Goma Wakame con Avocado, Limone, semi di Lino e Lievito alimentare

La Ricetta

Ho tagliato l’avocado e l’ho lasciato marinare un po’ con abbondante succo di limone. Ho aggiustato di sale adoperandone uno Rosa ma poco importa. Ho raccolto l’avocado, l’alga Goma Wakame e aggiunto i semi di lino, ancora succo di limone e una generosissima cucchiaiata di lievito alimentare disidratato in scaglie. E’ un’insalata che può essere servita anche come antipasto, molto ricca di proteine e grassi buoni senza contare che sazia moltissimo e può essere base per diverse preparazioni.

Della mia insana passione per il lievito alimentare ho parlato qui durante un “Cosa c’è nel mio carrello” e sull’Avocado ovunque; non resta che fare un facepalm perché davvero è un tunnel senza uscita per me. Nonostante non lo digerisca per niente e tutti i segni possibili e immaginabili mi indichino che dovrei eliminarlo dalla mia alimentazione (un po’ come le alghe, i pachino, il glutine tutto e le carote), continuo a tagliarlo, fagocitarlo e iniettarmelo senza alcun tipo di pudore. Fingo pure di dovermi fare le maschere ai capelli per buttarlo giù (termine quanto più appropriato proprio non potevo trovare) in piedi sul lavandino (no ok non è vero, dai. Non preoccuparti. Vicino alla porta. Che mica ho il tempo di arrivare al lavandino che dista quaranta centrimetri, io).

Questo è solo un esempio (l’ennesimo) di come possa essere adoperata la Goma Wakame, quella surgelata per intenderci, e di come possa essere smorzata da Wakame secca da idratare nel caso in cui sfortunatamente come nel mio caso la prima fosse eccessivamente piccante. Non riesco a trovare, infatti, una marca che non contenga quelmaledettopeperoncino. Non sono amante del piccante ma qualora avessero optato per una dose quantomeno umana il problema non sarebbe sussistito. La quantità esagerata (e lo so perché passo il tempo a togliere pezzetto per pezzetto per pezzetto) ivi contenuta è quanto di più fastidioso possa esistere. Aggiungendo la Wakame secca, poi reidratata, si fa prima. In pratica se non hai voglia di passare il tempo a spulciare letteralmente l’alga eliminando il fastidioso elemento piccante, una delle poche soluzioni che mi sento di consigliare è proprio quella di aggiungere la versione naturale e secca. Il gusto sarà equilibrato e non sconvolto del tutto. Certo, si perderà la croccantosità-gelatinosa che tanto piace della Goma Wakame conferendo una consistenza più morbida ma proprio per questo contrasto la gioia potrebbe centuplicarsi.

Devo smetterla di mangiare alghe, lo so. Ma non adesso.

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6 COMMENTS

  1. Mi ci vorrebbe proprio un piattino così… devo rimettere in sesto il mio stomaco, la settimana appena trascorsa – lontana da casa per lavoro – mi ha devastata: mangiare ad orari inumani e dover adattare le mie esigenze a quel che si trova… posso accoccolarmi un po’ qui nella tua cucina?!?!

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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