Iaia Guardo al Salone del Libro di Torino. Scalza.

Eh no. Posate i bicchieri e lo champagne delle occasioni speciali  (solo io bevo lo champin analcolico di Hello Kitty, vero? Provatelo. E’ buono. Nauseabondo. Lezioso e vomitevole. Ne vale davvero la pena. E frizza tutto anche nelle narici del naso) perché non vi siete liberati di me. Il fatto è che sono esaurita. E fin qui nulla di nuovo ma. Esaurita e in pre-partenza (e qui tutto di nuovo). E registro picchi di panico preoccupante.

Cercherò di essere sintetica senza far partire su quest’asserzione le risate registrate.

Chi ha letto l’articolo su La Repubblica di Torino (sì, fa impressione e strano scriverlo anche a me eh; quindi se stai fissando il monitor inebetito con gli occhi fuori dalle orbite e gridando “ma chi? TU su LA REPUBBLICA? TU CHE SEI COSI’ SCEMA?!” sappiate che sto dicendo la stessa identica cosa ma adoperando un altro pronome personale. Non seconda persona ma prima singolare; e sì. E’ per far capire che qualcosa di grammatica elementare la so pure io. Forse) saprà già che inspiegabilmente sono stata invitata al Salone Internazionale del Libro di Torino in qualità di autrice (qui le risate registrate però le facciamo partire eh).

In pratica sarò nelle vesti di invitata-ospite-semplice visitatrice (non ci sono mai stata e sì. Mi sono già fustigata a dovere) e ci sarà *RULLO DI TAMBURI*

La presentazione del mio Libro senza Libro

A tal proposito chiarisco il perché la mia fatica letteraria ( vi siete cappottati dalla sedia ridendo come me, lo so )  in formato fumettoso non sia ancora in bella mostra negli scaffali delle Librerie italiane (posticipando quindi la tragedia che si abbatterà sul nostro paese dopo il matrimonio della Marini. Quando ne parliamo? Ho bisogno di disquisire su cose alla mia portata). Dovevo farlo da tempo ma diversi impegni (leggi muratori e muri abbattuti. Tragedie familiari. Gente impazzita) me lo hanno impedito (leggi: non che qualcuno stesse aspettando ma facciamo finta che fa glamour).

Il Libro di Iaia Guardo-Maghetta Streghetta, ovvero Le FumettoRicette e il Calendario pazzo (o matto? chi lo sa?!) doveva essere in uscita per Marzo-Aprile, ergo già bello che pronto per il Salone del Libro; visto che siccome (evviva la sintassi) però è un progetto alquanto bizzarro e innovativo (sì mi pavoneggio un po’, va. Che dicono sia utile per l’autostima. Quale non si sa) non è stato semplice mettere insieme i pezzi e soprattutto realizzare un format originale, divertente e soprattutto fruibile. Chi mi segue anche solo un po’ sa quanto il mio iperuranio sia convulso e complicato. Limarlo, levigarlo e renderlo accessibile non solo a me ( e i miei nani da giardino)  è naturalmente un lavoro che richiede tempo.  Direi MOLTO tempo.

(diciamo però che non passerà molto tempo, ecco. Per il 2045 dovremmo farcela) 

Per questo motivo la data è stata posticipata. Non solo non ne sono a conoscenza io ma la Mondadori stessa; avendo quindi creato delle aspettative dando per certo Marzo-Aprile questa volta non mi sento di  fissare un appuntamento. Insomma tutto è nello stile più puro maghettoso.

Presentazione del libro senza libro. Libro in uscita previsto per una data saltata. E magari non mi presento neanche al Salone del Libro e scappo con il muratore canterino alle Maldive.

Ok no. L’ultima no.

Cosa comporta la mia presenza al Salone del Libro di Torino? Ve lo dico io. Potete conoscermi e picchiarmi dal vivo se vi trovate a passare da lì. Il blog, nonostante io sia in movimento, sarà chiaramente sempre e costantemente aggiornato e giornalmente posterò i luoghi dove sarò presente (depistandovi in pratica. Io sono al salone 2. Vi dico al 3. Sono a palazzo madama? mando foto da Piazza Vittorio. Sono dal Siculo? faccio finta di mangiare gelato da Silvano e così via).

Comporta in realtà che io sia assalita dagli attacchi di panico. E basta.

