Gli Egg Mold

Nelle preparazioni dei Bento ho già parlato 243’0923409234’09234029340’324 volte degli Egg Mold. Cliccando qui trovi anche una sorta di “spiegazione dettagliata”. Sono tre anni che blatero, faccio conigliuova, macchinetteuova, organizzo tombole per anziani, diffondo il verbo e.

La verità è che anche il papà del Nippotorinese ha amato moltissimo questi adorabili aggeggini e pretendeva di avere il suo uovo ” a forma di…”. Inutile specificare che per noi rappresentano qualcosa di più che una semplice forma kawaii. Solo che vista la mia nuovissima avventura su Youtube, che procede a dir poco meravigliosamente, non potevo non imprimere su “pellicola” i miei tanto amati e idolatrati Egg Mold.

Leggi qui per chiarimenti sugli Egg Mold

( ho messo la formina cuoricino di silicone al contrario. Per questo mi sono bruciata. Sono esaurita. Si sa)

Quasi tutti i miei Egg Mold (ok lo confesso. Ne possiedo ancora. Sono un’accumulatrice seriale si sa) provengono dal Giappone ma su Casa Bento e su Amazon ce ne sono a bizzeffe. A prezzi concorrenziali. E kawaii dolcissimi.

E poi

Farò così con moltissimi dei miei post. Riproporrò su Youtube insomma quello che è stato fatto con parole e immagini qui dando movimento e suono. Mi sono prefissa di (s)muovere le mie idee statiche e renderle attive e interattive. Perché su Youtube si ha pure la possibilità di poter far scegliere una cosa piuttosto che un’altra. In pratica se faccio un video con il pan di spagna poi posso montare in modo che si scelga se imbottirlo di crema al cioccolato  burrosa e lattosa o con crema vegana ipocalorica per giunta. Si tratta di un salto nel buio perché la videografia, come la fotografia, richiede studio e attenzione. Non è certamente una cosa in cui ci si improvvisa o almeno si potrebbe, certo, ma dipende da che risultato si voglia ottenere. Tempo non ne ho ma posso dormire meno, ergo sono ufficialmente immersa in esperimenti e studi. Mentre corro sul tapis roulant (ho ripreso perché mi stavo inflaccidendo non poco) leggo e indago tra un crampo e l’altro.

Chi mi segue da pocopocopocopocopoco di più che tre anni e quindi su Splinder sa che avevo un progetto (mai dimenticato tra l’altro) che si chiamava P-Sick-o: in pratica erano dei fumetti dove vi erano Maghetta e Sick (quello che oggi è diventato Nippotorinese, insomma) che riprendevano scena-per-scena il cult Psycho del grande Hitchcock. Detta così potrebbe sembrare il lavoro che solo una pazza scatenata può anche solo pensare di cominciare.

Ecco.

Io non solo avevo pensato di cominciarlo ma avevo disegnato in maniera chiaramente minimalista (con il mouse sempre. Senza tavolette e aggeggi ipertecnologici costosissimi che adesso possiedo) le prime scene ovvero quelle della macchina-poliziotto-arrivo al Bates Motel-colazione con pan carrè. C’ero stata mesi. Fumando (e magnando) nella notte. A capire come far muovere Mag in macchina. Ero partita da programmi free sino ad arrivare a Gif Animator e altri ancora. Avevo montato un pezzo piccolissimo e poi messo su Youtube quando ancora youtube non si sapeva neanche cosa fosse (nel mio vecchio account che tra l’altro possiedo ancora e conservo gelosamente). Era stato emozionante. Nessuno capiva cosa facessi chiusa in quella stanza. Obesa, fumante, ruminante, pazza e.

E credo che non l’abbia capito ancora nessuno. Ma io sì. Mia mamma sì. Mio papà sì. Ed è questo quello che conta. E conta che l’unica persona a dirmi: continua. E’ stata sempre e solo (p)Sick(o).

Adesso rivedendo Mag disegnata al mouse che si muove malissimo e con disegni improponibili, non mi viene da ridere. Ma mi viene da pensare e riflettere. Segno che qualcosa è cambiato. Maturato. Compreso. Ho ripreso in mano il progetto. C’è un altro grande sogno che ho sempre avuto dopo il libro e i disegni. Chi mi conosce pocopocopocopocpopocopoco lo sa. Ecco. Grazie a una buona dose di coraggio, ottimismo immotivato e follia pura io ho cominciato. Poi tra tre-quattro-cinque anni ne riparliamo. Nel frattempo però la palestra video-montaggio-egg mold-caponata-parmigiana mi darà una mano per capire determinate cose.

Per dire insomma che la genesi del mio secondo (e ultimo) sogno (poi ne ho altri 2q0394802498204982048204382048 facilmente realizzabili perché in fondo tutti lo sono) sta cominciando tra questi montaggi, tra questi ciaooooooooooooooooo e tra questi conigli e ricordi dell’IngegnerSuocero.

Parte sempre da qualcosa di inaspettato ma che dentro sai. C’è un istinto primordiale che ti invita a crederci anche se tutto sembra essere contrario a quello che persegui. Detesto le citazioni ma.

Ma questa dovrebbe essere imparata a memoria. Ripetuta. E perseguita. Fino all’ultimo respiro.

“Finché non ci si impegna, allora regnano l’esitazione, la possibilità di tirarsi indietro, e sempre l’inefficacia. A proposito di ogni gesto di iniziativa, c’è una verità elementare, ignorare la quale vuol dire uccidere un’infinità di idee e splendidi progetti: nel momento in cui ci si impegna definitivamente, allora anche la Provvidenza inizia a muoversi. Cominciano a succedere cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Un intero flusso di eventi scaturisce dalla decisione, portando a favore di chi si impegna ogni sorta di accadimento imprevisto, ogni incontro, ogni assistenza materiale, come nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Qualsiasi cosa puoi fare o sogni di poter fare, comincia a farlo. Nell’ardimento ci sono genio, potere e magia. Comincia. Ora.”  [Goethe]

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15 COMMENTS

  1. tre quattro cinque anni?
    mh
    io dico due.
    per abbondare eh.
    tanto io sto qua, figurati se mi perdo e me lo perdo, l’avverarsi anche di quell’altro sogno.

    ah e io me lo ricordo. che Sick era anche più antipatico del Nippo. E non so se è possibile davvero.

  2. Non importa quanto tempo ci vorrà… Frugolino, l’Inge ed io siamo qui. Fuori dalla porta. Aspettiamo per festeggiare insieme. Ti vogliamo bene, un abbraccio grande…

Rispondi a A me non piace mai essere esagerata, si sa – La Cucina Psicola(va)bile di Iaia & Maghetta Streghetta Annulla risposta

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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