I Cannoli Siciliani

Must Try

La granita di mandorla

Latte di Mandorle. Mamma mia, il latte di mandorle ghiacciato! Ne ho parlato e riparlato ma ti segnalo questo articolo riassuntivo dove c'è scritto...

La frolla con i fiori

I fiori si possono ammirare, coltivare, regalare e mangiare. Sì, esistono dei fiori eduli perfetti per zuppe, insalate e dolci sorprendenti.

La Panna Cotta al tè matcha

Un dolce gustoso, facile e fresco caratterizzato dall'inconfondibile sapore del tè matcha. Perfetto per un dopo pasto ma anche per accompagnare un tè nero fumante caldo e avvolgente.

Semi di papavero e glassa di limone

Una delle preparazioni più buone mai preparate. Mi è sempre piaciuto moltissimo questo accostamento, quello dei limoni con i semi di papavero. Diversi dolci pasquali polacchi e dell’Est Europa hanno proprio i semi di papavero; anche il cozonac, per esempio, ha diverse volte il ripieno di semi di papavero. Il risultato -ma con una ricetta di Ottolenghi è facile- è sorprendente. Molto profumata, leggera e gustosa.
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

In Sicilia chi non si sposava piuttosto che rimanere zitella preferiva farsi monaca. Le monache, è risaputo, erano abilissime nella preparazione di dolci dall’indescrivile bontà. Di leggende sul cannolo ce ne sono diverse e più volte le abbiamo lette e tramandate insieme. Il Cannolo detto da Cicerone “tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte factus”, rimasto entusiasta dalla bontà inenarrabile di questa delizia ,ha conquistato dalla sua nascita praticamente tutti. In tutte le epoche, età e luoghi. Nessun dolce siciliano è più famoso (insieme alla cassata) e sulle sue origini si disquisisce da sempre (e per sempre). Pare che l’ipotesi più accreditata sul nome sia da attribuire alle canne da fiume che venivano utilizzate per arrotolare la cialda croccante prima di essere fritta, quella che in alcune parti della Sicilia chiamano “scoccia” (scorza). Il fatto che Cicerone ne parlasse chiaramente può farci intuire il periodo in cui il cannolo aveva già fatto capolino nel cuore dei golosi ma di fatto anche qui, come per la derivazione del nome, ci sono diverse ipotesi. Moltissimi sostengono che i cannoli siano stati concepiti dalle concubine dell’harem Kalt El Nissa di Caltanissetta che vollero presentarli al sultano con un chiaro intento di rappresentare la forza e la virilità del sovrano, di fatto quindi una forma fallica. A moltissimi però questa versione non solo non piace ma proprio offende e si va quindi a quella delle monache che in un convento di clausura, sempre a Caltanissetta, fecero durante il Carnevale (ma anche qui ci sono dissonanze perché in moltissimi sostengono a Pasqua) questa prelibatezza. Infine che le concubine dopo la cacciata dei saraceni si rifugiarono nel convento passando da concubine a monache di clausura e diffondendo quindi la preparazione del cannolo.

Qualunque sia la verità l’unica incontrovertibile è che è stramaledettamente buono e che è praticamente impossibile resistervi. Se si è assaggiato un cannolo già bello riempito con la cialda umida non fa testo. La regola numero uno per un ottimo cannolo è: essere riempito sul momento. La regola due per un ottimo cannolo è: usare solo ed esclusivamente della ricotta di pecora freschissima. Ma proprio fre-schi-sssss-iiiiii-ma. I pistacchi devono essere rigorosamente di Bronte. La frutta candita deve essere necessariamente di prima scelta. Il cioccolato deve essere fondente e di ottima qualità.

So di averlo ripetuto e approfondito più volte a livello maniacale ma sono le dita che partono in automatico. Non posso fermarle. Come non posso fermare Koi che, come noterai dalle diapositive pur essendo di Grosseto e quindi della Maremma con animo nordico, ha ormai il cuore che batte per la Trinacria che la ospita. Non so perché ma quando Koi vede i cannoli va in visibilio; la sua passione smodata per i latticini e in particolar modo per la ricotta sarà il motivo. Per ovvie ragione non le abbiamo mai fatto assaggiare neanche un micro pezzetto (non avesse tutte le allergie che ha, lo farei pure. Intendo un micro micro micro pezzetto) ma per rasserenarla ogni volta un pochino di ricotta (non lavorata con lo zucchero nè condita con cioccolato e canditi, chiaramente) gliela diamo. E lei: strabuzza gli occhi come un manga giapponese. E non possiamo che ridere e abbracciarla fortissimo.

Il cannolo anche per il ripieno ha diverse declinazioni. C’è chi mette ricotta e canditi con una ciliegia candita all’estremità (più nel palermitano). C’è chi mette dentro la ricotta il fondente e i canditi di cedro e arancia con polvere di cioccolato laterale. Chi ancora, nel catanese ovviamente, non può rinunciare alla polvere di pistacchio di Bronte.