Sono molto sbaciucchiosa, affettuosa, travolgente e “compagnona” nel virtuale ed esattamente l’opposto nel reale. Senza andare troppo per le lunghe insomma ho moltissime certezze sul fatto che vi deluderò. Non lo dico per ricevere incoraggiamenti o per frignare come una bimbetta ma. Ma perché mi conosco tanto quanto il personaggio che ho creato. Iaia, Maghetta, Streghetta, Grazia, Giulia, è chiaro che esistono in percentuali diverse. Vivono di vita propria. Appaiono e scompaiono a secondo delle esigenze e situazioni.

 

Quella che però vi troverete davanti non sarà niente di tutto quello che  è stato qui. Non ci sarà un’etichetta o uno specifico comportamento. Emergerà l’insicurezza, la paura e il terrore allo stato puro. Caratterialmente rappresento l’opposto di quello che in teoria dovrebbe essere di fatto la figura “della blogger” presa ahimé con questo carattere “giornalistico” e molto improvvisato di tendenza.

Non mi sento di influenzare. Non mi sento giornalista. Non mi sento scrittrice. Non mi sento di tendenza. Non mi sento nulla di tutto quello che in una situazione pubblica del genere dovrei quantomeno far finta di sentirmi.

Mi sento solo una bambina dispersa in un luogo molto più grande di me. Con una responsabilità ben maggiore di quella che mai nella vita avrei creduto di dover avere. E soprattutto con la certezza assoluta che non potrò dare quello che gli altri vogliono di me: ovvero la freschezza, l’ilarità e la pioggia di cuoricini. Questo perché tendenzialmente nella realtà faccio fatica ad esternare perché travolta dalle mie mille paranoie. E si aggiunge anche, senza girarci tanto in tondo, la mia delicatissima situazione familiare che ha indubbiamente compromesso tutto.

Per dire (quanto mi piace fare esempi. Posso solo uno?) che non mi godrò il momento dell’abbraccio con Max in tutta tranquillità perché penserò che abbracciandolo forse lui acchiapperà  un rotolino della  pancia che pende nonostante io abbia messo i collant contenitivi (quindi Max abbracciami sopra e non dove la pancia pende. Dopo l’addominoplastica mi puoi cingere pure la vita. Perché avrò una vita. Ora però devi ridere e non fare quella faccia. TI VEDO).

(VIVEDOTUTTI!)

Io sono questo. E se per certi versi so che chi verrà vorrà proprio vedere questo, ne ho paura ugualmente. Come ho paura che tutto possa trasformarsi in un enorme frastuono di pianti perché non reggerò all’emozione. Terrorizzata dal fatto che parlerò (virgolettato)  di un libro senza avere un libro pronto. Pensando ai ritardi. Alle piastrine di papà che influenzeranno la mia vita da qui in avanti (piastrine alte? viene papà. piastrine basse? non viene papà).

Prima di cominciare questo percorso una sirena con i capelli rossi mi ha detto con la sua voce che amo:

“Iaia tu corri solo a piedi nudi sulla spiaggia lasciandoti travolgere dalle onde del mare. Devi imparare a mettere le scarpe qualche volta. Andare a scuola. E quelle scarpe faranno male. Ma le dovrai indossare. Poi potrai sempre toglierle ed essere te stessa. Correre. Scalza.”

Ho provato moltissime emozioni forti nella mia esistenza e ascoltato frasi tanto meravigliose quanto orrende, ma questa delle scarpe sulla spiaggia mi ha segnato. Profondamente. Ha lasciato qualcosa di davvero indelebile in me. Perché le mie scarpette rosse mi hanno sempre ricordato Dorothy e Oz. La ricerca del mondo fantastico e del paese delle Meraviglie.

E soprattutto il fatto che io abbia sempre e solo camminato scalza.

Poi la paura di Agata e dei germi. Della malattia e della morte. Mi ha fatto indossare pantofole, calze e amuchina per sterilizzare i dolori ma. Sono nata scalza. Libera in preda alle onde.

Credevo che il Salone fosse un’occasione per indossare scarpe strettissime che tagliano i piedi provocando ferite. In realtà è l’opposto.

E’ un’occasione per farmi vedere scalza. E per ricordarmi da dove vengo e cosa sono. E chi meglio di una sirena che ha piedi magici poteva insegnarmelo?

Vuoi leggere qualcosa in più sul mio Libro in uscita? clicca qui ( e lo so . E’ doveroso il link, uff. Annoia anche a me).

