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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Che la Pasqua in Grecia sia molto sentita è un’informazione pressoché inutile perché lo sanno tutti. Viene onorata e celebrata ed elementi pagani e cristiani si fondono per dar vita alla settimana più indiscutibilmente più ricca dell’anno dove la tradizione, i ricordi e la cultura la fanno da padrone. C’è il Sabato di Lazzaro dove i giovani bussano alle porte cantando canzoni tradizionali e ricevendo in cambio doni come dolci pasquali e frutta secca. La Domenica del giorno della vita e della morte che fissa l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e tutte le tavole si arricchiscono di piatti tipici a base di pesce e poi ancora giorni di digiuno, pentimento e riflessioni fino ad arrivare al Giovedì Santo che è la giornata più famosa, ovvero quella della colorazione delle uova rosse. Le uova, come abbiamo sinora detto in modo a dir poco estenuante, sono simbolo di rinascita e il sangue in questo caso è emblema della passione e del sangue che Cristo ha versato per noi. Non vi è casa e angolo dove le uova rosse non siano protagoniste. Vengono fatte il giovedì ma consumate la domenica con un rituale chiamato tsoukrisma. I commensali prendono l’uovo e lo sbattono uno contro l’altro al grido di “Cristo è risorto”. Una sorta di cin cin per intenderci. E se uno dice a voce alta “Cristo è risorto” l’altro lo sottolinea con un “Davvero è risorto il Signore!”. Quello che ha l’uovo integro lo passerà a un altro possessore di uovo fin quando tutte saranno rotte e una, si suppone, rimarrà integra.

Le uova rosse vanno bollite con il colorante. Purtroppo non avevo alcuna testimonianza di cui fidarmi davvero. Ho letto qualcosa in giro e confidavo nel libro di Vefa, ma nulla. Ho visto delle uova rosse già sgusciate mentre altre cotte nel colorante ma integre con il guscio. Ho provato a renderle sode con il colorante rosso ma il risultato non era neanche lontanamente paragonabile a quello che vedi. Ho deciso quindi di fotografarle sgusciate dopo averle lasciate già belle che pulite in poca acqua con colorante naturale rosso in gel. Il mio desiderio era quello di farle con il succo di barbabietole ma sembrano essere scomparse quelle sottovuoto che acquisto sempre in tutte le stagioni al supermercato. Il gusto non varia molto e come spesso mi è capitato di sottolineare: non sarà un po’ di colorante una volta l’anno a ucciderci. La cosa tristemente divertente è che chi sostiene a gran voce “no al colorante alimentare” segue per la maggior parte delle volte un’alimentazione alquanto discutibile. Un po’ come cercare il pelo nell’uovo, che mai come oggi cade a fagiuolo (con la u è più divertente).

Uova rosse che dovrebbero sovrastare un magnifico tsoureki.

Tsoureki che non ho ancora fatto ma tocca porre rimedio a questa mancanza nel minor tempo possibile.

 

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