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Sono Catanese e faccio le Rame di Napoli quando voglio, oh!

  •  500 grammi di farina 00
  • 100 grammi di margarina (ma puoi provare anche con il “burro” di mandorle o il burro ghee)
  • 3 cucchiai di lievito
  • 180 grammi di zucchero
  • 400 grammi  di latte
  • 120 grammi  di cacao in polvere amaro
  • buccia di arancia grattugiata (ma proprio tanta eh)
  •  Chiodi di garofano tritati (una manciata)
  • cannella in polvere
  •  2 cucchiai colmi di  di miele
  • 2 cucchiai di marmellata d’arance amare (a scelta)

Per la glassa:

  • 60 gr di margarina
  • 300 gr di cioccolato super fondente
  • Pistacchi sgusciati tritati

Setaccia la farina, lo zucchero, il cacao e il lievito. Unisci tutti questi ingredienti in una bowl. Aggiungi la margarina o il burro che hai scelto. Deve essere a temperatura ambiente come fosse una pomata. Aggiungi il latte e amalgama bene tutto. Puoi naturalmente adoperare il robot. Aggiungi la buccia e gli aromi alla fine. Una volta ottenuto un impasto abbastanza molle versa sulla carta da forno a cucchiaiate ricordandoti che si allargheranno leggermente. Dai una forma ovoidale o tonda. A 150 gradi per 15 minuti ma controlla per bene perché dipende dal forno. Prepara nel frattempo la glassa sciogliendo il cioccolato fondente a bagnomaria o al micro e aggiungendo poi la margarina o il burro che hai scelto. Cospargi i biscotti quando si sono raffreddati con la glassa e butta sopra manciate generose di pistacchi tritati. Fai raffreddare del tutto prima di servire.

Delle Rame di Napoli ho parlato in maniera più o meno approfondita (più meno a dir la verità) qui in un post datato 2010. Il Titolo “Rame di Napoli per il mio papà”, credo dica tutto e ci sarebbe davvero poco da aggiungere. In quell’occasione avevo ribadito come erroneamente si pensi alla Rama di Napoli come fosse un biscotto. E’ in realtà una fetta di torta in formato mignon che non si può definire nemmeno un cupcake in formato biscotto. E’ un ibrido talmente particolare e bizzarro che bisogna fare solo una cosa: assaggiarlo. E innamorarsene. Generalmente vengono vendute in ogni dove (pure nelle parafarmacie, credo) durante la festività dei defunti. I panifici sono pieni di queste prelibatezze e non vi è un abitante della mia città che non ne porti a casa, nel periodo, un bel sacchetto stracolmo. Nonostante ci sia ultimamente quest’uso smodato della Nutella e di altre marmellate, la Rama di Napoli, che porta con sé rievocazioni del Regno delle Due Sicilie e monete contenenti lega di rame, è un dolce speziato che deve necessariamente essere confezionato con del buonissimo cioccolato. Ogni volta che le ho preparate con il burro per qualche ragione a me ignota non sono piaciute tanto quanto che con la margarina. Non facendo io uso né dell’uno né dell’altro devo rifarmi ai giudizi dei palati altrui, ma sta di fatto che a papà piacevano in tutti i modi. Pure una tristissima versione vegana che non ho pubblicato sotto minaccia del Nippotorinese (che ne deve capire lui, tzè).

Perché le Rame di Napoli visto che “il loro periodo” è passato? E perché proprio oggi che dovevamo partire ufficialmente con il Natale? Perché la Rama di Napoli come dicevo è buona pure a Pasqua e a Ferragosto ed è giusto quindi sponsorizzarla e spingerla al massimo ma anche (e soprattutto) perché ieri mentre leggevo tutta eemozionata e commossa l’articolo su ELLE a Tavola che mi riguardava non ho potuto chiaramente fare a meno di pensare che papà.

L’avrebbe letto commosso e avrebbe notato sicuramente quello che mi è saltato agli occhi immediatamente:

Catanese.

Raramente si scrive di me catanese. Sono sempre siciliana. Torinese. Siciliana emigrata a Torino (?). Sicula. Ma mai Catanese. E’ la prima volta. E so che lui questa radice profonda. Questa esatta definizione lo avrebbe emozionato tantissimo. Per puro caso poi capitano le Rame di Napoli in archivio, che manco a dirlo avevo dimenticato di pubblicare il primo Novembre. Niente è per caso, no?

Provale e ti prego se lo fai dimmelo. Mi renderesti. Ci renderesti, a me e papà, davvero molto felici di aver portato un po’ di Catania nel tuo cuore.

Curiosità:

No. Non vedi male. La tazza ha proprio la coda di coniglio ed è un regalo (bello da far paura) del Nippotorinese che l’ha scovato tra le strade de La Signora.

L’alzata è a prezzo imbattibile su H&M Home (da quando hanno aperto lo shop online trascorro il mio tempo libero lì).

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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8 COMMENTS
  • ђคгเєl 25/11/2014

    io le rame le faccio con l’ammoniaca…quest’anno non ce l’avevo in casa e non le ho fatte! * disse lei con aria indifferente!!! 😛 .. no, è che come potrai immaginare non ho avuto tempo <3 e quindi appena posso le faccio a prescindere dal periodo prchè appunto sono stra-buone! certo se sapevo che le vendevano pure in parafarmacia le prendevo insieme ai pannolini eh! porca paletta mi sono sfuggite 😀 😛
    Le tue rame di napoli saranno sempre per Turi <3

  • gluci77 25/11/2014

    Ricordo bene quel post… già allora mi ero segnata la ricetta con l’intento di provarla, poi, purtroppo, non l’ho mai fatto. Ma tra poco è Natale e questi dolcetti starebbero benissimo tra quelli che preparerò per quel giorno, quindi… <3

  • Bibi 25/11/2014

    Catania mi si è impiantata nel cuore e una Catanese in particolare.
    E anche io come Luci rimando sempre…ma voglio farle assolutamente.

  • Deb 26/11/2014

    Anch’io catanese trapiantata a Torino da 5 anni…ti scopro oggi e con le rame!!! Io non ho mai provato a farle (quest’anno me le hanno mandate da Catania insieme a nzuddi e ossa di morto ma le proverò quanto prima!! Grazie!

  • kuroko 27/11/2014

    <3 tantissimo.

  • Nina Trema 29/09/2015

    E proviamo, proviamo a farle, che qui oltre Manica arrivano i prodotti della bella terra dove risiedi tu. Perché gli inglesi sono innamorati della Sicilia e noi avremo a novembre un pezzetto di Catania :*

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