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La Sicilia vanta alcuni formaggi tipici ma di certo non possiamo dire che ci sia una tradizione minimamente paragonabile a molte altre regioni. Ora io ho un torinese in casa, d’accordo? Particolarmente fissato con i formaggi e intenditore per giunta. E ogni volta che storce il naso perché nessuno dei formaggi tipici gli piace particolarmente mi infastidisco. Non perché sia campanilista, e se mi leggi lo sai, ma semplicemente perché -come gli dico sempre- non è che qui ci sono tutte queste montagne, alpi e pascoli. Ci sono chiaramente. Ma sarebbe un po’ come storcere il naso sul pescato del giorno a Torino. Fa un po’ ridere, no?  Quindi senza girare tanto intorno alla questione formaggi, potremmo non stupirti più di tanto, mio adorabile forestiero. C’è da dire però che ci sono dei prodotti interessanti che potrebbero solleticare la tua gola. Io, quando mangiavo formaggi, ti confesso che ero una fan scatenata della ricotta salata. Fosse stato per me -intolleranza fulminante come se non esistesse- me la sarei iniettata in endovena tre giorni a settimana e almeno due volte al dì. Ma pure sette giorni su sette.
Iaia
Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Trovo in archivio questo post, scritto non so neanche io quando, e queste foto che raffigurano  uno dei miei primi (se non il primo) timballi. Approfondirò l’argomento di quello che è seguito poi, a partire dal disastro che ho preparato quando la Sacra Dottoressa Suocera è venuta qui nel territorio siculo in quel di Pasqua, ma nel frattempo pubblico codesto delirio:

(è assurdo. Ho trovato una decina di post che credevo di aver pubblicato. La domanda illuminante di oggi è: masantocieloquantoscrivo?)

 

Da un po’ di tempo mi frulla in testa la voglia di preparare il timballo di maccheroni del Gattopardo. Essendo una ricettina ultra light che contiene anche la crema pasticcera (ebbene sì. Non fissate lo schermo come le mucche fissano i treni passare durante il pascolo. La crema pasticcera) oltre i fegatini, la carne, le uova, la salsa, la carne tritata e le melanzane fritte e pezzotti di maiale, prego costantemente i miei familiari e conoscenti affinchè si prestino all’assaggio.

Capisco che per questa mia passione non posso pretendere che i loro fegati scoppino o implodano provocando danni interni incalcolabili, ma santapizzetta come dovrei mai riuscire io a ingurgitare una roba del genere? Un timballone di maccheroni (giammai!) con diverse qualità di carne (preferisco randellate sui denti fino a stramazzare al suolo) con la crema pasticcera (masiampasssi?!) e pure le uova?! (no dico LE UOVA?!)

Lo farei ma non è colpa mia se ho buon gusto (momento autocelebrativo con possessione egocentrica universale).

Naturalmente mi riesce difficile convincerli perchè loro astuti e malvagi ridacchiano dicendo “essenontelamangitu, devomangiarmelaio?”. Grazie al cielo la mia risposta pronta “evvabbè ma pure la torta al cioccolato non mangio. Vorrà dire che non la preparerò più” sortisce qualche effetto. E li vedo riflettere mentre si crogiolano nell’interrogativo che più li attanaglia:

la crema pasticcera.

E le melanzane al cioccolato (clicca qui per la ricetta) dopo le prime titubanze sono state spazzolate in men che non si dica ergo: perchè non dare fiducia alla crema pasticcera tra fegatini, ragù, uova e pasta? In nome della letteratura e della cultura perdinci!

“L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.”

Questo è quello che racconta Giuseppe Tomasi di Lampedusa quando a Donnafugata arriva in sala, oltre che la meravigliosa Angelica, questo popò di roba mentre candele sono accese su una tavola sontuosissima e Tancredi rincitrullito osserva rapito il suo amore.

