L’Albero delle favole

I ricordi e la magia

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L’albero di Natale:

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La nostra casa all’epoca era davvero molto piccola. Eravamo in affitto. Papà e mamma lavoravano venti ore al giorno e papà aveva aperto un piccolissimo negozio di materiale elettrico. Era una casa adorabile che amavo e che ricordo in ogni minimo dettaglio. Ne ricordo il profumo, l’aria e la posizione dei mobili. C’era questo enorme salotto in finta pelle marrone morbida, una cucina piccola ma molto carina tutta marrone con la tovaglia piena di limoni e la mia stanzetta bianca con il letto giallo strapiena di giocattoli.  L’otto dicembre mamma scendeva giù in garage e prendeva quell’enorme scatolone strapieno di addobbi.  Il giorno dell’albero di natale.  Tra tradizioni e magia scopriamo insieme dove e come nasce l’albero di Natale. 

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L’albero delle favole e del tè. Ho cominciato a sognare, costruire e poi fare questo albero per diverso tempo. Lo avevo in testa.  Volevo riassumere in pochi simboli il significato di tutto e credo, nel mio piccolo, di esserci riuscita. L’albero che più mi rappresenta.

Con i personaggi di sempre che sono riusciti, e ancor oggi riescono, a regalarti storie e magia. Con le tazze e le teiere piccole e di porcellana con le quali versare il tè agli amici immaginari, i più preziosi. Quelli che da piccola ti tengono compagnia e sognano con te. Ho utilizzato i merletti come si faceva nel periodo vittoriano come ghirlanda, decorazioni cucite a mano e impreziosite di perle e strass. Gli addobbi sono delicati e in vetro soffiato come si faceva nell’ottocento. 

Una piccola, incredibile magia per sospirare, sognare e sperare.

Il merletto

Quando ero piccolina mi piaceva molto quella sorta di boa glitterato che si attorcigliava intorno all’albero. Mamma metteva sia quello che i fili d’angelo. In pratica dopo aver addobbato accuratamente tutto si copriva con quella sorta di tenda che si ha generalmente nelle case a mare (bello questo paragone! Impietoso ma bello, mi complimento con me stessa). Insomma fatto sta che grazie al cielo abbiamo capito tutti che no. È meglio saltare il passaggio copertura boa-tenda della casa a mare. In effetti delle piccole ghirlandine però anche nei vecchi alberi andavano messe. In genere nel periodo vittoriano si adoperavano merletti e velluti. Qualche volta ho fatto dei fiocchetti, pur non essendone particolarmente amante, di velluti e nastrini. Altre dei nodini lasciando cadere sempre velluto e nastrino. Mai girando intorno; solo una volta ma era un merletto diverso; di quelli che si vendono proprio per l’albero. Un po’, dozzinale diciamo. Quest’anno invece ho voluto fare questo piccolo investimento in merletto vero; tanto poi si ri-arrotola e si può adoperare ogni anno.

Gli addobbi cuciti a mano

Su flickr intorno al 2009 avevo caricato delle foto di me e mamma che cucivamo cuori, renne, pacchetti regalo fatti con panno lenci e imbottiti di cotone idrofilo. Che giornate indimenticabili! C’era anche papà che mi aiutava a ritagliare. Ritagliavo cuori. Li imbottivo con cotone idrofilo e poi mamma mi aiutava a girarci intorno con la macchina da cucire. A volte acchiappavo pure il cotone e tutto si distruggeva, incastrava e io urlavo. Ma questo è un altro discorso. Poi attaccavo con ago e filo piano piano le palline e gli strass. Mi ero messa in testa già all’epoca di voler fare un albero con tutti gli addobbi, come si faceva nel vittoriano, cuciti a mano da me. Il risultato è stato a dir poco catastrofico non essendo una novella sarta; pur essendo cresciuta con nonna ricamatrice professionista e zia sarta e stilista professionista: zero. Non è che abbia proprio brillato dei loro insegnamenti. Inutile dire quindi che quando ho trovato da Fortnum and Mason le decorazioni dei miei sogni cucite e ricamate li ho acquistati senza pensarci due volte. A maggior ragione perché erano pure a tema tea time: no dico. La perfezione!

