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Charlotte di Montersino sulle scale

La scala è quasi finita. IUUUiiiuuuuiuppidu. No dai, la scala è qua-s-i-f-i-n-i-tttt-aaaaaa. Chi ha avuto l’immensa sfortuna di poter vedere i lavori in casa si è reso conto (dopo i miei vari ammorbamenti) che l’impresa epica della trasformazione corpo-scala era da annali. E dopo averla smantellata, trasformata e rielaborata. E dopo aver trovato una collocazione estrosa alla tromba trasformata in libreria sospesa (no eh. Non sto delirando) ci siamo davvero quasi. E dopo aver progettato la stanza-del-bimbo-chenoncè all’interno della camera da letto nuova infilata dentro una panic room e dopo aver disegnato una toletta manco fossi una Youtuber Make Up Guru (risate registrate. Che a stento so mettermi il mascara) e dopo. Insomma pare che io a Pasqua 2014 potrei pure andare a vivere a casa nuova. Sì lo so. Era stato detto Natale 2013. Dopo aver detto Settembre 2013. E Ferragosto 2013. Ma pare che davvero per Pasqua io possa essermi definitivamente insidiata. Il dramma della scala, che era quello che attanagliava un po’ tutti, è finito con tanto di festeggiamenti. Certo si deve ancora rivestire e ultimare ma già il fatto che gli scalini siano finalmente tutticomedicevamonoi e il giro sia appariscente ma con garbo comevolevoio è già una conquista mica da ridere. Lavorare a stretto contatto con rumore, chiacchiere e canzoni dei muratori mi ha insegnato (come se in quest’ultimo anno non fossi stata “disturbata” dal destino con cose ben più gravi) che è l’imprevedibilità a dover dar forza. Che la programmazione in sé è l’elemento sbagliato. Si cresce, migliora e impara da quello che all’improvviso il caos genera. E che non è assurdo pensare che l’equilibrio sia proprio lì. Nella follia dei movimenti e degli elementi. L’armonia è distruzione se te ne convinci a tal punto che la perfezione perseguita è scopo supremo. Nella canzone che detesto trovo forme alternative di non sentire. Magari scopro nuove cuffie, silenzi e canzoni. Nell’imprevedibilità di un oncologo che non risponde al telefono non mi accanisco sul genere umano ma ritento, riprovo e persevero. Questa scala che ha tormentato le mie notti e i miei giorni sta diventando simbolo di discese e salite come è stata la tenda che costruiva mamma per farmi inventare mondi. Scrivo oggi che è il sei per pubblicare il dieci dicembre ben sapendo che i risultati della Tac di papà adesso potrebbero avermi ridotto una larva in un angolo. Non spero di stare festeggiando ma al massimo che le piastrine siano abbastanza alte da poter fare la Chemio. In questa scala ho capito che non è arrivare alla fine dei gradini come dici tu. Senza fiatone. Felice e poco sudata. Ma fare uno scalino. Anche per volta ed essere felice di quello. La scorsa settimana è morto un nostro carissimo amico di famiglia, che ha costruito gran parte della casa dove abitano i miei. E’ stato automatico ripensare al passato. A quando queste scale sono state progettate per poi adesso essere rielaborate e trasformate. Come è stato automatico pensare alle salite. Discese. Cadute. E una di Escher mi è apparsa. Con percorsi, vite e gradini rotti. Non mi importa se non sarà Pasqua 2014. Mi accontento solo del gradino di oggi. Lo assaporo tutto. Ci faccio pure un balletto su. Mi giro in tondo nel poco spazio. Guardo quello che ho salito. Che dovrò salire. E non mi lamento. Senza voler tornare indietro e andare avanti. Ma stando ferma. Sapendo che dovrò farlo il tempo necessario. Ma gustandomelo.

Queste Charlotte sono di Luca Montersino (che guardando qualche gradino più in giù ho avuto l’onore di conoscere. Di parlarci. Di vederlo mangiare pure una mia Pasta di Mandorla). Facili e veloci da preparare ma proprio per queste caratteristiche bisogna star bene attenti ai tempi e a piccoli accorgimenti. Uno su tutti la temperatura. Perfetta (come vedremo nei post a seguire) per diversi utilizzi, questa è una ricetta da trascrivere nel quadernino di casa. Quello che io, nonostante questo contenitore, continuo ad avere per le occasioni speciali. Questa è indiscutibilmente una di quelle.

Ingredienti:

  • 135 grammi di albumi
  • 125 grammi di zucchero semolato
  • 90 grammi di tuorli
  • 125 grammi di farina debole
  • zucchero a velo per decorare

Monta con la frusta della planetaria gli albumi con lo zucchero fino ad ottenere una massa spumosa e compatta. Unisci poi i tuorli sbattuti a parte e la farina. Questa operazione si deve fare mescolando dal basso verso l’alto. Su della carta da forno cerca di modellare il più possibile la forma che hai scelto e poi spolverizza con un po’ di zucchero a velo e inforna a 240 già caldo per 8-10 minuti. Quando freddo se vuoi puoi spolverizzare ancora un po’.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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