Nulla di strano quindi per la cannella che profuma il ragù perchè il siciliano la cannella la mette pure nel caffè e si fa il risciacquo dopo la shampoo usando questa spezia, ma perdindirindina la crema pasticcera dov’è?!Sto indagando al riguardo perchè semmai dovessi scoprire che è un ingrediente non segnalato da Tomasi di Lampedusa procederò in maniera controcorrente e diciamocelo: avrò qualche chance in più per prepararla. Nel frattempo però questa voglia di timballo mi ha preso (quando dico mi ha preso intendo: mi ha preso per prepararlo eh. Non mi ha preso per niente per mangiarlo) e la mia scelta è ricaduta su una cosa molto più facile da smistare. Difatti il mio papetto con consortemammosa e pelato nippotorinese se lo sono spazzolato in men che non si dica. Tra l’altro il forestiero apprezza non poco gli anelletti siciliani, ovvero questa pasta unicamente appartenente alla Trinacria da generazioni (un po’ come quella a cinque buchi del Carnevale) che ormai non è difficile trovare in commercio soprattutto da quando aziende nazionali se ne sono impadronite. E’ la pasta al forno classica e comune per intenderci, ma realizzata con gli anelli piuttosto che con i maccheroni. Dentro ci può essere davvero di tutto ma guai e ripeto guai se manca la melanzana, che come la cannella rappresenta un ingredienti principe per il siculo.

Il piatto festivo che si prepara in casa tra urla di bimbi e cugini di settima generazione. Molte feste paesane culminavano con grandi abbuffate di pasta ‘ncaciata (clicca qui per la ricetta) anche se nella mia famiglia avendo la nonna calabrese ci si buttava sulla pasta arriminata (clicca qui per la ricetta). Che sia incaciata, incastagnata, ncasciata questa pasta al forno tradizionale e familiare ha sempre un po’ lo stesso sapore ed elaborazione di ingredienti “poveri” e “comuni” (adesso poveri e comuni, l’esatto contrario all’epoca).

A Novara di Sicilia poi si usavano quattro tipi di ragù per fare questo timballo; ovvero l’agnello, il pollo, il vitello e il maiale.

Sulla pasta siciliana ce ne sarebbe da dire eccome; soprattutto sui cavati e la loro versione ridotta, i cavatieddi, senza contare i Lolli (classici con le Fave). Il Ragusano poi è talmente ricco di varietà casareccie che occorre proprio un capitolo a parte. Con lo stesso impasto della pasta poi si possono realizzare i causunieddi (calzoncini), i lazzitedda e i pizziliati. C’è la pasta rattata (grattugiata) e la pastraredda di forma rotonda. I busiati, le mafaldine di Piazza Armerina e i busiati trapanesi. 
A Catania poi c’è la Scuma (Schiuma) sulla quale urge approfondimento anche se qualcosa è stato detto qui. Oltre a essere uno dei piatti poveri preferiti del mio papà e della sua infanzia, è uno dei miei ricordi più ancestrali e profondi.

Non mangio carne da più di  dieci anni. Nonostante i miei problemi alimentari in genere non sono mai stata un’amante della pasta. Amavo le farfalline. Credo che buona parte di quei meravigliosi 140 chili fossero dovuti a confezioni da 500 grammi di farfalline in brodo che mi sparavo in vena anche al pomeriggio. Poi la dieta e la demonizzazione generale dei carboidrati hanno fatto il resto.

Sicula disonorata fui. Che non mangia pasta e timballo; ma perlomeno li preparo (momento di autocommiserazione-convincimento-delirio).

E allora è semplicissimo perchè in fondo basta solo cuocere gli anellini in acqua bollente e salata e scolarli 3-4 minuti prima della fine della cottura. Friggere le melanzane e rassodare le uova. Preparare il ragù con il soffritto base di carota, cipolla e sedano e una buona salsa fatta in casa. Assemblare tutto e mettere le uova intere o tagliate al centro e iniziare magari dalla base con qualche fetta di melanzana in modo che risulti come un simpatico coperchio. Infornare con abbondante parmigiano e via. Capovolgere. Se si usano le teglie in silicone l’operazione riuscirà non soltanto semplice da far paura ma anche veloce.

E ora passiamo alle cose serie: chi è che si presta ad assaggiare il timballo con la crema pasticcera?