Pubblicherò a breve un vero e proprio Calendario Maghetta in Tour in modo che sia davvero facile e accessibile (ne dubito) per capire (ma tanto non l’ho capito neanche io) cosa dovrebbe accadere accadrà. E lo farò mentre preparerò la valigia contando che sono due settimane che cerco di organizzarla senza riuscita.

 Habemus Data. In tutto questo delirio emotivo intriso di un bell’esaurimento nervoso sappiamo che:

Giovedì’ 16 Maggio alle ore 15.00 Daniela Monero (Santa Subito), ovvero Miss Pastiglie Leone in persona, presenterà il Libro (senza mai aver visto il libro; che è un altro dettaglio meraviglioso da non sottovalutare) di Maghetta Streghetta con il Calendario e le FumettoRicette.

In questa occasione verranno regalate le Pastiglie Leone in latta con Maghetta Streghetta. Le suddette pastigliette non sono in vendita né reperibili in altro modo. In pratica o ve le fate dare da me e vi beccate un bacetto commosso, altrimenti vi pavoneggerete con gli amici dicendo ” io non ce l’ho e tu sì ! “; che qui è tutto sottosoprasoprasotto.

Sarà un incontro molto informale e amichevole. Una chiacchierata tra amici (parlerà soltanto Daniela; la mia Charlie e io ingurgiterò Pastiglie in preda ad attacchi compulsivi) senza pretese (anzi una pretesa sì: potete portare più fazzolettini possibili e tanto struccante? Perché già lo so che neanche con il super mascara waterproof-anti ciclone riuscirò a non sembrare un panda. Io ne porto dodici litri. Mettiamoci d’accordo). Posso disegnare per voi (con il mascara che cola). Posso fare scherzi telefonici imitando la voce del maniaco (oh la so fare benissimo eh). Posso farvi vedere come ballo bene il waka waka. Ma soprattutto vi fisserò con uno sguardo da Lemure, battendo i dentini e smocciolando su tutto il tavolo.

 

 

 

 

 

 

Non sarò mai abbastanza grata a Daniela Monero per essersi esposta a questo delirio incomprensibile con l’unico scopo di rasserenarmi, tranquillizzarmi e regalarmi un sogno. Come fanno le amiche.  Perché tale è.

 

Ho una sirena. Ho Charlie. Ho voi.  Prometto di avere meno paura possibile ( va bene così ? )

Non farò molto clamore sulla rete (seguimi qui. seguimi lì. ti aspetto qui. ti aspetto lì. sono lì. sono qui. Usa l’hashtag #incontramaghettaeriempiladimazzate). Non tanto perché ho paura e sono letteralmente terrorizzata (anche.  E mi muoverò in sordina dribblando tutti e tutto e nascondendomi dietro occhiali a mosca enormi) tanto quanto per il fatto che non voglio mettere in imbarazzo nessuno. Venire al Salone, soprattutto in un orario lavorativo come può essere Giovedì, ha un costo in termini di impegno e incastri (Il Nippotorinese *PERNACCHIE * in preda ad un attacco nordico direbbe ” oh il Giovedì da noi si lavora eh. Non è come qui che vi sposate pure di Mercoledì ! “) . Non mancheranno sicuramente altre occasioni (soprattutto con l’uscita del Libro e le conseguenti presentazioni) e io non ho mai badato alla quantità e alla massa si sa.

Ma al particolare. Allo speciale. Al vero. al concreto. Perché non importa il numero in sé ma che tipo di numero è.

Vi aspetto.

Scalza.

(fortuna che la mia bellissima Mary mi ha fatto un pedicure perfetto)

(cosa sto dicendo?)

( venticinque vestitini per cinque giorni sono sufficienti? )

(MI AIUTATE? )

(Se qualcuno volesse mai una foto ricordo con me per metterla nell’album dei ricordi alla voce “quella volta che sono andata a prendere a pedate quella scema di Maghetta”, sappia che NESSUNO DEVE FOTOGRAFARMI con LE LUCI SBAGLIATE o mi arrabbio. Nessuno deve sapere che sono vecchia e orrenda)

(e rugosa. e grossa. e sproporzionata. e piena di peli)

( fotografatemi a mezzo busto occhei? )

(cosa sto dicendo?)

(mi dovete prendere dall’alto. Profilo sinistro. Luce sparata in faccia. BestiaBionda vi guiderà. Essa sa come ritrarmi)

(forse)

(aiutatemi)

( io scappo con il muratore. Ho deciso)

Io che mi nascondo sotto il bancone. Charlie che cerca di convincermi a salire su e guardare tutti in faccia. La sirena, ride. 

