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Tartare di Pesce Spada , Papaia, Melagrana e Arancia

Ne ho già parlato nel mio blog personale ma. La mia prima parola è stata Cucca.

Acqua. La prima associazione di idee è stata “Cucca Grande”. L’ho esclamata davanti al mare e continuo a ripetere che non ho mai detto niente di più intelligente sino ad ora. Mamma aveva un set di braccioli, gommoni in miniatura, salvagente paperelle, mute da sub e sottomarini per il primo bagnetto. Pinne, fucili e occhiali. Per tutta risposta papà mi ha preso e  lanciato in acqua. E ho nuotato. Ed è così che deve andare. Lanciare l’amore della tua vita nell’incertezza ben sapendo che la riuscita non dipende dal salvagente che potrà sempre bucarsi . Con la promessa di esserci. E fisso papà a riva mentre mi guarda annaspare. E se mamma è nel delirio della preoccupazione lui ride. E ridendo ho smesso di annaspare. Un bikini ad uncinetto rosso fatto dalla zia con delle fragoline. E’ ancora in quel cassetto con il vestitino del battesimo. Lo stesso che ho indossato per il mio primo compleanno.

L’acqua fa parte delle mie manie. La mia prima parola e il primo pensiero al mattino. Gli amici mi prendono in giro da decenni perchè è assurdo ma non riesco a stare sotto le tre docce al giorno, manco facessi la lotta nel fango con il nano da giardino. Sciacquo e lavo continuamente tutto. Infilo in lavatrice i peluche e sto lì fissa a guardarli girare mentre l’acqua filtra tra le fibre. A forza di lavarmi le mani il dermatologo mi ha proibito ogni tipo di sapone. Quando si sensibilizza la gentaglia come me a non fare spreco di acqua mi sento colpevole e fisso il rubinetto in segno di scusa. Perchè mi fa anche compagnia. Entro in bagno ed anche se devo prendere un oggetto anche solo per un attimo devo vederla. Devo toccarla.

Mamma a volte mi fissa e dice che no. Non sei cambiata. Sei sempre stata così. E io quel così l’ho letto sempre in maniera bizzarra. Il mio gioco preferito era stare dentro le pentole riempite d’acqua. Sì. Dentro le pentole. Non toccavo nulla per casa. Ero una bambina tranquilla che voleva solo due cose: foglio, matita. Se c’era la televisione accesa ancora meglio. Mi divertivo da pazzi ad indicare gli sportelli della cucina. Mamma li apriva e io facevo segno che volevo quella. Quella pentola. Dicevo “cucca”  e indicavo dentro. E quando c’era cucca dentro le davo la manina cercando di avere un punto d’appoggio che mi permettesse di entrar dentro. Stavo ferma e ridevo. Ridevo messa dentro una pentola con dell’acqua.

Mamma a volte quando sono triste mi fissa e. E guarda il mobiletto della cucina “prendiamo una pentola?”. E rido. Non ricordo cosa provassi perchè ero troppo piccola. Ho cercato di tornare indietro con i ricordi che mi hanno portato indietro a quella risata. A quella sensazione di avere i piedini bagnati. A quella sensazione di sicurezza dentro una pentola. Se la risata di papà davanti al mare c’entrasse qualcosa. Se in fondo era solo tranquillizzare entrambi: stare dentro una pentola al sicuro per mamma, e in mezzo all’acqua senza pinne-fucili-occhiali per far sì che papà fosse orgoglioso di me.

Io so che quando ho scelto il mio tatuaggio e non certo per moda ma perchè papà davanti la porta ha detto che “sei un pesce fuori dalle tue acque. Un giorno ritornerai”. E quando sono tornata io quel pesce l’ho messo nella caviglia proprio perchè era lì che cucca bagnava la felicità. E’ l’acqua. E’ il pesce. Ed è uno dei motivi per la quale io il pesce non riesco più  mangiarlo. Fa parte di me.