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28 COMMENTS

  1. L’Ingeriminese non ha dubbi: lui è pronto per l’assaggio, anche subito, del timballo con melanzane e crema… Sta già prenotando il volo.. 😉 Adora la cucina sicula…

  2. io lo assaggio. anzi, pretendo di assaggiarlo. e quella foto è davvero regale.
    eppoi. è la seconda volta che ti sogno. questa volta eravamo in un auto (anche se era più un pullmino..). c’erano una marea di persone, almeno tre davanti più una alla guida e credo 7 dietro, con te al centro che facevi l’appello dei nick e cercavi di ricordare i nomi di tutti. tutte persone che popolano la tua cucina. vicino a me c’era Angela e poi Apity. c’erano Luci Bibi, Max e Pani davanti, uno dei due alla guida. e nonostante contavo una decina di persone continuavi a fare l’appello di nick che ho visto spesso qui tra i commenti e c’erano tutti quelli che chiamavi (che sono spaventosamente più di dieci). c’erano tutti tutti tutti e vedevo visi che non conosco e sentivo nick e corrispondenti nomi di persone con cui non ho mai parato né di cui, ovviamente, conosco visi e nomi.
    era un vero marasma e tutti parlavano e ridevano.
    andavamo a mangiare tutti insieme a te in un posto all’aperto, dove c’era un grande tavolo rotondo con una tovaglia con quadri rossi e bianchi (che fantasia eh) e nonostante fosse un tavolo enorme si sentiva ogni voce senza dover gridare e ognuno potevi guardarsi in faccia. il tavolo era in mezzo a una piccola strada, con ai lati due palazzi altissimi colorati di marroncino/arancione. si vedeva il cielo in alto, ancora più lontano, di un azzurro accecante, attraversato da nuvole che passavano veloci.
    e ora ho letto i commenti del post precedente e ho scoperto grazie a Pani che che le formiche non fanno retromarcia. come le lucertole. e che pure Pieceofstar ha sognato stanotte.
    e ora basta, sono satura di immagini e informazioni *-*.

  3. mh mh mh timballo con crema pasticcera? ma si, lo proverei 🙂 i cavatieddi sono come i cavatelli calabresi? io li adoro, è una specialità di mia nonna!

  4. quindi, considerato che seppur con moderazione io farei un bagno nella cannella, ne deduco che pur essendo un nordico doc, di aspetto e di origine, forse ancor più nordico di dove sono nato, sono siculo nell’anima. Alla faccia del gran pernacchiatore e tutti i suoi riti fasulli.
    E le lucertole sì, non fanno la retromarcia, forse per questo la mia gatta se le mangia a colazione

  5. ah ecco è una pasta speciale.
    ed io già che mi chiedevo come cacchio avessi fatto a far arricciolare così i bucatini XD

  6. fighi gli anelli!!!!!! un po’ mi fanno pensare a vermetti arrotolati e questo mi genera disagio, però me li mangerei lo stesso sìsì…perlomeno le melanzane sopra (sì, io sono la stronza che stacca le mandorle dalla copertura della colomba e se le frega tutte…) 😀

  7. e io leggo tutto tutto eh *_*

    vi sembro rimbambita ( risate registrate)
    ma io leggo tutto tutto.
    Oggi vi leggevo pure mentre guidavo. Ahem. Intendo.
    Oggi vi leggevo pure ferma ad un ingorgo.
    Niente di grave. Solo tre persone che si picchiavano. Tutti suonavano ed io felicissima ho detto:
    ahhhhhhhhhhhhh
    finalmente ho una scusa per star ferma in mezzo a una strada e posso leggermi i miei amici.
    Volevo che si ammazzassero e la lite non finisse mai .
    poi purtroppo è arrivata la polizia.

    Ma dico : non hanno da fare la domenica? pranzo in famiglia?

    era meravigliose.
    lite.
    urla.
    e io leggevo commenti.
    La mia domenica perfetta.
    *_*

    evvabbè-

    • sei proprio fortunata. Non è da tutti avere l’occasione giusta per mettersi a leggere in mezzo alla strada. Quei tre che si picchiavano li farei santi.

    • La mattina del mio compleanno c’è stato un accoltellamento sotto casa mia… mai successo nulla di simile in questo quartiere… c’è in giro un sacco di gente che non sa cosa fare…

  8. Mia nonna ha una ricetta un po’ diversa, ma altrettanto “leggera” e saporita: niente melanzane, che vengono sostituite con fette di mortadella tagliate sottili sottili, il ragù deve essere rigorosamente coi piselli, caciocavallo grattugiato in abbondanza.
    Buoni gli anelletti!
    Soprattutto il giorno di Natale.

    http://thirtieslookingonline.wordpress.com/

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