Okonomiyaki

GIULIANO DI KISS ME LICIA LA CHIAMAVA POLPETTA!

Okonomi significa ciò che vuoi e yaki significa alla griglia.

Faccio sempre l’okonomiyaki a occhio ma orientativamente per questo ho adoperato: 4 cucchiai belli colmi di farina di grano (va bene anche la 00 o quella che preferisci) e del brodo dashi (puoi usare il vegetale) fino a ottenere una pastella. Un uovo grande (che puoi sostituire con la farina di ceci, Viene buonissimo in versione vegan), un bel pezzetto di cavolo cappuccio/cavolo cinese tagliato finissimamente e un quarto di porro tagliato finemente. Un po’ di zenzero grattugiato se vuoi.
Per la salsetta ho usato: un cucchiaino di aceto e due cucchiaini di salsa di soia e un cucchiaio di olio di sesamo. Tre cucchiaini di sesamo tostato. 20 circa grammi di porro.

L’okonomiyaki è servito poi con strisciate di maionese (io ne ho usata una veg a base di riso ma puoi adoperare quella che preferisci) e katsuobushi nella versione classica, che io ho messo a favore di erba cipollina (si ottiene grattugiando piccoli filetti di tonnetto striato essiccato)

Seconda versione

(più classica)

  • 100 grammi di farina di grano tenero
  • 3 grammi di lievito in polvere non vanigliato meglio se per ricette salate
  • 1 uovo
  • 120 grammi di dashi
  • 180 grammi di cavolo bianco
  • 30 grammi di cipollotto fresco
  • Se ce l’hai il tenkasu ma non è necessario
  • Salsa okonomiyaki (che trovi negli etnici se vuoi ma non è necessaria)
  • Maionese
  • Katsuobushi (che trovi negli etnici ma per una versione veg non è necessaria)
  • Alga nori sbriciolata sopra a me piace tantissimo. Dà quel tocco in più.
  • Se vuoi anche pancetta o fette di maiale, ma io la faccio in versione vegetariana.

 

In un recipiente metti farina, lievito e uovo. Aggiungi il brodo dashi (se non ce l’hai va benissimo anche del brodo vegetale classico o acqua soltanto ma insaporisci di più in quel caso). Devi ottenere una consistenza liscia e omogenea. Metti da parte e fai riposare.

Adesso taglia cipolla, cavolo tutto abbastanza grossolanamente. Ma in verticale è in mente. Trascorsi 10 minuti circa da quando hai preparato la pastella aggiungi a questa il cavolo e il cipollotto. A me piace mettere anche tanta radice di zenzero grattugiata ma fai tu. Dipende dal tuo gusto. Amalgamare per bene tutti gli ingredienti e questa sarà la base del tuo buonissimo okonomiyaki.

Fai scaldare una padella con olio di sesamo o semi, fai tu, e metti metà dell’impasto (ti vengono due okonomiyaki abbastanza grande). L’altezza non deve superare i due centimetri e mezzo circa. Versa e spargi per bene dando una forma tonda. Se vuoi usare la pancetta, quando la base è abbastanza cotta. Aggiungila sopra, metti il coperchio e poi gira. Occorreranno almeno 8 minuti ma anche 10 perché il fuoco deve essere basso. Una volta capovolto l’ononomiyaki ricopri di nuovo e lascia ultimare la cottura.

Metti su di un piatto. E aggiungi maionese, salsa speciale e alga nori se vuoi.

Un piatto che non dimenticherai e di cui sono sicura, ti innamorerai.

Io ormai lo faccio in infinite variazioni anche con ortaggi e verdura che ho in casa.

Polpetta!!!!

Giuliano di Kiss me Licia la chiamava polpetta, ricordi? E Marrabbio ne faceva di ogni tipo e genere tutto il giorno mentre agitava la sua Palettina magica per saltare e girare okonomiyaki. La pizza di Osaka, viene chiamata anche così, perché la diffusione e le infinite interpretazioni sono praticamente le stesse. Sia Osaka che Hiroshima in realtà se ne contendono la paternità. Questa delizia è tra le ricette più famose in tutto il globo. Generalmente viene preparata nel teppan, ovvero le classiche piastre enormi giapponesi ma in casa senza alcun problema in normalissime padelle fumanti. In commercio si trova  una salsa, in Giappone chiamata Otafuku molto densa-scusa e dolciastra, perfetta per rendere l’onomiyaki ancora più fedele all’originale.

Il primo post che ho dedicato all’okonomiyaki risale al 2011 e lo trovi qui.

Il Video su Instagram

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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