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La Cucina del Monaco Buddhista di Kakuho Aoe

Non è raro che il Nippotorinese rincasi all’ora di pranzo con qualche pacchetto. Mea culpa il più delle volte, quando si tratta in particolar modo di pupazzetti, tecnologia e attrezzi strambi da cucina e da casa. Piccoli capolavori acquistati quando si tratta del pelato. La verità è che ha ceduto anche lui alle lusinghe dello shopping online; più per il fatto che avendo meno tempo di quando avevamo già poco tempo, non riusciamo più a passare le domeniche in librerie, in giro per vetrine e cosa che maggiormente ci ferisce-mortifica-rende tristi non possiamo allontanarci né tanto meno fare al momento viaggi. Il lavoro ci ha sommerso ma non per questo ci arrendiamo, come è giusto che sia. Allora il paese dei balocchi diventa Amazon, che idolatro come una divinità e sul quale ormai compro pure i mini marshmallow e la limetta per le unghie, per dire.

La cucina del Monaco Buddhista – 99 Ricette Zen per nutrire il corpo e l’anima, è un libro che va assolutamente comprato per chi: si ama o sta attuando un percorso affinché questo accada, è libero da ogni stupida convinzione che il tofu e il seitan “sono robbbe da vegetariani o gente stramba”e non in ultimo, ma ce ne sarebbero molti altri di motivi sui quali a breve ticchetterò, crede fortemente nel fatto che siamo davvero quello che mangiamo e che non è affatto un noioso luogo comune. Ho avuto modo molte volte già di esprimermi a riguardo ma non vi è mai una volta in cui non continui a non stupirmi: sono davvero quello che mangio. Complicata, Rigorosa, Fantasiosa e Creativa ma trattenuta per via del mio disturbo alimentare e forma di masochismo (work in progress perenne ma non per questo sento odore di sconfitta), unica. Non imporre quello che si è agli altri ma esserlo. Tentare di stimarsi per trarne vantaggio. Ed evolversi. Il Nippotorinese mi dice sempre che guardo quello che non sono riuscita a fare e mai il contrario. Allora mi fermo, talvolta, e ragiono proprio su quello che ho realizzato. Allontano il pensiero e sposto gli obiettivi sicuramente per farmi del male, sì. Ma quando riesco a fermarmi. A pensare a quelli raggiunti. Ad ascoltare solo i miei pensieri, vittorie e traguardi, c’è quel momento in cui il cuore rallenta, il volto si distende e quasi l’anima ascende. Della cucina Zen ho parlato più volte e soprattutto molti anni fa.  Come anche di quella Taoista (qui, qui e qui e ovunque).

“Sebbene non tutte le scuole buddhiste siano concordi nel seguire una dieta vegetariana, i monaci giapponesi vi si attengono rigorosamente: non mangiano né carne né pesce e neppure aglio, cipolla, porri ed erba cipollina. Come risultato, la loro cucina è sana, a basso contenuto calorico, utile come dieta disintossicante e ha sapori così delicati da incarnare la quintessenza del gusto. Il monaco Kahuho Aoe nel suo libro non descrive solo meravigliose ricette, ma delinea un percorso gastronomico che ci farà riscoprire il piacere del cibo e della sua preparazione aprendoci a un’esperienza nuova nella relazione con noi stessi e con il mondo”.

Kakuho si occupa della preparazione dei pasti, dice nell’introduzione, e tiene a ribadire sin dall’inizio che il connubio cibo-buddismo non è bizzarro e che in realtà nella preparazione del cibo di tutti i giorni sono racchiusi più insegnamenti di quante stelle illuminino il firmamento.  Trovo che il mio inutile ticchettio per la società quest’oggi potrebbe pure finire qui perché Kaku (così si presenta con una simpatica diapositiva a inizio del libro) è riuscito a sintetizzare poeticamente enciclopedie di banalità, luoghi comuni ed essenza pura. Nei templi buddisti (nella maggior parte) il cibo per nutrire l’anima è composto principalmente da tutto quello che non riguarda pesce, carne e sapori forti come aglio e cipolla. L’espressione della pratica ascetica Zen si basa infatti sul principio che per nutrire l’anima si devono allontanare le passioni oscuranti e quindi il sangue stesso. Kaku si prepone come obiettivo quello di insegnare la cucina dell’anima, che basandosi su dati certamente oggettivi conferma la longevità e la bellezza non solo del corpo.

“Preparare il cibo con cura e mangiare in tranquillità”

Nella mia sezione NIHON, che ho purtroppo messo da parte ma voglio porre immediatamente rimedio, troverete molte ricette base a cui soprattutto nel 2010-2011 davo rilievo. Alla base di tutto c’è sempre il Brodo Dashi (di cui parlo anche qui in concomitanza con il brodo di Pollo nella cucina Taoista). Leggendo le ricette di Kaku vi troverete infatti a dover fronteggiare come “primo scoglio” proprio la preparazione di questo, in quanto onnipresente insieme alle beneamate verdure (senza dimenticare tofu e seitan). Prima di cominciare ci tengo assolutamente a ribadire che il libro è un capolavoro. E’ edito da Vallardi e ha un prezzo basso rispetto a quello che contiene, di valore inestimabile: sulle 11-12 euro circa dipende da dove acquistate (sappiate che su Amazon oltre alla copertina rigida si trova anche il formato Kindle a prezzo chiaramente più basso).

