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La (seconda) Ricetta della Brioche col Tuppo Siciliana da inzuppare nella granita o imbottire col gelato! Mizzica!

 Per 10-15 brioche (oh dipende sempre dalla grandezza. Per una sicula come me direi pure 8 brioche)

  • 1 kg di farina
  • 400 ml di latte intero
  • 150 grammi di zucchero
  • 150 grammi di strutto
  • 4 uova di media grandezza
  • 30 grammi di lievito di birra
  • 1 generosa presa di sale
  • i semi di un baccello di vaniglia
  • aroma panettone
  • 1 uovo, zucchero e un pizzico di latte per chiudere le brioche

Mescola la farina setacciata per bene con lo zucchero e forma una fontana. Al centro versa le uova, il latte leggermente intiepidito in un pentolino e il lievito proprio dentro la fontana in modo che si sciolga nel latte. Con le dita aiutalo picchiettando un po’ e cominciando quella danza di rara bellezza tra le mani e l’impasto. Aggiungi lo strutto a temperatura ambiente.  Aggiungi anche la polvere di vaniglia e una generosa presa di sale. Lavora per bene senza perdere mai la voglia fino a che tra le mani non otterrai un impasto elastico, omogeneo, compatto e bello corposo. Come tradizione vuole per il pane e le elaborazioni “antiche”, dai sempre degli energici colpetti all’impasto e lancialo non troppo delicatamente sul piano da lavoro. Si dice che queste cadute non debbano essere mai meno di una decina. Metti l’impasto in un recipiente molto più grande perché dovrà lievitare dodici-quattordici ore in frigo e il volume chiaramente raddoppierà (nel migliore dei casi perché potrebbe pure aumentare ancor di più. Dipende sempre dalla temperatura e dal periodo in cui lavori gli impasti. Dalla casa. Dai materiali etc etc). Copri l’impasto con un canovaccio o un tovagliolo.

Trascorso il tempo togli la pasta dal frigorifero e dividila in 15 (o quanto grandi hai deciso debbano essere) pallottole grandi, calcolando che da ognuna di esse dovrai ricavare una pallottolina più piccola che è poi il “tuppu” o tuppo, ovvero quell’ambitissimo bottoncino di delizia messo sopra. Quando hai tra le mani la pallottolina grande fai un incavo al centro e poggiaci su il tuppo. C’è chi lo “incolla” spennellando leggermente con uovo (alcuni anche con latte e zucchero come nella copertura finale) e c’è chi come me questa volta l’ha semplicemente poggiato per non creare umidità (scelta più felice, a mio modestissimo avviso). Una volta fatte tutte le brioche e poggiate su carta da forno o teglia, lascia riposare almeno altre due ore (ma pure tre). Trascorso questo tempo spennella con la mistura uovo-zucchero-pochissimo latte (giusto qualche goccina) tutta la superficie superiore delle brioche e inforna a 180 statico preriscaldato per 15-18 minuti (dipende dalla grandezza) fin quando sono belle dorate.

Il 28 Giugno deliravo come ogni giorno riguardo una ricetta che avrei voluto fare/rifare e blablabla. Trattavasi di Brioche col Tuppo e trovi tutto cliccando qui. Capita che mi entusiasmo ai massimi livelli e dico che voglio provare e riprovare. Poi finisce che dimentico completamente e totalmente la suddetta ricetta. Sintetizzando: follia. Al contrario però di quanto accade generalmente, quest’anno mi è proprio venuta un’ossessione, che altrimenti non potrei definire. Pur non mangiando la brioche col tuppo per gli svariati motivi che gli impavidi amici lettori conoscono e pur non avendola amata poi così tanto in passato, una rotella deve aver cominciato a fare qualche giro strano ed è partito il feticismo estivo. Qui per una buona brioche col tuppo fatta in casa la gente è disposta a fare carte false. Se sei in grado di autoprodurre nella tua dimora  il prodotto diventi improvvisamente eroina da idolatrare. Monumento nazionalsiciliano.

Non ambivo nè ambisco neanche a questo, ergo si tratta giustappunto di follia. Fissazioni maniaco ossessive. Rotelle sotto stress esposte a temperature marocchine. Quadro clinico a parte, questo secondo esperimento, che ho già tardato a pubblicare perché qui siamo *rullo di tamburi* già al quarto, è nettamente superiore al primo. Devo infatti premurarmi di fare un update al post precedente in modo da reindirizzare eventualmente i malcapitati che mi troveranno in rete per far provare loro indiscutibilmente questa (mi sa che dirò lo stesso quando pubblicherò il quarto esperimento).