Ti sembrerà assurdo ma non è così difficile preparare i cannoli in casa. I tubi dove arrotolarli li trovi comodamente su amazon e la base della cialda è davvero molto semplice. Un po’ meno il sigillo e la frittura, che come tutte le fritture può darti qualche problema ma proseguendo a cuocere singolarmente ogni cialda il pericolo diminuisce sempre di più. Mantieni una temperatura costante e già questo garantisce un gran successo. Qualora non volessi cimentarti puoi sempre acquistarli ma non voglio neanche dirlo: la differenza è tanta. Qui in Sicilia ci sono marche di cialde già pronte davvero interessanti (al limite è meglio chiedere al bar perché spesso te le vendono a parte e poi tu fai solo il ripieno) e un modo molto particolare che ultimamente spopola è quello scomposto che ti mostro poco più sotto.

La Ricetta

per fare otto cannoli circa

Come fare la cialda: 300 grammi di farina, 25 grammi di zucchero, 25 grammi di burro, un bicchiere di Marsala, e un pizzico di sale

Il ripieno: 350 grammi di ricotta di pecora, 170 grammi di zucchero a velo, 60 grammi di arancia candita a quadretti e 60 grammi di cioccolato fondente a pezzettini piccolissimi (simili alle gocce ma ti prego le gocce no), 50 grammi di farina di pistacchio (pistacchio di Bronte in polvere), olio di semi di girasole o strutto per friggere.

Setaccia la farina e unisci lo zucchero e il sale. Poi il burro e il marsala finché non hai ottenuto una pasta compatta e bella uniforme ma elastica. Aggiunge eventualmente un po’ di Marsala o farina se serve. Avvolgi, dopo aver formato una palla, in pellicola e conserva in frigo almeno un’ora. Nel frattempo puoi preparare il ripieno senza problemi. Devi passare al setaccio al ricotta dopo averla lasciata a scolare in un colino per un’ora. La devi passare al setaccio ed è il passaggio fondamentale. Lento e noioso come lavoro lo so ma ne vale la pena. Una volta che hai passato tutto al setaccio aggiungi lo zucchero e lavora per bene. In molti aggiungono pian pianino un albume montato a neve alla ricotta ma francamente eviterei a meno che tu non ne sappia la provenienza e ne sia tanto sicuro. Viene buono lo stesso e non tutti lo mettono, comunque. Unisci quindi le scorze e il cioccolato (se vuoi) e poi conserva la crema in frigo coperta da pellicola.

Adesso prepariamo la cialda. Stendi la pasta con il matterello e ottieni uno spessore di pochi millimetri poi ritaglia delle forme ovali e avvolgi intorno alle canne. Devi sigillare il centro dei cannoli spennellando per bene con un po’ di albume. Tuffa nell’olio caldo fin quando la canna si sgancia sola. Succede sempre così perché la cialda si gonfia e la canna rimane a galleggiare nell’olio o se non accade comunque non preoccuparti perchè si stacca facilmente.

Riempi i cannoli solo sul momento. SOLO. Ho detto SOLOOOOOO sul momento? Ti prego. Due minuti prima e non di più. Deve essere un’operazione istantanea. Zucchero a velo sopra e poi polvere di pistacchio laterale o cioccolato o ciliegia. O quello che la fantasia ti suggerisce perché il cannolo sta bene con tutto.

Il Cannolo scomposto

Stessa operazione e ingredienti di sopra ma senza cialda, o meglio: con la cialda ma sbriciolata sopra (ma pure senza cialda ti assicuro che è un dolce al cucchiaio semplice e buonissimo che puoi arricchire come preferisci)

 

E un’altra versione della Cheesecake Cannolo, arriverà. Nel frattempo ti lascio una diapositiva giusto per un assaggio. Dici che va bene?

 

Forse potrebbe interessarti leggere...

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Le mie Storie in Cucina

Articoli recenti

Gelato al burro d’arachidi salato

Il gelato viene sempre prima di tutto. È la cosa che mi piace di più in assoluto. Sempre e per sempre. Questo al burro d'arachidi non credevo potesse essere così buono.

Colazione dolce o salata?

Colazione dolce o salata? Un po' come essere o non essere? Che sia dolce o salata la colazione è necessaria per la tua salute.

Il terzo numero di Mag-azine

Il terzo numero di Mag-azine è dedicato ai profumi di Sicilia. Un'isola incredibile che non smette mai di farti sognare.

Crema salata agli arachidi

Una crema strepitosamente buona che ti lascerà senza parole a base di burro d'arachidi e salsa di soia. Perfetta per condire insalate, involtini primavera e vietnamiti con le cialde di riso.

10 Primi piatti siciliani che non puoi perderti

La pasta alla norma e quella col macco. Il riso con l'ennese che profuma di zafferano e l'immancabile pasta al pistacchio senza dimenticare "a muddica". Scopri i dieci primi piatti irrinunciabili che non puoi perderti se sei in Sicilia.

More recipes like this