La mia piccola cucina di Julie Andrieu

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Non è che abbia molti volumi di Julie Andrieu eh. Ce li ho tutti e non me ne manca neanche uno. Pure uno in francese a dirla tutta (io che solo dire sgesuicatrindenev. Ma se quelli della Rai non sanno dire Kim Ki Duk direi che non è molto grave).

Francese poco più che trentenne confeziona libri gastronomici ed è famosissima in Francia (e non solo ormai). La versione bon ton très chic della Nigella in quel di Londra? uhm. No. E neanche una Donna Hay, mi sa.

Ha un carattere ben preciso.

A me ha attratto moltissimo prima di tutto il nome. Da brava psicolabile credevo che si trattasse di Mary Poppins e ricette segrete da infilare in borsa e tirar fuori all’occorrenza tipo sciroppo di menta e gelatina di lampone (uhm…ricordi?). Qui della Andrieu c’è molto. A partire dal Pan d’épices al cioccolato (uhm…ricordi?) che tanto aveva avuto successo seppur con qualche modifica.

Garbata, discreta ed elegante. I suoi libri sono strutturati semplicemente e comprendono elaborazioni non troppo complicate. Per chi, come me, si ritrova ad avere qualsivoglia ricettario sarà difficile che venga accontentato perché nei suoi volumi non ci sono elaborazioni particolarissime o mai viste ma.

Ma servono e sono vincenti. Le dosi non sbagliano un colpo e il volume sul cioccolato, di cui blatererò in seguito, è diventato uno dei miei preferiti proprio perché in giro con il cioccolato c’è davvero di tutto ma mai qualcosa che convinca davvero (o perlomeno per quanto mi riguarda). Oggi nella Libreria di Iaia sempre con il metodo “acchiappa un volume a caso e spara quattro cretinate che non importano a nessuno” si parla de “La mia piccola Cucina” edito da Guido Tommasi con un prezzo al pubblico pari a 29,90. Il volume in effetti è piuttosto corposo e conta più di 300  pagine. Il formato non è troppo comodo vista la mole e le foto pur essendo stilisticamente belle soprattutto nei mosaici a quattro perdono tantissimo per via della carta; suppongo che migliorando quella il prezzo sarebbe salito vorticosamente e non era proprio il caso.

Nell’introduzione vi sono i trucchetti per la spesa. Julie divide tutto tra quello che si deve comprare giornalmente e quello che è bene tenere sempre in frigo e in dispensa. Per chi non è maniacalmente ordinato e proprio non resiste ai pasticci potrebbe diventare un’ottima paginetta da imparare a memoria. In dispensa insomma ricorda di tenere spezie di qualsiasi genere e tantissimi tipi di pasta. Consiglia di non lesinare mai sui prodotti in busta e salse varie e sottolio. Qualche dritta sulla congelazione e si comincia. E’ interessante il fatto che per ogni ricetta ci sia l’accostamento di un vino. E per ogni ricetta ci sia anche un consiglio di quelli che davvero possono occorrere nel caso della presentazione. Mi sono chiesta più volte perché il formato fosse così grande quando durante tutta l’elaborazione della ricetta il foglio rimane per più di metà completamente bianco. La scelta di dedicare una pagina alla foto sembra poco azzeccata (anche perché così dettagliata e fotograficamente interessante non è). Questo volume dimezzato come pesantezza avrebbe avuto una resa nettamente maggiore. Ma sono antipatica e non mi accontento mai. Sarà questo il reale problema (ma è pesante santapizzetta!).

