A muddica atturrata – La mollica abbrustolita

La mollica abbrustolita

La mollica abbrustolita: Il formaggio dei poveri

Il Panko giapponese, in versione sicula.

A muddica atturrata o mollica abbrustolita è una preparazione base che si usa in tantissimi piatti siciliani. Tutti i nonni siciliani in realtà la chiamano -spesso- in un altro modo. Sai quale? Il formaggio dei poveri. Era un lusso poterselo permettere e per questo motivo la fantasia, l’ingegno e il gusto hanno trovato quest’alternativa -che oggi potremmo definire vegan *ridacchiava*- a dir poco golosa, buona e saporita. La mollica abbrustolita perché fondamentalmente è solo questo a me piace da impazzire. È una di quelle cose immancabili. Non amo molto la pasta ma per me sta proprio bene su tutto. Pure sulle verdure, il riso e solo il cielo sa cosa. Ovunque!

Mollica in Sicilia uguale Pangrattato

La mollica abbrustolita in realtà è semplicemente pangrattato. Ed è per questo anche che noi siciliani il pangrattato lo chiamiamo solo e sempre “muddica” o italianizzando “mollica”. Siamo strani, lo so.

A muddica – Il formaggio dei poveri

È una di quelle preparazioni di una semplicità assurda ma bisogna stare attenti e osservare quei due o tre segretucci, che ti dirò volentieri. Devi scaldare una padella antiaderente e versare un filo di olio extra vergine d’oliva. Non chiedermi quanto. Perché è quanto basta. E fa innervosire anche me il quanto basta. Ma è davvero “a sentimento”. Metti il pangrattato e copri tutta la superficie della padella e poi aggiungi il sale. Gira continuamente e se si fanno delle “palline” per via dell’olio e del pangrattato non preoccuparti: “scioglili” con il dorso del cucchiaio. Gira e rigira e non farla bruciare a muddica. Deve diventare dorata e non troppo scura (in foto la vedi già troppo scura ma è l’effetto delle luci e del filtro che ho applicato. E anche perché rispetto agli standard io la faccio dorare un pochino di più. Mi piace così di più, ecco).

Alcuni mettono uno spicchio d’aglio nell’olio per poi toglierlo. Dando più sapore. A me non piace, però se vuoi puoi provare. Lascia raffreddare e poi conserva dentro un vasetto di vetro che chiuderai conservando in frigo. Onestamente ci sono diverse idee riguardo la conservazione. Io onestamente se la conservo (e sottolineo Se) non tardo mai ad adoperarla anche perché impieghi tre secondi a farla e preferisco così.

In genere ci condisci la pasta con le sarde o quella con alici e uvetta. Sono diverse le preparazioni ma posso dirti una cosa: anche pasta in bianco con questa sopra è subito magia. È una preparazione banale se vogliamo ma in tantissimi piatti vegan da quel quid in più. O come dicono i giovani adesso: un twist.

Provala e se hai voglia e tempo fammi sapere perché se non l’hai mai provata di sicuro sarà una gran sorpresa.

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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