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Timballo Cous Cous alla Norma

Ma voi ve la ricordate questa qui che fissa il cous cous al Cous Cous Festival sul piatto di plastica dove le avevano sbattuto pure la cassata siciliana vero? E le avevano pure dato un bicchiere di vino (e lei era con le calze otto denari a 40 gradi tutta vestita di nero a San Vito Lo Capo mentre gli altri in bikini a fare tuffi), giusto?
Se vi siete persi il viaggio palermitano di Iaia lascio i link:

Poi mi si chiede perché rifiuto qualsiasi invito mi venga gentilmente (io vi amo ma santo cielo aripijatevi) offerto. IO NON ASSAGGIO NULLA. Posso venire alla sagra della mela cotta. Del seitan bollito. Della cipolla riscaldata. Del gelato senzalattesenzauovasenzacono. Altrimenti mi troverete lì a fissare un piatto di plastica. Ma comunque avrei tanto da dire. Sono una delle poche che pur non mangiando nulla di quello che mi viene proposto posso pure parlarne tre giorni. Insomma ma perché sto dicendo questo? Non lo so chiaramente.

Ah sì. Dovevo fare un collegamento con un cous cous e come sempre sono MOLTO sintetica. Ecco.

A me piace propinare il Cous Cous al Nippo. Per lui, diciamolo, stare qui è un po’ sempre “stare in Marocco”. E’ una gita continua. Un viaggio perenne. Sta con una che si veste di nero pure d’estate e se potesse si coprirebbe pure il volto. Sta con una che per mentalità è così bigotta che una carampana in missione da Padre Pio pare una rivoluzionaria. Sta con una che parla strano e non solo non mangia carne di maiale, ma proprio non mangia nessun animale. Non beve. E fa pure il ramadan. Ma non fino alle sette di sera e poi via verso nuovi orizzonti. Fa proprio il digiuno una volta a settimana e fissa un bicchiere d’acqua. Per dire insomma che al Nippo il profondo Sud piace e pure parecchio.

E pure il Cous Cous. Certo gli piace più quello del Cous Cous Festival a San Vito lo Capo dove a prepararlo sono grandi chef riconosciuti e tanti indigeni del luogo bravissimi nella realizzazione.

Gli piace un po’ meno quello precotto che gli propino da un po’ per endovena ma.

Chi se importa? A me piace preparare il Cous Cous. Voglio proprio che diventi un mio must in cucina. Non so neanche io bene capire il motivo ma. Mi fa simpatia. Tutto pallinoso, appallottolato e generalmente ai “nordici” piace questa nota sicula.marocco.africa.estremo sud. Ti riporta alla Medina.

A me riporta in quel di Tunisi quando bionda con 140 chili hanno offerto quaranta cammelli a papà ma suppongo che non sia questo il punto.

Il punto è che io mi sto proprio organizzando con la coussssscccoussschiera (che si scrive sicuramente così) e ho brutte ma davvero bruttebrutte intenzioni a riguardo. Sto organizzando un vero e proprio Iaia CousCous Festival e se vorrete potrete partecipare anche voi. Acchiappo quattro tappeti da casa di Nanda. Li butto nel parcheggio. Lancio una cooussssscousschiera in mezzo alle macchine. Monto due tendoni e comincio a fare cous cous come non ci fosse un domani. Sempre vestita di nero con le calze sotto i quaranta gradi, certo.

Prima di cominciare con la coouususususchiera però mi sono detta che quello precotto non era una cattiva idea. Non ho mantecato con il burro come fosse un risotto come ho visto fare (cosa che mi ha gettato nello sconforto assoluto) su youtube più volte ma. Ma ho fatto il cous cous alla Norma. Roba da prendermi a pugni me ne rendo conto. Ma non volevo cominciare (come logica imporrebbe) con il classico cous cous di pesce e blablabla. Io volevo proprio cominciare in maniera errata, fantasiosa e completamente fuori di testa.