Un formato piccolo che arriva a 150 pagine circa con copertina rigida e carta non troppo patinata ma ruvida, bella e alla quale francamente nessuno baderà perché contiene foto di rara bellezza. Difficilmente ho avuto a che fare con immagini di questo tipo. Sublimi è forse un termine addirittura cheap per quanto le riguarda. Kaku attraverso una sequela di sue immagini, se vogliamo divertenti per confermare la contagiosa simpatia intuita già da uno splendido sorriso, ci coinvolge con consigli pratici, aneddoti e anche attraverso una guida utilissima dei diversi prodotti che dovranno essere acquistati. E’ una sorta di bibbia in formato mignon che ti perfora l’anima e ti fa venire voglia di prendere il primo volo e rinchiuderti in uno tempio buddista. Ci fosse Kaku sarebbe meglio perché non nascondo di aver preso una cotta, del tutto spirituale, nei di lui confronti. Non ci sono latticini, perché in molti templi buddhisti non se ne fa uso e le fritture sono naturalmente circoscritte a eventi particolari con pastelle che utilizzano la farina di riso, in quanto chiaramente è quasi del tutto esente dal glutine, escludendo il seitan. Le temperature di ebollizione non si riferiscono mai, come annuncia Kaku proprio all’inizio, a 100 gradi come in occidente ma si parla piuttosto di 60 massimo 70 gradi; che non rientra certamente nella “filosofia crudista” che si attiene intorno ai 48, ma è pur vero che la sostiene proprio come tesi. Il libro si apre con la preparazione del Dashi (presto farò una videoricetta) che è appunto il fondamento. Delicato e penetrante, il brodo Dashi viene inteso come calore nell’anima. Capace di calmare e affrontare spiritualmente la giornata. Preparare il dashi con il cuore è un’operazione che fa capire e apprezzare il silenzio, i movimenti e le cose realmente importanti della vita. Kaku con le sue parole invita quasi a una sorta di meditazione, perché questo è senza girarci molto intorno, sulla preparazione del Dashi. Si trovano le ricette del Dashi con gli shiitake, dashi di soia, dashi di bucce di verdure, dashi di Kanpyo, dashi di alga wakame. Il riso è un altro caposaldo al quale vengono dedicate diverse pagine. Kaku si premura di sottolineare l’importanza di non sprecare l’acqua durante il risciacquo del riso e ci invita ad adoperarne una parte (quella degli ultimi risciacqui) per le verdure mentre la prima, che è troppo torbida, per innaffiare le piante. Il riso aumenta la forza d’animo e la sazietà. Viene consigliato per il risveglio e non soltanto per i pasti principali. Il cibo più puro che va coccolato e tenuto chicco a chicco nel cuore. Una carrelata di zuppe di miso con alghe e tofu e con il seitan, ma anche la buonissima zuppa di melanzane zuppa di sake kasu prima di cominciare con il primo capitolo che parla di antipasti:

  • Okara saltato con funghi e carote
  • Crisantemo coronato con crema di sesamo
  • Kinpira di sedano
  • Konnyaku in padella
  • Fritelle di natto
  • Germogli di bambù con miso e burro profumato al kinome
  • Insalata di alghe e tofu
  • Sashimi di tofu e mozzarella
  • Cubetti di verdure con salsa alla frutta secca
  • Fichi in umido in salsa di sesamo
  • Gnocchi di patate in salsa ankake

Si prosegue con le zuppe:

  • Zuppa Unpen
  • Potage di broccoli
  • Zuppa trasparente di pomodori

Una carrellata di tofu ai fagioli, ai fiori di ciliegio, alle carote, al mais e agli asparagi. Radici di loto e igname allo yuzu, seitan fritto, teste di drago volanti, okowa di funghi, nagaimo all’aceto e sesamo e tantissimo altro da far sentire male alle papille gustative solo a ticchettarne i titoli. Ma se c’è una cosa che mi ha mandato completamente in delirio (altro che ascensione!) da farmi tirare i capelli al grido di “TUTTILIVOGLIOTUTTI” è il capitolo sui dessert. Perché metterò pure cheesecake e preparerò “roba” che non mangerei neanche sotto tortura di Kaku, ma per me il dolce rimane qualcos’altro. Non è una torta grondante cioccolato. Non è un impasto informe di farina, uova e burro e schifezze. Per me è qualcosa di infinitamente semplice e puro. Qualcosa di esteticamente minimale ma che ha un contenuto forte, possente e potente soprattutto. E’ un semplice fico secco, magari. Una polpettina di riso con azuki. Il riso mochi. Kaku dà il colpo di Grazia (a Grazia!) proprio alla fine con la ciambella di Okara, il tofu Mineoka e la Dolce Ortensia che è poesia. Chiude il tutto consigliandoti, aiutandoti e lasciandoti le ricette base per le salse fatte in casa. A partire dal gomasio sino ad arrivare alla Maionese di tofu per proseguire con la salsa di pomodori e funghi e dengaku di miso e shoyu al natto.

Questo libro va comprato. Per chi come me ha deciso di arrendersi alla sua “diversità”. E per chi si è omologato e forse non è quello il suo posto. Potrebbe essere una scoperta degna di essere vissuta. Che l’ascensione sia con voi.

Uh dimenticavo: per gli impavidi che sono arrivati sin qui. Il dodicesimo commento vince la copia del libro.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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