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Non sono stata molto fortunata con gli animali. Nonna aveva le galline, i conigli e un'anguilla nel pozzo capace di mantenere l'acqua pulita; che poi non capivo bene come potesse mai fare. Mi assillava l'immagine di questa anguilla che essendo ligia al dovere non poteva sporcare

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Sto cercando in questi giorni nel mio personale vocabolario il verbo riflessivo arrendersi e dannazione non lo trovo. C’è una sensazione surreale ed estremamemente dolorosa che mi pervade proprio guardando queste foto. Non è passato neanche tanto tempo del resto, perché al massimo sarà un mese eppure paiono appartenere a ere zoologiche fa. Questa luce. Questa tovaglietta. Questo piatto. Sembra un fotogramma ritrovato sotto le alghe dell’oceano tra le trame di un relitto. La mia casa, come fosse nave, affondata da nubi di fumi e polveri e onde di piogge e lacrime. Che siano di risate o dolore. In questi due giorni di assenza che a me hanno pesato come anni non sono riuscita in nessun modo a pensare di parlare di intimità, casa, ricordi e cibo essendo al momento esule in patria. Pur abitandoci non vivo nella mia casa. Pur essendola non lo è più. Il disequilibrio dato dalla carenza dei miei movimenti abitudinari, spazi conosciuti e oggetti incontaminati da germi, in un attimo diventati preda di un terremoto emotivo capace di devastare quel briciolo di equilibrio rimastomi e precedentemente annientato dal dolore di papà. E’ come se tutto fosse successo insieme.

Una volta una mia amica mi ha detto che quando il Diavolo entra in casa non va più via. O per lo meno se si trova bene rimane un po’. A quanto pare ha trovato una dimora e anime che lo attraggono particolarmente, perché sta lì seduto e si gode lo spettacolo. Aspetta che ti offro un drink. Non ti muovere.