Al contrario della prima ricetta ho adoperato la farina 0 (ma va bene anche la 00, dai) senza la manitoba (ecchesiamoamericaninoi? NO!) e lo strutto perché diciamocelo è sempre meglio mettere qualcosa di animale, no? (c’è della forte ironia, sì). L’aromatizzazione è stata fatta con l’aroma panettone che mi ha gentilmente reperito il mio amico Salvo (altro invasato che ho coinvolto); questo perché un pasticciere a lui vicino che sforna Brioche col tuppo a tonnellate ogni mattina per sfamare la fauna locale ha sentenziato che senza l’aroma panettone non saremmo andati da nessuna parte. Ora io a te, amico mio, che sei di Milano, Rozzano, Bologna, Roma, Napoli, Catmandùscrittocosì non saprei neanche esattamente dirti che cosa esattamente sia questo aroma panettone. E’ semplice pensare “evvabbè è un’aroma panettone semplicemente reperibile nei negozi specializzati”. La Sicilia come tutti sanno ha un proprio vocabolario, identità, legge e cosmo. L’aroma panettone potrebbe (ne sono quasi sicura) essere qualcosa di completamente diverso per il resto del mondo (un po’ come il fatto che se chiediamo “un melone” pretendiamo di ricevere in cambio un’anguria. Gli strani siete voi, CHIARO? Il melone è l’anguria. Arrendetevi!).

A me l’aroma panettone è stato dato da Salvo all’interno di un barattolino. Pare lo spacci all’insaputa della sua famiglia questo pasticciere. Nessuno deve sapere quello che sto spifferando all’Italia intera, ok? (lo vedi che ci si può sempre fidare di me?). Insomma.

Se non avete l’aroma panettone potete venire dietro il quarto cassonetto verde vicino alla Villa Bellini di Catania. Sono quella con un nano da giardino e una borsa fluo animalier tigrata. Spaccio lì quello che mi è rimasto. No, dicevo, altrimenti mettete vaniglia in bacca o scorza di limone.

Insomma. Perché sono finita a parlare del mio quarto lavoro? Spaccio di Aroma Panettone alla Villa Bellini? Ah sì. Perché questa ricetta è incredibilmente somigliante all’originale (bell’aggancio privo di senso vero?). Molto più soffice, incredibilmente areoso (si può dire? boh). Non indurisce come lo scoglio di Acitrezza dopo quindici minuti e calda inzuppata nella granita preparata da me ha fatto emettere gridolini di stupore a chiunque.

Non vi prometto che sia LA ricetta ma. Ci siamo quasi.

Buon inzuppo a tutti! (perché diciamocelo granita a parte se si apre come un panino e ci si buttano dentro seicento grammi di gelato non è che sia una brutta idea, eh?)

http://maghetta.it/2014/06/28/ricetta-brioche-tuppo-siciliane-granita/

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
9 COMMENTS
  • tezann 19/08/2014

    Ottima ricetta grazie di averla pubblicata:)

  • Bibi 19/08/2014

    Aroma Panettone Aroma Panettone.
    Ma pure se una preferisce il Pandoro?

    NOOOOOO ferma! Ora non andare a cercare l’aroma pandoro santocielo (lo sto già facendo io)

  • veronica 19/08/2014

    sei un mito come sempre e devo dire che con i lievitati sei bravissima
    ecco te ne ho dette più di 12 ihihihi

  • Mariangela 19/08/2014

    Aroma panettone?!?! Lo voglio subitoooooo!!!

  • assocfe 20/08/2014

    L’ha ribloggato su ClipFilmEuropae ha commentato:
    Grazie per questa ricetta che invita tutti alla genuinità dei prodotti fatti in casa e soprattutto a ricordare al “riccoso” gusto di una buona granita con un “inzupposo” sapore di una buona brioche.

  • Marty 20/08/2014

    questa cosa dell’aroma panettone mi stordisce. ma tu dici che lo mettono anche dentro il panettone stesso? :O

  • kuroko 21/08/2014

    ama.
    brioche mai assaggiata ma quella forma si ama. eppoi ha un tuppo. che anche senza definizioni, è una parola meravigliosa.
    e questa tua compulsività mi fa solo venire voglia di scatenare tempeste di baci a tuo danno.
    <3

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