Si fa perdonare con i grissini di pita con sesamo e papavero, tatin di ciliegia al formaggio e pecora basso, dip di haddock alle erbe, zuppa di carote con haddock e zenzero, salmone saltato all’ananas, flan di asparagi e parmigiano, insalata di rucola con pesche e parmigiano. Che sì. Sono un po’ viste e riviste come ribadivo prima. Se si possiedono molti volumi di cucina questo potrebbe non essere indispensabile. Particolare la scelta di non far sempre vedere il prodotto finito in foto quando si è dato rilievo agli ingredienti. Generalmente all’utente finale interessa poter capire visivamente cosa andrà ad affrontare e non con quali ingredienti. A maggior ragione poi quando si tratta, per quanto concerne il pubblico italiano, di prodotti confezionati non reperibili nel territorio. I dolci diventano un punto cardine e fonte di ispirazione. Sono particolari, semplici e talvolta ricercati. Alcune preparazioni al cioccolato si ritroveranno poi in altri libri della Andrieu.

Rimane secondo me,  per quanto possa valere, un’ottima idea regalo per chi ha voglia di imparare a cucinare qualcosa di diverso dalla routine e per chi vuole approfondire questo food style che vede pesche nelle insalate (come fa Jamie Oliver) e cibi rivisitati orientaleggianti volti soprattutto all’indiano e i classici cinese-giapponese-thailandese.

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45 COMMENTS

  1. Ammetto di aver pensato per un attimo a Mary Poppins e di aver iniziato a canticchiare “DO se do qualcosa a te, RE è il re che c’era un dì…” … Comunque il libro mi sembra carino, mi appunto il titolo che non si sa mai! Bacetti stellina!

  2. Vabbè sono in libreria a lavorare faccio che ordinarlo.

    Di suo ho quello sul cioccolato. Mi è sempre stata un po’ antipatica per via del suo “fingo di mangiare tutti questi concentrati di calorie e rimanere un fuscello” [un po’ come la Paltrow, dai]. Okay che sei francese, e le francesi si sa, però. Non me la dai a bere, Julie.
    Però domani o dopo faccio le tue madeleines al cioccolato che cola, Julie-che-fingi-di-mangiare.

    E taaac libro ordinato.

    E a me piace questa cosa della Libreria di Iaia. 🙂

    • Penso esattamente la stessa cosa. Ma un po’ tutte lo fanno. Dalla Parodi a Csaba alla Paltrow. E’ una specie di ipocrisia.

      Sappi che mi mangerei volentieri una di quelle madeleines con te.
      Un abbraccio!

  3. le dosi non sbagliano un colpo. Questo è un particolare fondamentale per un ricettario. Ma anche la copertina, che mi piace assai.

  4. E’ tutto carinissimo e Julie si è sicuramente impegnata molto, pensando pure ad essere artistica nelle foto (che mi ricordano tanto il video “Luna” dei Verdena), ma io non comprerei un libro che non mi fa vedere come viene il piatto finale! E’ uno scandalo! Da quando in qua?
    Le foto del piatto finale ci dovrebbero essere e pure del ripieno, perchè se vedi un fagottino di crepes o che ne so un tortino al cioccolato, vuoi vedere il ripieno, vuoi veder colare il cioccolato, vuoi vedere! Dovrebbero fare tutti come fai te. Tu sai, Giuli.

  5. Mi associo al parere di Pani: le dosi non sbagliano un colpo. Quante incazzature mi sono presa per ricette che sembravano inventate sul momento e che non somigliavano per nulla a quello promesso?
    Punto a favore di Mary Po…ops di Julie Andrieu

  6. Io di Mary Poppins ho il libro sul cioccolato che è bellerrimo!
    Ma sono curiosa di vedere com’è fatto un “tatin di ciliegia al formaggio e pecora basso” e capire come si può inserire una pecora nel tatin. Ma tutta intera? Occorrerà una teglia enooorme! 😉

    • Cucciola davvero ti piace ? Ne sono felicissimaaaaaaaaaaaaaa!
      Poi magari qualche giorno facciamo pure un bel giveaway cosi’ ci massacriamo di baci e si vince pure un bel librotto?
      e tu ?
      come stai?
      ti va per caso (DICO PER CASO) ti darmi un bacetto ?

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