I biscotti con la tahina di Yotam Ottolenghi

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

I semi di sesamo sono una fonte di energia incredibile perché contengono magnesio, ferro, fosforo e calcio. Possiedono vitamine del gruppo B e prevengono l’osteoporosi. I semi di sesamo per certi versi sono qualificati come veri e propri sostituti dei latticini e sono capaci di rinforzare il nostro sistema immunitario. Il Gomasio -miscela di sesami tostati e sale- e la tahina sono non soltanto condimenti gustosi ma fidi alleati per la salute. Dopo l’hummus e l’uso della tahina nelle insalate vogliamo farci mancare un dolcetto? Giammai! La tahina/tahini/tahin -ogni volta mi confondo- è onnipresente nelle colazioni mediorientali con il pane tostato misto a melassa d’uva. Gli iracheni a fine pasto non rinunciano mai a imbottire deliziosi e succosi datteri con questa pasta. L’ho fatto anche io, e nonostante non ami moltissimo i sapori leziosi, ne sono rimasta rapita. A patto che il dattero sia un vero dattero. I siriani a mio modesto avviso rimangono i migliori. Fatto sta che questi biscottini riscuotono sempre un successo incredibile. Croccanti fuori e morbidi dentro. Hanno questa tipica forma tonda caratterizzata da un “colpo di forchetta”  come fosse una piccola impronta. E poi? Tanta cannella. Ma di quella fresca che trovi al mercato e che vendono sfusa. Niente a che vedere con quella imprigionata nella bottiglietta di un centro commerciale.

Questi biscottini sono opera di Yotam Ottolenghi e se non sai chi sia ti prego corri verso una libreria e agguanta qualsivoglia meraviglia abbia scritto (e se non lo conosci per punizione: niente biscotti, ecco!)

 

La Ricetta

  • 270 grammi di farina 00
  • 130 grammi di zucchero di canna
  • 140 grammi di burro non salato di prima scelta a temperatura ambiente
  • 110 grammi di tahina leggera
  • vaniglia
  • 25 ml di panna fresca
  • 1 cucchiaino di cannella

Lavora con un robot lo zucchero con il burro fino a ottenere una crema per almeno un minuto- un minuto e mezzo. Senza fermare il robot aggiungi la tahina, la vaniglia e la panna e solo alla fine la farina poco per volta. Impasta almeno due minuti a velocità moderata. Trasferisci su un piano di lavoro infarinato. Fai delle palline e schiacciale un po’. Con il dorso della forchetta esercita una lieve pressione sulla pallina appiattendola quanto basta perché si veda l’impronta. Dolcemente e senza forza. Disponi i biscotti su carta da forno distanziandoli e spolvera la cannella sopra. Inforna a 180 gradi già caldo per 15-20 minuti (dipende dal forno) e quando sono dorati tira fuori e lascia raffreddare. Si conservano fino a 10-12 giorni se non prendono umidità e se disposti in scatole di latta.

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