londra e comprende le ricette elaborate non soltanto dal guru nipponico ma anche da Mark Edwards, premiato executive chef del Nobu di Londra. Mark riveste un ruolo chiave in questo mondo Nobu che rimane in assoluto il più affascinante per quanto concerne la cucina giapponese e le sue varie declinazioni e interpretazioni. E’ un libro di 250 pagine in formato A4 e copertina rigida. I fogli sono spessi, lucidi e le fotografie degne di nota. Certamente non è a livello di Ducasse che incanta sempre, ma ci va molto vicino in una stile quasi “casalingo”, per quanto il termine possa sembrare inappropriato. La varietà di ricette e chicche è infinita. Un catalogo visivo fonte di ispirazione per chi come me ama l’orientaleggiante andante nel cibo. Dal semplice carpaccio di polpo con la spiegazione di come pressare “a salsiccia” condendo poi molto semplicemente con il miso essiccato e l’olio extra vergine di oliva sino ad arrivare alla tenpura di quaglia.

Nobu durante Orrori da Gustare, noto programma tv, ha servito al presentatore un bicchierozzo di sangue di tartaruga con sakè. La scena della tartaruga riversa sul tagliere ancora viva che si agitava prima di essere spremuta come un limone è francamente un’immagine che non ho molto gradito ma mettendola da parte, perché come sempre mi sforzo di non far trapelare il mio essere vegetariano, Nobu rimane indiscutibilmente il miglior chef giapponese (o uno dei migliori) di tutto il mondo. Conquistando le platee mondiali e affascinando con i suoi piatti tradizionali rivisitati e votati all’estetica talvolta eccessiva ma idilliaca, riesce a farsi perdonare un po’ pure per aver spremuto tartarughe.

L’indice conta una varietà di ingredienti davvero notevole e non ci si annoia di certo sfogliando West. Nobu cerca di ampliare il suo essere orientale e diventa cosmopolita abbinando, frullando e intersecando qualsivoglia ricetta tradizionale.

Ci sono le ceviche alla Nobu, gli involtini primavera con aragosta, le ostriche con salsa di cetrioli e menta, le cozze scozzesi in salsa Matsuhisa, Chawan mushi di capesante, Harumaki di granchio della Cornovaglia, Foie gras con miso alla senape e patatine di zucca, Insalata di granchio e puntarelle con condimento piccante al limone e capperi, zuppa di miso con foie gras, tenpura di gamberi con salsa ponzu al jalapeno, involtini di branzino e tartufo, granchio spumeggiante in salsa di zenzero, cervo alla griglia con salsa wasabi, gelato mochi, tagliatelle al vino di prugne.

E’ un mattone di genialità, conoscenza e unione mondiale di sapori. Nobu riesce a spiegare ricette davvero complicate e ricercate con una semplicità disarmante. Tanto da farti credere che reperire il mochi non sia cosa ardua. Al contrario di Ducasse, su cui ho blaterato sin troppo ma mai abbastanza, non vi è la pretesa e il distacco con il lettore. E’ altissima cucina non certamente alla portata di tutti e men che meno alla mia, ma ti fa credere che pian piano anche tu, con un po’ di coraggio, possa riuscire e farcela.

E allora assolutamente pollice in su e pioggia di bacetti (giusto per capire lo standard del giudizio) per Nobu (maledetto spremitore di tartarughe! monello!) con il suo West. Il prezzo scoraggia perché sempre e comunque di 29 euro si tratta ma qualcosina in meno girando su Amazon si trova. Si tratta comunque di formato enciclopedico con carta davvero pregiata. E si tratta sempre di Nobu che certamente non è il primo arrivato.

E si chiude la piccolissima prima puntata della Libreria di Iaia sperando che a qualcuno possa essere d’aiuto tutto questo. In caso contrario sarà rimasto l’ennesimo vaneggiamento sparato nell’etere giusto per mantenere una linea produttiva di inutilità. In questo, santapizzetta, sono una stakanovista.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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