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Un’insalatina Giapponese casalinga con patate e prosciutto

Adorabili le patate alla giapponese con la soia no? Uhm… mai provate? E quindi te le sei perse? sìsìsìsìsì queste qui sotto intendo.

Ah. E si può sempre rimediare cliccando qui  (anzi si trova all’interno dello stesso post) pure un’altra idea velocissima per servire le patate con la salvia. Una sorta di “cotoletta” vegetariana (non vegana perché se non erro c’è l’albume. Ma erro generalmente sempre. E potevo pure controllare invece di scrivere questa inutile parentesi) con all’interno una sorpresa salviosa davvero intrigante. Insomma ma oggi non si parla né delle patate giapponesi alla soia né di quelle con la salvia a mo’ di cotoletta. Si parla di un’insalatina casalinga molto in voga in Giappone (e allora ricordiamo pure il librotto adorabile della cucina casalinga di Harumi Kurihara, no?) semplicissima da preparare. Si tratta semplicemente di patate lesse tagliate a tocchetti (se si è sicuri che le patate siano buonebravebellebiologichenontrattateblablapulitesterilizzatelesolitecose si potrebbe pure lasciare la buccia. Girate in una ciotolina con maionese non troppa abbondante (meglio se fatta in casa che ci si sta proprio due minuti) leggermente aromatizzata con il wasabi e servita con del prosciutto crudo leggermente tostato in padella con pochissimo olio di riso.

Qualche fogliolina erbettosa prezzemolosa (anche se occorrerebbe il mitsuba mavvabbè. Uotismitsuba?) e via. In tavola anche (e soprattutto) servita fredda. Come si fa del resto con l’insalata di patate polacca o qualsiasi variazione di “insalata” patatosa (pure quella russa, sì), che il giorno dopo è sempre più buona. 

Chi proprio ha voglia di complicarsi la vita può far saltare della buonissima spalla di maiale nell’olio di riso, a patto che sia tagliata sottile perché l’intento appunto è lasciarla croccante e fine giusto per insaporire e non per inchiodarsi al colon e star lì otto lustri o forse più.Bacchette d’ordinanza, ciotolina Ikea e ricami della Nonna e pure il Moleskine dedicato a Tokyo faranno il resto. Ma anche un piatto di plastica e una forchetta qualsiasi perché è così buona nella sua semplicità che la distrazione visiva pare non essere necessariamente richiesta (alcuni mettono anche un po’ di cipolletta fresca, ma c’è già il wasabi e quindi perché esagerare?).

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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