Ma il bollitore migliore qual é?

Ma si può vivere tranquillamente senza 12 bollitori almeno?

 

Non so da quanto tempo ho questo problema -ossessione bollitore- ma posso dirti che il tè mi appassiona da più di vent’anni. È un rito che amo grazie a mamma e papà, che ne sono sempre stati letteralmente ossessionati. Era un’abitudine certe sere cenare proprio con il tè (e duemila biscottini, torte e roba salata accanto naturalmente) e annovero quei momenti tra i più sereni e belli della mia vita. Sarà anche per questo che una tazza di tè evoca serenità.

Il primo bollitore lo ricordo ancora. Mamma ne aveva uno bellissimo di acciaio e me ne prese uno blu. Era orrendo, adesso che ci penso. Blu metallizzato ma non di quel cobalto elegante. Somigliava più a quel blu tremendo elettrico. La nuance precisa ai vestiti da matrimonio un po’ kitsch vellutati e damascati con risvolto azzurrino, pietre preziose e cinture con perle. Ci siamo capiti, no?

Ho amato molto quel bollitore fischiettante. All’epoca era qualcosa che superava la pura avanguardia. A onor del vero sapevo usare solo il bollitore. Niente caffettiera, pentole (perché ho cominciato a cucinare in tarda età), padelle e roba da cucina. Era un rapporto basato sulla monogamia: sposati nell’anima. Dal bollitore kitsch blu ne è passata di acqua sotto i ponti. Ne ho acquistati diversi -per passione ma pure per curiosità- e ne ho sparsi ancor di più in tutte le zone dove staziono. Sì, perché io se non ho il bollitore non mi sente a mio agio. L’ho messo negli uffici, nella sala riunione e nel mio ufficio personale. L’ho messo in camera da letto, nella cabina armadio, nel mio studio a casa e vabbè in cucina. L’ho messo nel salone vittoriano e pure da mamma -non sia mai che vada e non lo trovi. Insomma ecco spiegato il motivo del perché di tanti modelli in mio possesso. Ogni volta che inquadro lo smeg rosa e poi quello bianco e dopo ancora quello azzurro nei messaggi privati di Instagram mi è stato chiesto se li dipingessi o lavorassi alla Smeg (e io rido tantissimo ogni volta perché è comprensibile fare una domanda del genere). Ecco no, la realtà è che senza bollitore mi sento incompleta. E in camera da letto deve esserci perché soffrendo di insonnia capita spesso che mi faccia una tisana alla lavanda o una camomilla e non ho assolutamente voglia di salire sopra in cucina: né in Estate né in Inverno. Nonostante lo studio sia abbastanza vicino alla cucina ho comunque messo il bollitore proprio perché quando mi rinchiudo in un ambiente mi piace restarci. Sono ostaggio di me stessa, in pratica. E quando sono in studio andare in cucina mi deconcentrerebbe (lo so, sono esagerazioni e fissazioni). Mi piace chiaramente prendere modelli sempre diversi per provarli e le ripetizioni dello smeg sono dovute al fatto che l’estetica mi strugge sempre: cedo inevitabilmente. Ci sono dei pro e dei contro in ogni modello ed essendo questa una delle domande più frequenti mi faceva piacere dedicare un post in modo da poterlo aggiornare nel tempo. Un post che fosse utile e dinamico.  Partiamo dal presupposto che il bollitore non è necessariamente elettrico ma può essere un normalissimo bollitore da mettere sul fuoco.

 

La differenza tra il bollitore elettrico e quello classico da fuoco?

La differenza sostanziale e la prima riscontrabile è il tempo. Con la resistenza e quindi l’elettricità l’acqua si scalda più velocemente. A volte, quando non ho fretta, mi piace molto preferire quello da fuoco all’elettrico. Stare lì ad aspettare il tempo di mettere le foglie nell’infusore, cercare la tazza o semplicemente perder tempo a scegliere la fragranza. Al contrario, quando sono di fretta o non ho questo romanticismo di scelta mi dirigo velocemente verso quello elettrico: infallibile e alleato fidato. C’è però una sostanziale differenza non percepibile ai più ma esistente: l’acqua riscaldata sul fuoco ha un sapore diverso dall’acqua riscaldata nel bollitore elettrico e per mio gusto preferisco il primo. Sono appassionata di acqua e amo gustare le più svariate dal mondo. Per il tè uso l’acqua del rubinetto poche volte -perché non mi piace il sapore- e mi è capitato quindi di prepararlo con diverse tipologie di acqua: dalle più pregiate alle più strambe. Mentre nel bollitore sul fuoco rimane praticamente intatta nel bollitore elettrico l’acqua cambia “la punta salata”. Ho sempre sognato di avere del tempo da impiegare nella ricerca -perché non ho trovato nulla a riguardo- ma non mi è stato possibile. Anzi: qualora tu lo sapessi ne sarei ben contenta e curiosa di sapere.