Sono decori che conserverò per tutta la vita. Avrò il mio albero -proprio come mamma- con decori che custodirò gelosamente nel tempo e che mi accompagneranno in questa avventura che è la vita

Le fiabe

Ne ho parlato diverse volte di questi personaggi in vetro soffiato e dipinti a mano. Credo però di averlo fatto soltanto su instagram e mai qui su blog. Alllllooorrrra: acquistati su Fortnum and Mason e non solo. Tre anni fa circa, credo (o quattro? Uhm): noto questi addobbi ed esattamente la collezione del Mago di Oz comprensiva di Dorothy, uomo di latta, leone e spaventapasseri. Magistralmente soffiati a vetro e dipinti a mano. Ne rimango letteralmente folgorata. C’era pure la carrozza, Cenerentola e il principe e Pinocchio con la fata turchina. Unico difetto? Prezzo davvero esorbitante. Ne rimango a dir poco sconvolta. Capisco il lavoro e tutto ma erano drammaticamente cari. Non sono una che parla mai di prezzi e non li giudico. Sono molto semplicistica nei ragionamenti: puoi e vuoi? prendi. Non puoi, non vuoi per una serie di ragioni e…? non prendi. Tanto complicata nei ragionamenti, zero complicata nel modo di vivere e pensare pratico diciamo così. Pragmatica, scomoderei quasi. Avevo già acquistato diversi anni prima tutte le tazzine di porcellana e le teiere, insieme alle alzate con gli scone sempre su Fortnum and Mason. Care pure quelle, ma comprensibile considerata la fattura e tutto il resto. Stessa cosa per i decori cuciti a mano con perline e strass. Qui si parlava di cifre però cinque, sei volte superiori a pezzo. Raramente desidero una cosa così tanto. Insomma dopo due o tre ragionamenti, via. Decido di comprarli perché, ripeto, l’intenzione era quella che mi avrebbero accompagnato per sempre. Non sono neanche una così tanto morigerata che ha paura di ostentare, perché ripeto sono molto pragmatica in questo tipo di ragionamento. Non mi faccio chissà quali ragionamenti contorti. Quando arrivano mi do una pacca sulla spalla, perché sono ancora più belli dal vivo. Semplicemente perfetti! Non avrei saputo disegnarli e farli meglio così neanche nei miei sogni. I dettagli, la cura. E pure inquietanti al punto giusto proprio come li desideravo.

Scopro con mio enorme stupore (leggi: scopre il Nippotorinese che è il solito precisino) che sono di una marca italiana. Veneta, addirittura. Beh. In pratica vinco il premio cretina dell’anno: L’italiana che compra in Inghilterra dei decori fatti in italia con tanto di made in Italy scritto con orgoglio dalla ditta inglese. Un paradosso! Sempre Pier, scopre che online la ditta in questione vende e a prezzi nettamente più bassi. Non dico la metà ma metà della metà. Mi mordo le mani? Ma no! Perché i set presi da me da Fortnum sono in esclusiva per Fortnum e già dall’anno successivo questa edizione limitata non è più disponibile: BINGO! Sono felice così e cosa faccio? Beh. Aggiungo a carrello altre fiabe trovate nel sito italiano.

Ne sono a dir poco  estasiata e soprattutto felice per le scelte fatte: prendo Peter pan e anche Cappuccetto rosso. Prendo diverse fate da favole differenti e il catalogo si arricchisce ancora di più- Onestamente per questo albero che ho ormai da tantissimi anni son perfette. Non dovrei comprarne più ma….
*tossiva ridacchiando

Ma. So che qualcosina, anche solo un pezzettino all’anno, aggiungerò.

Adesso però devo dirti il marchio, certo: De Carlini!

Storia tutta italiana meravigliosa che nasce nel 1947 al termine della seconda guerra mondiale. Enrico De Carlini eredita la vena artistica dal padre che si è formato a Brera in una delle accademie di belle arti più famose e fonda la soffieria.

Una chicca, che è arrivata lontano. A ben vedere, vorrei dire. Perché la gloria la meritano tutta.

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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