Cous Cous cotto nel tè bianco con i fiori

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Un piatto delicatissimo e privo di sale ma molto saporito. Elegante con i fiori eduli diventa protagonista grazie alla bellezza dei petali commestibili che rendono questa magia un incantevole giardino poetico.

Andiamo in Marocco oggi per il nostro Tour Pasquale. Questo cous cous è di riso e in commercio se ne trovano di tutti i tipi oltre il classico composto da semola di grano duro. Alimento tradizionale di tutto il Nordafrica si può senza dubbio definire il piatto nazionale dei Berberi e di gran parte della Tunisia, Algeria e Libia. Lo ricollego al Marocco per la  meravigliosa esperienza all’hafa Cafè, quando ho presentato il mio libro e ho avuto l’immenso onore di poter abbracciare molti di voi. Per l’occasione, già sai, ho preparato il cous cous alla Norma in onore di papà e onestamente ero indecisa se riproporlo proprio in quest’occasione speciale. In questo viaggio insieme, ma poi ho pensato che i fiori erano sicuramente più pertinenti al periodo e alla Pasqua stessa.

Ho provato a fare anche una versione con l’uovo sbriciolato: tres chic. Cous cous con il tuorlo sbriciolato sopra come fosse un piccolo tappeto di mimosa. Da provare, insomma. E magari proporre nei pranzi o cene pasquale magari con una bella spolverata di tartufo sopra.

Non ho trovato una Cuscucussiera degna di questo nome ma ti confesso di bramarla, e tanto. Il cous cous non dovrebbe essere gommoso e appiccicoso. E se non  è fatto bene, inutile dirlo, rovina tutta la poesia. Se diventa un agglomerato di roba indefinita o una poltiglia priva di personalità -chicco per chicco- si può rischiare di portare in tavola qualcosa di terribile. Sgranarlo con le mani e con l’olio rimane il metodo più sicuro. Rispettare i tempi di cottura e non esagerare, anche. Quasi sempre, a dispetto di questo piatto, il cous cous è un piatto ricchissimo con carni, pesci e sughi. Raramente viene servito in modo così autentico e semplice ed è proprio per questo che ho voluto puntare su qualcosa di completamente diverso rispetto al solito.

Il dolce, come il riso latte, a base di cous cous rimane poi un’idea sempre carina da tenere a menta. Sempre cotto in acqua (e non nel latte) e condito con cannella. Magari accompagnandolo a un dolce al cucchiaio e l’unico con cui lo servirei sarebbe la panna cotta ai corn flakes di Christina Tosi. Magari un giorno di questo potremmo fare insieme questo abbinamento molto semplice, ma sicuramente particolare e gustoso.

 

 

 

 

 

La Ricetta

Il cous cous l’ho cotto nel tè bianco lasciandolo assorbire dentro e non ho aggiunto il sale perché volevo restasse delicato. Ho messo la polvere d’olio di Oldani, che mi ha regalato la mia cognatina torinese Paola, e i fiori commestibili che si trovano facilmente alla Metro e la cosa mi rende particolarmente felice. Semplicissimo e poco saporito sì, ma buono. Buono, tanto.

La ricetta base del Cous Cous

 

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