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Jammmmmmbellllll ncopppa jammmmjjjjjaaaaaaaa Simmenapulèpaisa funiculì funiculà. U babà. A sfogliatell!

Napoli ti amo. Ti amo incommensurabilmente e visceralmente. Tisentdrittevven e ascoltavo pure Pino Daniele quando avevo quindici anni (ma non proferire parola su Gigi D’Alessio e Tatangelo perché potrei non corrispondere delle mie azioni. Ti amo e ti perdono per “nondirglimaichesiamostatiinsiemequellanotteamare” ma è un tasto doloroso che non toccherei perché sono in un momento difficile della mia vita; ovvero: in crociera. Sorvolerò quindi in virtù di questo amore viscerale O paradiso vulcanico, come fossi la mia terra*portandosi la mano al petto e guardando il cielo con aria tratratrasognante).

Napoli ti amo talmente tanto che ho giurato sul molo beverello di impegnarmi seriamente nella preparazione del caffè, chiedendo  perdono a San Gennaro per tutti quelli che hanno dovuto patire bevendo il mio. Na tazzulllelll ‘e caffè.

Il porto di imbarco è Catania. Completamente diverso da come ricordavo avvenisse a Savona quando ho passato il Capodanno alle Canarie proprio a bordo di una città galleggiante ormai dieci anni fa. A Catania, nella mia splendida città, è tutto meravigliosamente confuso ed estremamente “divertente”. E allora entri da una parte e ti dicono dall’altra. Poi arrivi in un punto e non è quel punto. Poi ti dicono di andare a destra ed è sinistra. E poi ti arrabbi, prendi per il collo un passante turista  e minacci tutti al grido di “gli punto un cannolo alla testa se non mi dite subito dove è l’imbarco della costa crociere” e ottieni risultati. Arrivi alla Vecchia Dogana, che francamente è un luogo che fino a poco tempo fa amavo e speravo diventasse simbolo dell’arrivo per chi approdasse in città da altri mari. Poi, come spesso accade ahimè nella mia terra si è trasformato in qualcosa che bello come prima e per come era stato concepito non è. Solo i pupi giganti sono rimasti appesi ma il loro sguardo e triste e presto cadranno giù.