Sfogliamo tutti i libri di Jamie Oliver insieme?

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Chi, impavidamente, mi legge da un po’ sa che un decennio fa non ero proprio un’invasata di Jamie Oliver, al contrario della mia amata amica Cey (che manca dal panorama blog. Cosa che non smette di intristirmi a distanza di anni). Ero più una Nigella addicted, se vogliamo. La seguivo quando ancora non c’era questo foodismo (?) sfrenato. Quando toglieva lo spolverino e lo lanciava in aria per acchiappare la prima pentola e pastrocchiarsi le mani. Quando schizzava limone ovunque e io immaginavo cameraman riversi per terra acceccati che stoicamente continuavano a riprenderla. Quando insomma i due pargoli erano ancora piccoli e lei organizzava i pigiama party attaccando le lucette, che ora si trovano da Maison du Monde a ogni reparto mentre prima erano irreperibili, in quel piccolo giardino che sembrava più il cortile di mia zia Mimma pieno zeppo di piante. Con le sedie colorate. Jamie era troppo piccino per i miei gusti. Stupidamente non gli davo chissà quale credito. Mi faceva simpatia, confesso, ma non aveva quell’appeal che adesso ha dopo anni di gavetta e dopo essere diventata grande. In tutti i sensi. Senza neanche rendermene conto ho cominciato a volergli bene perché è entrato in casa mia. Ci ha portato sua moglie. I suoi bambini. Il suo orto. Il suono della sua risata. Un rapporto decennale che si è evoluto come la stima e non mi vergogno a dire l’affetto che provo nei suoi confronti. Insomma il biondino alla fine è riuscito nel suo intento. Ma non ha mai preso il posto di Nigella. Perché anche se è cambiato un po’ tutto e adesso mi rimane il blog che non è la stessa cosa, beh. Di lei mi rimane l’immagine in pigiama mentre fa fuori il barattolo di burro di arachidi o lecca le pentole in babydoll dopo essere salita sul primo taxi per comprarsi mezzo pollo allo spiedo da mangiare sul divano da sola con le mani. Ed è importante, ecco.

Amarcord a parte, ci tenevo a inserire qui il video fatto un po’ di mesi fa. Quando non avevo fissa dimora, insomma. Vorrei portare qualche contenuto che ho pubblicato su Youtube e trasformarlo anche in parole perché sono una maniaca ordinata e non mi piace avere scatoloni in giro o ricordi posizionati confusi. Quindi può capitare, come oggi, che io riprenda cose per scriverci altre cose. E far nascere altre cose ancora.

Cose. Sempre.

A distanza di tempo posso assicurarti che Super Food, l’ultimo libro di Jamie Oliver, è da possedere assolutamente. Ne ho parlato qui su RunLovers ticchettando riguardo la Granola e sempre riguardo la sua Granola ho parlato anche su Radio Capital con Cami Fraschini (se vuoi sentirmi trovi il video qui). Ho provato diverse ricette rispetto a quando ho pubblicato questo video e anche per questo riprendo il discorso. Il pane con fichi e banane arance rosse e burro di frutta secca per esempio ha avuto un grande successo e vorrei replicare la preparazione giusto per mostrartelo. Ci sono tantissime idee per pranzi, spuntini e cene. Sono ricette buone, facili e velocissime. Sicuramente è un volume da sfogliare tutti i giorni per chi è in cerca di ispirazione. E poi diciamolo Jamie con le sue fotografie strepitose (adesso firmate da lui) e con quel food styling curatissimo e impareggiabile ti fa venire voglia pure di un brodo semplice quando sei affamato. Mi piace da impazzire l’immagine finale del libro. Quella in cui lui è a Okinawa.

Sull’isola di Okinawa gruppi di persone come quelle ritratte in foto si trovano ogni giorno alle 06:30 per muoversi, fare stretching, ballare e socializzare per la durata di tre canzoni alla radio. Si chiama esercizio radio ed esiste da quasi cento anni. Gli studi hanno dimostrato che il cibo sano e l’attività fisica sono importanti, certo, ma anche le relazioni e i legami sociali moltiplicano la possibilità di vivere bene e più a lungo. L’amicizia, la comunità e obiettivi da perseguire come quello anche solo di incontrarsi.

Jamie mi piace perché diffonde la cultura del cibo buono adesso, ma soprattutto l’idea del sorriso. E io alla terapia del sorriso credo più di ogni cosa.

Video: Tutti i Libri di Jamie Oliver

 

Durante il caricamento del video Youtube per motivi a me ignoti non ha inserito la parte finale; che, se ti fa piacere, puoi trovare qui sotto.

 

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2 COMMENTS

  1. Bellissimo questo viaggio tra i libri di Jamie, che io amo da sempre e stimo tantissimo. Mi ritrovo completamente nelle tue analisi e nelle tue parole. <3

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