Volevo cominciare alla Iaia. Come una (appunto) che non ne capisce NULLA ma proprio NULLA di cucina, cous cous e decoro.

Non contenta ed essendo periodo di Pasqua e quindi di timballo mi sono detta: timballo di cous cous alla Norma! Yuppidu (dico sempre yuppidu). Lo sguardo basito del Nippo e l’incredulità di mio papà che mi fissa ormai esterrefatto e annichilito non mi hanno assolutamente distolto dall’intento e il risultato inaspettatamente è stato:

buono.

Che non me lo dico da sola; essendo io Miss CriticaFeroce 2013. Ma Nanda ha detto testuali parole “pensavo a una delle tue solite schifezze. Invece è buono” (si sa. Cuore di Mamma. Nanda è sempre molto umana).

Poi , come si evince dalle foto (fatte di fretta, in una giornata piovosa e blablabla. Leggi: fanno schifo-le odio) ne ho fatto una versione “pisellosa” con un po’ di sale nero delle Hawaai aromatizzato alla menta. Ma non è questo il punto. Il punto è il Timballo di Cous Cous alla Norma. L’ho inventato ioooooooooooooooooooooooo *disse con tono PippoBaudo (questa la capiscono quelli che nell’ottanta erano già nati ahimè. Agli altri giuovani va una pernacchia. FUORI DA QUI ! lasciateci tra anziani, tzè).

Il timballo che, come ribadisco trenta volte al giorno, insieme alla lasagna-cannelloni-pasta da infilare nel forno e riscaldare è uno degli unici primi in cui posso cimentarmi senza raccogliere figure tremende (salvare il salvabile quantomeno) è perfetto per la tavola pasquale. E ancora più perfetto presentare un Timballo che appartiene a una tradizione familiare ma in versione ” esotica” couscouschesca (esiste. questo termine esiste, lo so) e in chiave sicula-catanese alla Norma.

No dico ma nella semplicità non è assolutamente geniale? (qualcuno mi menta e dica di sì. E’ come sempre un momento difficile e ho bisogno di conferme. Anche finte per carità. L’importante è che siano conferme)

A fare il Cous Cous si impiegano tre minuti. A fare la salsa zero minuti perché se proprio non vi va c’è sempre quella pronta****. Le melanzane d’accordo fanno puzzare la casa è vero ma possono essere nel caso tagliate a pezzi, messe su carta forno, oliate leggermente e via dentro il forno (che è pure molto light) e poi ricotta salata come non ci fosse un domani. Si può riscaldare il giorno dopo. La monoporzione-torretta è innegabilmente carina. Perfetta per un incontro in piedi. Perfetta da seduti. Perfetta sul divano. Perfetta senza forchetta perché prendi la torretta e te la infili in bocca e ciao. MuorisoffocatoNOOOscherzo. E’ meglio di no.

Insomma. Il timballo di Cous Cous è una soluzione ideale. E nessuno OGGI deve CONTRADDIRMI. E’ così ed io sono troppo gasata (inspiegabilmente) per questo Cous Cous.

(****Io amo la Cirio e tra l’altro seguo Cirio su Twitter e devo confessare che dietro l’account si nascondono meravigliosi individui. Quando un’azienda sceglie il meglio per la comunicazione si vede, eccome.  E ieri tra pois e baffotti ci è scappato un sorriso immaginando questa gustosissima Coppia Salsosa in viaggio a Paris)

Ora la domanda è: ma dopo tutte ‘ste scemenze ce lo dici come hai preparato questo CousCous?  E se la domanda invece era: ma dopo tutte ‘ste scemenze quando scompari dalla rete che non ce ne frega niente di te e del Cous Cous, vi dico solo una cosa:

Malvagi. Siete malvagi. E non gioite dei couscous altrui.

