Come preparare un cous cous perfetto

Originario del Maghreb, diffuso in tutto il mondo e istituzione della cucina siciliana occidentale. Granelli di semola di frumento dal diametro di pochissimi millimetri cotti al vapore che viene tradizionalmente servito con carne, verdure, legumi e pesce (in Sicilia soprattutto quello con il pesce è quasi un obbligo). In Africa, medioriente soprattutto Israele, Giordania, Libano e Palestina è amatissimo e fa parte della tradizione di Francia e Belgio. In Italia sicuramente in Sicilia, nel trapanese e in Sardegna in particolar modo a Carloforte. Ci sono diversi tipi di Cous cous; dal più piccolo al più grande. Quello medio è sicuramente il più comune e si presta bene alle più disparate ricette mentre quello più grosso è sicuramente meno diffuso e conosciuto. Infine, il più piccolino è perfetto per i dolci; a volte faccio dei piccoli arancini dolci di cous cous alla cannella e pepe incredibilmente buoni.

Nei supermercati troviamo senza problemi il precotto ma in realtà per cuocerlo occorre la couscoussiera, chiamata taseksut. Si cuoce in più tempi ed è ovviamente più difficoltoso di quello precotto che generalmente si utilizza. È più semplice rapito ed è già stato cotto ed essiccato. Va semplicemente reidratato con l’acqua bollente e poi coperto con un canovaccio pulito. Il rapporto in genere è 1 a 1 : un bicchiere di cous cous e un bicchiere di acqua bollente. Faccio onestamente a occhio perché mi sono resa conto che dipende molto dal marchio di cous cous che adopero.

 

Come fare il Cous Cous perfetto in 3 minuti.

Lo sapevi che per un cous cous perfetto basta idratarlo con acqua calda dopo aver messo le spezie che ti piacciono di più e dell’olio extra vergine d’oliva?

Metti in un recipiente il cous cous. Aggiungi le spezie che ti piacciono e poi un bel giro di olio extra vergine d’oliva. Aggiungi l’acqua calda bollente Pian Piano e gira con un cucchiaio facendo sì che il cous cous assorba tutta l’acqua. Aggiungila piano piano solo se serve, non esagerare così il cous cous non verrà un agglomerato informe ma si sgranerà facilmente e rimarrà, come deve essere, bello croccante. Una volta idratato con le mani pulite se trovi delle parti rimaste troppo attaccate, sgranale con le dita. Una volta pronto puoi condirlo come vuoi: con verdure fresche per esempio.

A me piace tanto aggiungere l’avocado, i pomodorini, basilico (talvolta la feta, sai?) il mais e tutto quello che ho in casa. Zucchine, melanzane, peperoni, fragole, cipolla rossa, davvero di tutto. E come spezie uso sempre curcuma, curry e zenzero in polvere. Versatile, fresco, buono e goloso. In ogni modo!

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Alcuni adoperano il brodo vegetale (o altro) ma preferisco le spezie; è questione di gusti. Diverse volte lo faccio anche con un’acqua aromatizzata: aggiungo all’acqua un po’ di zenzero fresco grattugiato fresco, una cipolla, sale e aglio (a volte). Lascio in un’infusione per due ore e poi filtrato tutto lo scaldo e uso per idratare il cous cous. Si possono fare infinite combinazioni per queste acque (brodini) aromatizzati. Il cous cous profuma ancor di più e il risultato è a dir poco sorprendente. Me lo ha raccontato, questo metodo, una delle adorabili cuoche marocchine che ho avuto il piacere di conoscere quando ho presentato al Salone del Libro di Torino il mio libro, e in quell’occasione ho invitato le preziose persone che mi danno l’onore di seguirmi all’Hafà Cafè. Dove è rimasto un pezzettino del mio cuore. Per l’occasione avevo scelto di preparare il cous cous alla norma: piatto che avevo letteralmente inventato in onore del mio amato papà. E che ha riscosso, inaspettatamente, tanto interesse e successo.

 

Freddo, caldo, tiepido?

Servirlo freddo aiuta a formare grumi. In genere si serve caldo ma anche a temperatura ambiente. A me onestamente piace anche freddo -non certo “da frigo” ma comunque freddo- e in quel caso se effettivamente si sono formati dei grumi basterà oliarsi le mani e sgranarlo un pochino.

Cous Cous alla trapanese e Cous Cous Festival

Il Cous Cous Fest nel 2022 avverrà dal 16 al 25 Settembre. A San Vito Lo Capo come sempre. È dal 1998 che questo luogo incantato ospita una manifestazione dedicata al cous cous ormai diventata internazionale. Una rassegna di enogastronomia che ha reso San Vito Lo Capo capitale mondiale del Cous Cous e anche dell’accoglienza e della multiculturalità. Venticinque anni di avventura che fanno crescere sempre di più interesse e magia. Chef da tutte le parti del mondo si danno appuntamento con oltre cento ricette. E come sempre: ne vincerà solo uno. l cous cous migliore del mondo. Quale sarà?

Incocciare a mano

Sono infinite le ricette del cous cous alla trapanese proprio in virtù del fatto che ogni famiglia, chef, nonna, zona lo interpreta in svariati modi. Di fatto occorre del pesce da zuppa, degli scampi, delle vongole e della gallinella nella stragrande maggioranza dei casi. E poi ancora della cipolla, dell’aglio, prezzemolo, mandorle, concentrato di pomodoro, cannella, alloro, chiodi di garofano, un olio extra vergine d’oliva bello profumato e pungente e del limone. Autentico simbolo della cucina siciliana differenzia da quello nordafricano che ha invece, la carne. Secondo la tradizione va rigorosamente fatto a mano tramite la tecnica dell’incocciatura e la semola viene lavorata a lungo con le mani e tanta dedizione e cura.

 

Il Cous Cous perfetto

Ne abbiamo parlato infinite volte di cous cous e all’interno del mio sito trovi diverse preparazioni:

La Videoricetta

 

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

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