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27 COMMENTS

  1. A questo punto sono ancor più dispiaciuta di non poterci essere fisicamente (perché col cuore e col pensiero si, eh) perché avrei approfittato dell’occasione per farmi fotografare con te ed apparire così, con tutti i tuoi geniali trucchetti, anche io gggiovane e bella. Ecco. Dimmi che ci sarà altra occasione. Per la foto. Per i baci. Per un abbraccio (che io i tuoi rotolini non li tocco ma tu GIURA che non tocchi i miei!) 🙂

  2. L’anno scorso sono stata al Salone del Libro per incontrare Alessandro Baricco e Sepulveda, quest’anno ci sarei andata perché si vociferava che sarebbe venuta Isabel Allende. Sono rimasta malissimo quando ho saputo che non aveva accettato l’invito stile mariadefilippi, ma TU, tu sei una validissima alternativa (e non pensare che stia scherzando o facendo la ruffiana perché non ne ho proprio motivo). Quindi vuol dire che quest’anno verrò al Salone del Libro per vedere te, non sai quanto ho aspettato in segreto questa occasione (giuro che non sono una stalker). Poi se riesco andrò pure da Grossman e Benni, perché no.

  3. E io sarò a Torino il 17 e il 18, com’è possibileeeeee!
    Uff, devo venire a trovarti mannaggia, ma come si fa?!
    (Vado ad accucciarmi in un angolino tutta frignante)
    Sarai la migliore, perchè lo sei. Eccome se lo sei!!

  4. Vorrei tanto esserci. Non preoccuparti di come apparirai. E’ bello apprezzare ogni sfumatura di qualcuno; ognuno di noi ne ha molte. Conosciamo quello che traspare qui, sul blog. Dal vivo si conoscerà un’altra sfumatura di te. Non meno trascurabile, non meno apprezzabile e. Una parte del tutto. Bacino per te.

  5. Ma che bello quanto mi piacerebbe esserci x sbaciucchiartiiiiiiiiiii!!anzi no, credo che rimarrei inebetita e ti guarderei adorante 😀

  6. Iaia, solo un dolce appunto dopo aver letto il post. Io a te non posso fare le foto a mezzo busto. non mi si vedrebbe in faccia essendo una nana maledetta XD

    Per il resto ho un’eccitazione da scolaretta che va in gita e ci va con le sue amiche perfette. Perché avrà un ricordo di una città condito da tante risate e occhi felici e abbracci e cuori e tutto.

    Finalmente ti vedrò. non sarai un ciocco di pixel. Sarai vera.

    Ps: però avrò i capelli corti. Mi amerai lo stesso? Facciò anche l’hennè, quindi sarò pure un po’ rossiccia di capello <3

  7. Ma falla finita! Io ti ho visto in tempi non sospetti e sono tutte cazzate, quelle che dici! Sei una persona normale e deliziosa.

    E io ti abbraccerò come ti ho abbracciato a Piazza Stesicoro. E non AZZARDARTI a metterci un epsilon in meno di forza. Nun ce provà, mora. Stretto, ha da esse. Stretto come sai. Ecco.

  8. Mondo gufo. Non potrò essere presente cause troppi chilometri di distanza ma farò finta di esserci stata e di avere una di quelle lattine sulla mia scrivania. 😀 ed in bocca al gufo per la presentazione :3

  9. Di vestiti portatene 21!! io passo lunedì, e di sicuro non mi accontento di abbigliamento riciclato (e sudato) dei giorni precedenti!! 😉 Poi già tutto andrà bene (incrocio le dita sotto la scrivania..), troppo perfetto no, mica stai girando “Centovetrine”, è pur sempre roba di cul…tura!! 🙂

  10. […] Per questo ho deciso di raccontare questo piccolo diario di viaggio, dopo due settimane di assenza dal blog che è inutile sottolineare mi è mancato da star male, partendo proprio da qui. Con quella raffica di vento che fa volare le case per poi farle cadere su streghe cattive con calze a righe. Perché è stato anche per me un po’ così. Un viaggio nel viaggio. Ho conosciuto finalmente Francesca, e la sua adorabile mamma, e Tommaso. Ho potuto finalmente abbracciare chi nel mio cuore c’è ormai da un anno. Anche se non lo sapeva neanche. Estenuanti passeggiate con creature fantastiche e solo apparentemente sconosciute. Con scarpe rosse che non hanno fatto male. […]

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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