L’albero del tè

Nel 2019 credo, ho acquistato da Fortnum and Mason questi addobbi per costruire dei ricordi. Volevo averne di speciali per poterli custodire tutta la vita e tirare fuori nel tempo dallo scatolone magico del natale che noi tutti custodiamo con tanto amore; costruendone ricordi, tradizioni e vita. Gli addobbi di Fortnum and Mason sono quasi tutti a tema London e tè; di ottima fattura, ricamati a mano e con tante perline come una volta. Davvero un sogno. Nei miei sogni c’è quello di cucire cuori, teiere e torte -proprio come questi- con mamma. Imbottirli e ricamarli. Nel lontano 2009 credo l’ho pure fatto -dovrebbero esserci diapositive a sostegno nel buon caro e vecchio Flickr di una me con cappello di Babbo Natale che cuce- ma erano tecnicamente agghiaccianti perché mi ero messa in testa di farne duecento nel giro di due notti (le solite cose di iaia, insomma!). Prima o poi voglio proprio riuscirci. Avrebbero un valore e un significato inestimabile.

Un’altra idea che mi ronza da un po’ nella testa è quella di appendere vere e proprie bustine del tè, come si faceva una volta con i cioccolatini. Non sarebbe semplicemente magico e speciale con tutto quel profumo di foglie e spezie?

La mantellina di Koi fatta dalla nonna con i ferri

L’albero vittoriano

15 Novembre 2019

Ogni anno ti racconto del mio 8 Dicembre e la tradizione, che condividiamo in tanti tra ricordi e forti emozioni. Da quando non vivo più in casa dei miei, e ne sono passati di anni, ho sempre anticipato; di conseguenza anche mamma lasciatasi piacevolmente influenzare.
“Mi sembra esagerato metà Novembre”, mi dico. Poi però segue “ma esagerato, perché?”
Prolungare il piacere di starle a fissare quelle lucette e moltiplicare la magia non può -e deve- essere condannabile.
Il compromesso tra l’attesa e la frenesia l’ho raggiunto facendo l’albero nel mio studio/ufficio. Non è esattamente in casa e la parte razionale e pragmatica urla “è per le foto, il blog e le attività sul web”. Quasi come un giustificarsi (perché mai poi?!). Così come ogni anno eccomi qui con il primo albero. E già dire “primo” ti dà la misura dell’esagerazione mista a felicità.
È il primo Natale per Kiki. Credevo che durante l’allestimento avrebbe fatto come Koi e invece è stata lì ferma a fissare tutte le lucette, non ha toccato nulla ed è voluta salire in braccio. Koi non voleva essere presa mai mentre la piccola kiki ha proprio una passione per le coccole. Non pesasse venti chili nonostante abbia compiuto l’altro giorno cinque mesi, non sarebbe un problema per la mia schiena. Ma meglio una bella lombosciatalgia e lei in braccio, che senza.

Su Instagram trovi tanti alberi fatti insieme in stop motion. Lo faccio tutti gli anni. Se vuoi, ti aspetto!

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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