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La mia piccola cucina di Julie Andrieu

Non è che abbia molti volumi di Julie Andrieu eh. Ce li ho tutti e non me ne manca neanche uno. Pure uno in francese a dirla tutta (io che solo dire sgesuicatrindenev. Ma se quelli della Rai non sanno dire Kim Ki Duk direi che non è molto grave).

Francese poco più che trentenne confeziona libri gastronomici ed è famosissima in Francia (e non solo ormai). La versione bon ton très chic della Nigella in quel di Londra? uhm. No. E neanche una Donna Hay, mi sa.

Ha un carattere ben preciso.

A me ha attratto moltissimo prima di tutto il nome. Da brava psicolabile credevo che si trattasse di Mary Poppins e ricette segrete da infilare in borsa e tirar fuori all’occorrenza tipo sciroppo di menta e gelatina di lampone (uhm…ricordi?). Qui della Andrieu c’è molto. A partire dal Pan d’épices al cioccolato (uhm…ricordi?) che tanto aveva avuto successo seppur con qualche modifica.

Garbata, discreta ed elegante. I suoi libri sono strutturati semplicemente e comprendono elaborazioni non troppo complicate. Per chi, come me, si ritrova ad avere qualsivoglia ricettario sarà difficile che venga accontentato perché nei suoi volumi non ci sono elaborazioni particolarissime o mai viste ma.

Ma servono e sono vincenti. Le dosi non sbagliano un colpo e il volume sul cioccolato, di cui blatererò in seguito, è diventato uno dei miei preferiti proprio perché in giro con il cioccolato c’è davvero di tutto ma mai qualcosa che convinca davvero (o perlomeno per quanto mi riguarda). Oggi nella Libreria di Iaia sempre con il metodo “acchiappa un volume a caso e spara quattro cretinate che non importano a nessuno” si parla de “La mia piccola Cucina” edito da Guido Tommasi con un prezzo al pubblico pari a 29,90. Il volume in effetti è piuttosto corposo e conta più di 300  pagine. Il formato non è troppo comodo vista la mole e le foto pur essendo stilisticamente belle soprattutto nei mosaici a quattro perdono tantissimo per via della carta; suppongo che migliorando quella il prezzo sarebbe salito vorticosamente e non era proprio il caso.

Nell’introduzione vi sono i trucchetti per la spesa. Julie divide tutto tra quello che si deve comprare giornalmente e quello che è bene tenere sempre in frigo e in dispensa. Per chi non è maniacalmente ordinato e proprio non resiste ai pasticci potrebbe diventare un’ottima paginetta da imparare a memoria. In dispensa insomma ricorda di tenere spezie di qualsiasi genere e tantissimi tipi di pasta. Consiglia di non lesinare mai sui prodotti in busta e salse varie e sottolio. Qualche dritta sulla congelazione e si comincia. E’ interessante il fatto che per ogni ricetta ci sia l’accostamento di un vino. E per ogni ricetta ci sia anche un consiglio di quelli che davvero possono occorrere nel caso della presentazione. Mi sono chiesta più volte perché il formato fosse così grande quando durante tutta l’elaborazione della ricetta il foglio rimane per più di metà completamente bianco. La scelta di dedicare una pagina alla foto sembra poco azzeccata (anche perché così dettagliata e fotograficamente interessante non è). Questo volume dimezzato come pesantezza avrebbe avuto una resa nettamente maggiore. Ma sono antipatica e non mi accontento mai. Sarà questo il reale problema (ma è pesante santapizzetta!).

Si fa perdonare con i grissini di pita con sesamo e papavero, tatin di ciliegia al formaggio e pecora basso, dip di haddock alle erbe, zuppa di carote con haddock e zenzero, salmone saltato all’ananas, flan di asparagi e parmigiano, insalata di rucola con pesche e parmigiano. Che sì. Sono un po’ viste e riviste come ribadivo prima. Se si possiedono molti volumi di cucina questo potrebbe non essere indispensabile. Particolare la scelta di non far sempre vedere il prodotto finito in foto quando si è dato rilievo agli ingredienti. Generalmente all’utente finale interessa poter capire visivamente cosa andrà ad affrontare e non con quali ingredienti. A maggior ragione poi quando si tratta, per quanto concerne il pubblico italiano, di prodotti confezionati non reperibili nel territorio. I dolci diventano un punto cardine e fonte di ispirazione. Sono particolari, semplici e talvolta ricercati. Alcune preparazioni al cioccolato si ritroveranno poi in altri libri della Andrieu.

Rimane secondo me,  per quanto possa valere, un’ottima idea regalo per chi ha voglia di imparare a cucinare qualcosa di diverso dalla routine e per chi vuole approfondire questo food style che vede pesche nelle insalate (come fa Jamie Oliver) e cibi rivisitati orientaleggianti volti soprattutto all’indiano e i classici cinese-giapponese-thailandese.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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