E quando mi dicono che ho il ferro a 15 ed è preoccupante. E che dovrei arrendermi e mangiare anche solo un po’ di pesce mi dico che. Cosa ne sanno loro della pentola e di cucca? E mi prometto di uccidermi di lenticchie e spinaci.

Eppure il pesce spada era uno di quei sapori che mi piaceva e parecchio. Delicato nonostante mi impuzzasse i capelli . Stavo con la cuffia della doccia ad arrostire pesce spada il primo anno di convivenza. E mi trovava lì con quella ridicola cuffia di plastica. Ed è un’immagine che mi fa sorridere quasi quanto la pentola con cucca. Da allora l’ho preparato in tantissime varianti. Per la fortuna di averlo sempre a disposizione fresco, in primis. Perchè se generalmente spendo poche parole d’amore nei confronti della mia terra per onestà non posso esimermi dal farlo in questa occasione. Il pesce è davvero al top. Non esiste una stagione in particolare ma tutte. Dicembre poi è il mese del pesce per eccellenza qui in casa. Sembrerebbe strano ma Mamma (pur non mangiando mai la carne di venerdì)  alla vigilia di Natale e Natale stesso non prepara mai nessun piatto a base di carne (Roba che Il nippotorinese il primo anno ci guardava come alieni visto che per tradizione lui si aspettava un bel piatto di agnolotti e un arrosto fumante). La vigilia è solo ed esclusivamente pesce. In concomitanza poi con l’arrivo di tutte le leccornie esotiche con l’apertura delle frontiere ortofrutticole beh. La tartara di Pesce Spada è un must. La tartara di Pesce Spada con Papaia, Mango, Melagrana e Arancia. Un piatto ridicolo e facilissimo da fare ma sicuramente di effetto. Non ho seguito una particolare ricetta perchè la si fa in casa da sempre, quindi mi permetto di dare qualche dritta e nulla di più.

Lo mangiavo molto volentieri e ne ho un ricordo francamente positivo. Non da acquolina in bocca (adesso. ma allora sbavavo copiosamente) ma non faccio davvero testo. Al Nippotorinese, dopo primi momenti di perplessità al connubio pescespada-fruttitropicali-natale, ad esempio piace e molto. Generalmente nessuno si è mai lamentato. Dovesse accadere a voi speditemelo in busta chiusa. Ci penserà il nano da giardino a rinfrescargli un po’ le papille gustative.

Procedimento indicativo per la preparazione di una tartara: 1 fetta di pesce spada tagliata piuttosto altina, cubetti di papaia, cubetti di mango, metà melagrana, metà arancia, 1 limone, sale rosa, olio extra vergine d’oliva.

Tagliare a cubetti la fetta di pesce spada freschissima e lasciare marinare in una ciotolina con il succo di metà arancia, metà melagrana e quello del limone per almeno 10 minuti. Passato il periodo (noi non lo facciamo marinare tantissimo. E’ più un sashimi in effetti. Ma se si conosce la provenienza del pesce e si è sicuri che è freschissimo non occorre neanche “rovinarlo” con troppa cottura) e tagliata la frutta a dadini mischiare il tutto e adagiare su di un piatto. Un giro di olio extra vergine d’oliva su e del sale rosa (io ho usato quello rosa delle hawaii perchè quest’estate da Eataly abbiamo fatto incetta di sale ma va benissimo anche il sale grosso normale) . Lasciando da parte qualche chicco di melagrana si potrà pensare eventualmente di fare una decorazione per servire. Una grattugiata di buccia di arancia  o limone. Insomma come si preferisce.

Adesso la verità è che io aspetto i Lychees. Non vedo l’ora di buttarli anche nel latte al mattino e farmici lo scrub e la pedicure. La notizia del giorni però è: L’orologio di Totoro è mio. Il Natale si preannuncia essere migliore. Nettamente migliore. Non per il pesce spada ma parliamoci chiaramente: Caro Pesce Spada mi dispiace sul serio ma io ho l’orologio di Totoro . Gne, gne gne. (Sono una donna adulta adesso, grazie al cielo).

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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