Carta e penna che vi dico come fare il Cous Cous! (il primo che lo manteca con il burro si prende una pizza in faccia. E non è una capricciosa di Gennaro Capuozzo. E’ proprio una manata in pieno volto).

Timballo di Cous Cous alla Norma (Signori CousCousari bravissimi professionisti perdono! Userò quello precotto ma ben presto sarete orgogliosi di me!)

(spero)

Leggi le istruzioni sulla confezione del Cous Cous. Detta così sembra una scemenza e forse lo è ma non tutti i Cous Cous consigliano la stessa quantità di acqua e la stessa quantità di prodotto. Quello che ho adoperato io questa volta (per la prima volta) è stato il classico Barilla mentre le scorse volte avevo adoperato solo quello biologico e le differenze nella cottura ci sono eccome.

Oggi prenderemo in esame quello classico del Supermercato-Barilla giusto per capirci (ma tanto non ci capiamo perché sinceramente: chi mai dovrebbe capirmi se non mi capisco manco io?).

Segui scrupolosamente le indicazioni della confezione di Cous Cous.

Nell’acqua metti un cucchiaio ma anche due di olio extra vergine d’oliva.

L’acqua dovrà bollire ed essere salata. Il cous cous non dovrà essere cotto con la fiamma bensì a fuoco spento. Versa il Cous Cous. Copri la pentola e lascialo lì. Gonfierà, crescerà e nascerà. Poi aggiungi un po’ di olio. E lascia sempre riposare.

Fatta questa operazione semplicissima avrai preparato o preparerai una salsa. Come preferisci . Se devi sceglierne una pronta prendi Cirio chesotuttisimpatici!  Aromatizzala con l’aglio e poi toglilo o se non ti piace fai una semplice salsa al basilico. Profumalo. Usa pelati. Salsa pronta. O qualsiasi prodotto ritieni più opportuno.

Friggi le melanzane dopo averle lasciate pressate con un po’ di sale grosso in modo che rilascino la loro acidità. Se sei in un regime ipocalorico controllato non per forza devi rinunciare. Puoi sempre cuocere le melanzane su carta forno con poco olio (sei proprio a dieta stretta stretta? e allora al vapore senza olio chettefrega?) tagliandole a dadini o striscette.

Senza fare particolari magheggi in una pentola (anche quella della salsa) raccogli il cous cous con la salsa e gira per bene. Insaporisci con olio eventualmente e aggiusta di sale. Aggiungi i tocchetti di melanzana e lasciane qualcuno da parte per la decorazione finale.

Infila a cucchiaiate dentro formine di alluminio (io ho adoperato come sempre il silicone) e passa in forno. Sforma anche ben caldo perché la bellezza del Cous Cous e che prende forma immediatamente.
Servi con melanzane e ricotta salata.

In questo modo si può naturalmente condire come si preferisce. Con i piselli. Con le verdure. Con la carne. Con il pesce. E pure con la frutta (sì. ho intenzioni bellicose con il cous cous io!) e pure fare una sorta di sushi (e l’ho detto io che ho intenzioni bellicose rivoluzionarie!).

Il cous cous si presta benissimo a palline, arancini, dischetti e santocielo ci faccio pure i nani da giardino ci faccio! Ricordate che si detta moda, eh? Ricordate i Uaffffffolll?

Bene.

Ho deciso che il 2013 è l’anno del Cous Cous (delirio di onnipotenza AMMMMEEEEEEEEEEEEE!)

(chiamate qualcuno per il TSO. E’ arrivato il momento).

Altre Ricette con il Cous Cous?

 

E qui pure un Cous Cous con spezie e un VideoPost con me che faccio la cretina (santocielo). Come sempre, inciso.

Su Style

E oggi su Style per chi avesse piacere ci sono i Panini Carota che avevo pubblicato qui lo scorso anno. Una Ricetta Pasquale sfiziosa e davvero carina oltre che scenografica in due abili mosse.

Per leggere il delirio basta solo cliccare qui >>>

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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