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Un Sano Appetito di Gordon Ramsay

Fatta l’introduzione alla meno peggio di Gordon Ramsay durante la chiacchieratina circa Il Pranzo della Domenica, è inutile ribadire chi è, quante stelle ha e perché non riesce a smetterla con le meches che sarebbe pure il caso (Cri mi perdonerà spero per aver offeso il suo fidanzato ufficiale. So già che gliene dirà quattro al mio, Jack Nicholson ovviamente. Chi altri sennò?).

Il volume in questione è un po’ il prosieguo di quello domenicale. Stesso editore, colori e impostazione ma non copertina rigida cartonata e grazie al cielo fogli lucidi e foto nettamente migliorate. L’immagine del cuoco in carne come da copione visivo è un triste ricordo e la televisione (speriamo non sia voluto altrimenti prendo a ceffoni tutti) ci rimanda questa nuova configurazione del cuoco: magro, talvolta possente, muscoloso e pure discretamente fashion. Rude nel caso di Bourdain ma affascinante assai, bello da far paura nel caso di Pierre White sino ad arrivare al nostro connazionale Cracco che quell’idea di un metro per quattro di larghezza certamente non dà. Gordon nell’introduzione infatti con tanto di pantaloncini, sorriso da playboy e muscoli in bella vista anticipa proprio questo.

Si abbandona insomma l’idea e lo stereotipo di un buongustaio che mangia pure il suo executive chef per dar spazio a questa nuova figura, per alcuni inquietante, del supereroe che pur destreggiandosi ai fornelli riesce comunque a cucinare prelibatezze (anche) grassissime restando in forma con quattro semplicissime (e insvelabili) mosse. Il titolo come nel caso del Pranzo della Domenica non lascia spazio all’interpretazione. Nessun junk food o colesterolo a mille. Nessun tipo di vizio e stravizio se non controllato e parola d’ordine: mangiare sano.

Detto da uno che proviene dalla patria del Fish and Chips potrebbe pure sembrare assurdo ma essendo io una sicula che non mangia pesce, carne e ricotta tutto appare molto più nitido e normale di quello che si potrebbe prevedere. A me questo volumetto piace e anche molto. Nonostante non ci sia nulla di assurdamente entusiasmante o particolare, rispetto al primo volume analizzato per la Libreria di Iaia questo riceve un pollice in alto senza remore.

Vi è una coerenza a ben guardare che bisogna sottolineare. Gordon è uno sportivo. Prima di essere chef è un uomo, anche calciatore, che ha sempre tenuto moltissimo alla sua preparazione atletica. Dal 2000 inoltre corre la maratona di Londra ogni anno e persino quella in Sud Africa. Si è dato l’obiettivo di completare almeno dieci maratone consecutive prima di compiere 45 anni ed io ben so, essendo fiera figlia di un maratoneta, quanto sia assurda e pazzesca l’impresa. Lui rifugge dallo stereotipo e grida un chiaro e secco “no” allo spiluccamento selvaggio degli chef e allo stile di vita impossibile per chi chiaramente ai suoi livelli è soggetto ad estenuanti e continui assaggi. La pappardella degli ingredienti giusti, del sapersi controllare e discernere e scegliere è poi uno scioglilingua che ci viene propinato come una nenia e un mantra in tutta l’introduzione, che comunque dura poche righe perché anche in questo volume si va dritti al sodo senza tanti frizzi e lazzi.

Gli spunti sono tanti e come anticipato non vi è una particolare ricerca ma un catalogo ordinato per idee quando non si sa da dove partire. La spiegazione della ricetta è quella che preferisco perché procede per punti senza troppi vaneggiamenti e va dritta al succo. Il mio sogno insomma. Quello che non riesco ma che sogno di riuscire a fare. In alcune pagine poi vi sono le foto dei vari passaggi ed è francamente la visione che preferisco, poiché questa è la parte fotografica che vorrei inserire ma purtroppo all’interno del mio spazio qui sul blog non riesco a farlo. Sarebbe assurdo pensare di montare cavalletto e girare la frittata mentre con il piede scatto grazie ad un telecomando. Ma insomma per dire che sì: mi piace e pure parecchio soprattutto nell’omelette alle erbe aromatiche con i pomodorini.

L’immancabile Caesar Salad ma in una versione indiavolata al prosciutto di Parma giusto per rievocare sempre l’Italia, che a Gordon piace pure parecchio sino ad arrivare all’uso dell’anguria con il feta passando per insalate con barbabietole e carota. Vi è un uso piacevole dei cereali che dà spunto per preparazioni veloci come dolcetti e colazioni nutrienti e sane. Aringhe con senape e aneto ed anche se vi è un uso sporadico di salsette non si eccede mai. La bruschetta con il cavolo nero e il prosciutto di Parma che dimostra quanto il Chianti lo abbia davvero influenzato e l’insalata di cannellini alla creola. Non mancano i salutari e gustosissimi broccoli e si fa un ampio uso di zuppette. Le elaborazioni vegetariane sono molte ma togliendo un po’ di chorizo e carne di qua e di là non è poi così eventualmente difficile trasformarle. Moltissimo pesce, omega-3 e tabulè con formaggi digeribili di capra. Per i dolcetti infine si fa chiaramente uso di frutta e spezie. E si va con la pannacotta alla vaniglia con salsa di mirtilli ricordandone il potere antiossidante. La granita di pompelmo rosa con lamponi che non vedo l’ora di preparare che con zero grassi e un’ondata di vitamina C diventa una bomba di salute. Le prugne al forno con amaretti e la torta di mele (di nuovo, sì) speziata per un bel immagazzinamento di fibre che non guastano mai. Pesche al forno con vaniglia, pavlova con crema di rabarbaro (toh ne ho una quintalata in freezer che proviene dalla Svizzera) e tanti modi per usare i frutti di bosco che sono una overdose di salute. Crumble, clafoutis, gelatina, salsa di more e insalata. Nessun grasso, burro e cioccolato. Nessun abuso di colesterolo ma solo tanta salute, vitamine e idee sfiziose che non faranno rimpiangere assolutamente roba troppo grassa e vergognosamente insulsa.

Entusiasmo per questo volume che a differenza di Il Pranzo della Domenica non solo afferrerei fortissimo al grido di “E’ mio! Non lo mollo!” ma per cui darei pure un calcio sugli stinchi a chiunque volesse sottrarmelo (sono una professionista della recensione assurda, sì).

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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