Il tempo e il sapore quindi. Poi, senza neanche sottolinearlo, il prezzo. In linea generale un bollitore -a meno che non sia di Design- da fuoco costa meno che uno elettrico. Tra quelli da fuoco e di design che preferisco e possiedo ci sono: KitchenAid (in acciaio) e il classico Bollitore Alessi con in cima al fischietto l’uccellino. Alessi, pourparler, ha pure lanciato un interessantissimo bollitore elettrico in resina termoplastica (sia total White che total black) a forma di teiera classica moderna che trovo semplicemente delizioso (leggi: lo prenderò ma Sto cercando di resistere perché metterne uno in bagno, vista la situazione, mi pare ancor più esagerato di quanto abbia fatto già).

Meglio Kitchenaid o Smeg?

Spesso mi viene posta questa domanda vedendo che adopero spesso entrambi. Smeg ha quel sapore vintage e quella cartella di colori che ti fa cedere nonostante tutto. Nonostante il prezzo sia eccessivo per certi versi. Nonostante non ci sia la temperatura dell’acqua. Nonostante non ci sia il mantenimento della temperatura desiderata. Nonostante non ci sia la possibilità di salvare La scritta cromata smeg (sì, perché devo dirtelo: si cancella. Con l’utilizzo quella scritta va via e c’è una noiosa fase di mezzo dove leggi MEG, oppure SEG o semplicemente E ).
Kitchenaid non è economico come prezzo, certo ma ha generalmente la possibilità di far impostare la temperatura, non ci sono pezzi di lettere che saltano (perché dai dà fastidio e tanto, da un punto di vista estetico squisitamente intendo) e ha una porzione trasparente ben più visibile che ti permette di veder comparire le bollicine (lo so, sono dettagli apparentemente insignificanti. Apparentemente, ripeto. Perché io amo vedere comparire le bollicine e vado in visibilio. Ma no! Non prendere quelli trasparenti di bollitori a basso costo perché fai davvero una sciocchezza. Se proprio lo vuoi trasparente punta sempre a marchi prestigiosi. Kitchenaid ne ha uno in catalogo ma non l’ho provato).

Dopo Anni di utilizzo e preferenza Smeg -sì, tre lo dico nonostante tutto cedevo all’estetica, alla forma e boh non lo so – devo dirti che in Linea generale se dovessi consigliarti direi senza indugio: kitchenaid.

E sai perché? Perché tra le varie sciocchezze c’è una cosa molto importante. Smeg lo pulisci con più difficoltà e mi è capitato che l’acciaio sottostante interno -la base della nostra acqua per intenderci- si sporchi molto facilmente e addirittura con l’acqua dentro (qualora dimenticassi di toglierla completamente) si forma una sorta di “muffetta”. Essendo l’entrata dello smeg un po’ difficoltosa -rispetto ai vari accessi di Kitcheaid- infilare la mano e la spugna risulta una manovra ostica. Ripeto: ho diversi smeg funzionanti e sono cliente affezionata ma con l’utilizzo ci si accorge di alcune cose e queste cose diventano poi le vere differenze.

Iaia ma il bollitore di Natale che marca è?

Il bollitore di Villeroy and Boch, ormai introvabile, a tema natale ogni anno fa impazzire tutti. Nonostante in tutte le foto dica il marchio. Nonostante in tutte le storie dica il marchio. Nonostante nonostante la domanda è sempre quella. Quindi scrivo la risposta anche qui nel caso possa essere d’aiuto. È di Villeroy e dovrebbe essere della collezione permanente quindi senza difficoltà per reperirlo. Di fatto però ci si fiondano tutti a Natale ed è Sold Out a Novembre. Mi sa che l’acquisto dovrebbe essere ponderato proprio dopo o nei mesi estivi.

 

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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