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Chutney Indiano di Pera e Cipolla

Cey mi anticipa con il suo racconto dei nostri cinque giorni , lasciandomi in un loop continuo tra angoscia, che non sia ancora, e felicità, che è stato. Non aggiungo altro se non che mi toccherà approfondire il discorso su Sara Musella e questa è una delle mie poche certezze al momento.

Sto cercando invano un momento solitario e meno frenetico per buttar giù qualche, perchè tutte richiederebbero la stesura di un romanzo, emozione su tastiera. “Su carta” (purtroppo) è d’antan e poco funzionale in questa circostanza.

Meno quindici giorni al Natale e non solo è un numero poco rassicurante ma lo è ancora di più essere conscia di non aver ancora deciso le dodicimila portate (leggere però eh!) per la cena della Vigilia. 

Ad attendermi un week end tra fogli, scadenze e disegni;  Ma anche tante sorprese che non vedo l’ora di svelare nonostante io non scalpiti mai in queste circostanze. Non essendo curiosa per natura non riesco neanche ad immaginare cosa si celi dietro “un’attesa”. Eppure stavolta confesso di star spingendo le lancette con gli occhi.

Ho aspettato una vita il 2012. L’ho aspettato per vedermi allo specchio  il 12.12.12 alle 12 e capire chi fossi e cosa fossi diventata. Il giorno del giudizio non è poi così lontano e semmai dovessi arrivarci voglio ( e non vorrei) vedere quello che mi sono prefissa.

Psicanalasi multimediale di gruppo a parte direi di ticchettare velocemente qualche appunto in cucina.

E’ tempo di Chutneyyyyyyyyyy !

No davvero, a me esalta l’idea di fare Chutney come se non ci fosse un 2013.  E stando ai Maya tutto torna.

Ricapitoliamo?

Qui si sono presentati i seguenti Chutney:

E oggi si va di Chutney con Pera e Cipolla. Lo so che con sguardo ad ics state indicando il monitor e dicendo “ma-stupida-gia-lo-hai-fatto”. Lo so. Rimango comunque una stupida giusto per cominciare dandovi ragione ma no. Non è lo stesso Chutney. E’ un po’ più piccantino. Non c’è il peperone e la presenza del cumino ne ringiovanisce il sapore (ringiovanisce è chiaramente un termine a caso privo di significato come piace a me).

Se la domanda che vi assilla al momento è “ma che diavolo è il Chutney?” , la risposta è:

Il chutney ( che in hindi चटनी, caṭnī, significa “leccare”  . E da quando su Instagram ho amici che mi scrivono in hindi e io faccio finta di capire ormai posso a pieno titolo fregiarmi del titolo ” La sicula che non sapeva scrivere in Hindi ma ci provava”) altro non è che un condimento per i piatti principali della cucina Indiana. Perchè insomma il cannolo sta ai siciliani come il chutney sta all’indiano. Adoro adoperare le mie scarse conoscenze matematiche a queste inezie. E’ come se il liceo scientifico avesse avuto un senso (sefaperdì).

Generalmente questi chutney accompagnano carne e riso ma è pur vero che non sono niente male con il pesce e le verdure. Io ad esempio “puccio” (termine che adoro) carote dentro composti chutneschi perecipollose. Dopo aver coniato “chutneschi” oltre a vergognarmi di me dovrei pure aggiungere che generalmente il chutney presenta degli ingredienti base : zucchero e aceto e che quindi è tipicamente agrodolce.

Detestando le noti agrodolci come poche cose al mondo (ennesima somiglianza con Fab di Cey) posso però sostenere con fermezza che non è affatto un agrodolce fastidioso e che comunque di aceto e zucchero se ne possono  adoperare davvero  quantità  ridotte senza rischiare di compromettere il risultato.

I chutney poi non sono affatto solo nella versione salata bensì dolce e molti possiedono le note del Mango. Il Mango infatti è onnipresente in entrambe le versioni . Che sia salato o dolce il Mango cisssssta!

Frutto tra l’altro che mi sta conquistando lentamente. Sarà per la senape al Mango di produzione tedesca su cui disquisirò fino allo sfinimento  a breve o sarà che con gli spinacini ci sta davvero bene, questo frutto esotico entra a pieno titolo (e a sorpresa ) nelle nuove scoperte di quest’anno.

Se lo scorso era stato caratterizzato dal Litchi ( non voglio neanche proferire parola sulla mia droga-fico-secco) questo è indiscutibilmente l’anno del Mango (sì. Non riesco a non canticchiare “bella d’estateeeeeeeee” . Ho davvero un problema).

L’invasettamento, è opinione comune, richiede tantiiiiiiiiissssimo tempo. Qualsiasi essere vivente faccia una conserva, una marmellata o un chutney oltre a passare alla storia come uno scansafatiche che ha tanto tempo da perdere in cucina, diventa eroe dei nostri giorni. In realtà è davvero semplicissimo invasettare e basta osservare poche regole. Per i chutney poi non occorre affatto la lunga conservazione e possono essere adoperati instantaneamente. Insomma non ha nulla di dissimile dalla preparazione classica di un sughetto, per intenderci.

E’ dannatamente rilassante poi vedere impappettare ogni singolo ingrediente.

Come l’anno scorso avevo servito il chutney con il litchi insieme al roastbeef anche quest’anno ho proposto l’abbinamento che risulta vincente. La pera da una nota sconosciuta a quanto pare e non è facilmente riconducibile come sapore mentre la presenza del cumino e peperoncino prendono esplodono nel  palato.

Il primo pranzo con Cey tra l’altro è stato proprio “Roastbeef con Chutney Pera e Cipolla e Roastbeef con Ananas e Zenzero”. Non era propriamento questo ma una versione non agrodolce e piccante;  non è mi stato sputacchiato in faccia e già è tanto. Cey, stoica ha sostenuto che “Pera e Cipolla sì e Ananas e Zenzero no”. Per questo motivo le foto del Chutney Ananas e Zenzero le ho bruciate, giusto per non sbagliare, e ho catalogato l’intruglio alla voce “nonciprovaremaipiù”.

Durante le feste sarebbe carino  preparare anche cinque giorni prima un po’ di barattolini di diverso gusto.

Oltre che regalarli, magari come valida alternativa salata ai biscotti e confetture, si potranno adoperare con qualsivoglia avanzo di carne o verdura. Ecco; perchè mi sa che dopo le feste di verdure se ne dovrà mangiare davvero tanta. Ma proprio tanta-tanta-tanta.

Chutney di Pera e cipolla: 750 grammi di pera, 350 grammi di cipolla, 220 grammi di pomodori ( io ho usato i datterini perchè il mio mitico Fruttivendolo li aveva ed erano anche succosi e buoni, santo cielo!), 2 cucchiai abbondanti di uva passa, 1 cucchiaio di zucchero semolato, 1 cucchiaino di sale, 1 presa di chiodi di garofano in polvere, 1/2 cucchiaino scarso di cannella, pepe grattugiato sul momento, 1 cucchiaino di aceto di mele, 1 cucchiaino di cumino, una spolveratina di pepe rosso in polvere.

Sbuccia le pere ed elimina i torsoli. Taglia la polpa a dadini piccoli. Sbuccia le cipolle e affetta sottilmente. Pela quindi i pomodori e tritali. Versa tutte le verdure in una casseruola a fuoco ridottissimo per circa mezzora aggiungando pochissima acqua. Quando si saranno amorbidite aggiungi l’uva passa che sarà stata in ammollo per almeno 15 minudi insieme allo zucchero, il sale, i chiodi di garofano, la cannella, il pepe e l’aceto, il cumino e il peperoncino. Porta a ebollizione a fuoco vivace adesso e rimasta con un cucchiaio di legno accertandoti che lo zucchero si sia completamente sciolto. A questo punto abbassa la fiamma e lascia sobbollire per circa un’ora aggiungendo di tanto in tanto qualche goccina di acqua se necessariio. Mescola il tutto e aspetta che si riduca e addensi il tutto. Versa in vasetti di vetro sterilizzati e pulitissimi e riempili non troppo per poi chiuderli e  conservarli in un luogo fresco e asciutto. E soprattutto al buio.

Si possono attendere due mesi prima di portare in tavola questo chutney in modo che il sapore si acuisca maggiormente e diventi davvero delizioso ma anche servito immediatamente darà grandissime soddisfazioni. Per quanto riguarda la conservazione nel secondo caso ( che è poi il mio) basterà osservare le classiche regole dell’invasettamento.

Dopo averlo aperto conservare assolutamente in frigo e consumare entro quattro giorni ( è sempre un bene quindi non usare barattoli troppo grandi) e prestare molta attenzione durante la riempitura perchè nessun tipo di umidità deve risiedere all’interno del barattolo.

Che sia uno splendido week end per voi.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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