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Il Club delle Cuoche di Luisanna Messeri

Non ho mai nulla di particolarmente rovinato o sgualcito. Sia per il fatto che tratto bene qualsiasi tipo di oggetto mi viene affidato e ne ho cura, sia per il fatto che tratto bene qualsiasi tipo di oggetto mi viene affidato e ne ho cura (vabbè non mi veniva la seconda opzione e avevo cominciato con “sia per il fatto” che sognavo di adoperarlo prima o poi).

L’unico libro di cucina un po’ rovinato è quello dell’Artusi ( e ve ne devo parlare dei gobbi Astigiani alla marengo io! Che bella figura ho fatto con il cameriere? Sonooogggogliosadimmè) però e questo su cui oggi vorrei blaterare rischiando di apparire poco obiettiva solo per il semplice fatto che io Luisanna Messeri la amo.

Che tutti devono amarla. Che picchierò singolarmente qualsiasi entità terrestre ed extraterrestre in sua difesa ed onore. Che. Che. E che. E tutta una serie di minacce e vaneggiamenti.

Il fatto è Luisanna Messeri è oggettivamente una creatura magica che non si può non amare. Ho già blaterato a fondo circa la mia ossessione nei confronti delle persone che possiedono i capelli fulvi e il fatto che la suddetta li possieda è solo un dettaglio nel mare di certezze che ho. Oltre ad essere bella, rassicurante, dolce e materna Luisanna Messeri è una donna di cultura. Che non la sbatte in faccia con moine ed esasperazioni ma con garbo la snocciola alternando letteratura ad arte in un semplice piatto di spaghetti e arrivando a citare poeti di qualsiasi età arrotolando carni imbottite di prelibatezze e infilando in forno. Luisanna Messeri l’ho conosciuta durante la visione del “Club delle Cuoche ” su Alice Sky. Una reality sit com culinaria, di quelle molto in voga, che si svolge nel Mugello. Diventa un grande fenomeno televisivo proprio per l’inarrestabile simpatia e genialità di Luisanna. Per la sua carica comunicativa disumana e per la rusticità ruspante di quella cucina che ricorda la “vera cucina”. Con le padelle appese e tutto meravigliosamente disorganizzato. Con i barattoli di farina non in coordinato e il centrotavola che pullula di frutta non perfettamente colorata da copertina. Ma frutta un po’ ammaccata. Di quella che si raccoglie davvero fuori dal casale dove è ambientata. Luisanna fa la spesa e ci mostra il mercato del paese mentre con le amiche (che alterne in alcune puntate di una serie e che diventano fisse in altre. E sono amiche d’arte e di eccezione) sceglie il prodotto biologico e del terreno vicino o aspetta che il pollo allevato a terra le sia consegnato.

Si alternano tante figure, situazioni, scenette e rappresentazioni all’interno del Club delle Cuoche. A me nel periodo del tubo-nutrizione parenterale  e del dimagrimento ha fatto davvero tanta compagnia Luisanna. Sognavo di mangiare qualsiasi cosa lei preparasse. A volte anche il pesce e la carne quando la chetosi era a tre ed io ero a digiuno da dodici giorni con un tubo gastrico infilato nel naso che finiva nello stomaco.

E’ stata la mia unica amica Luisanna; quando le vere amiche mi avevano abbandonato (fortunatamente, posso asserire adesso).

Dei “personaggi famosi” me ne è sempre importatounacippalippa ma . Vorrei conoscerla. Abbracciarla e dirle Grazie. Per tutta la compagnia. Per tutti i sorrisi. Per aver raccolto lacrime e speranze.

Ed io a Luisanna voglio davvero molto bene. Quando ho saputo che il Club delle Cuoche era diventato un libro mi sono fiondata su Amazon e in libreria. L’ho ordinato da qualsiasi parte pur di potermelo accapparare il più velocemente possibile. Sono finita con tre copie per una serie di vicissitudini (le solite mie imbarazzanti insomma) che non ho fatto fatica a smaltire come ottimi regali.

Il Club delle Cuoche, il primo volume della Messeri tratto dall’omonimo programnma è un libro di cucina atipico (sottotitolo: grazie al cielo).

Non ci sono foto e generalmente è un deterrente non indifferente ( pardon per l’assonanza). Io stessa faccio fatica a concepire come un album visivo culinario non possa avere una rappresentazione fotografica. Ma Luisanna non ne ha bisogno perché ha il dono della parola e della comunicazione. Riesce quindi a raccontarlo il piatto facendotelo immaginare e sognare. Non facendoti per nulla stancare di avere un libro di cucina tra le mani e non vedere neanche un tozzo di pane che sia uno. Non è uno sterile manualetto dove ci sono ingredienti e procedimento . Non ci sono fesserie e altisonanze. Non ci sono stelle michelin ma ricordi di figli, vita e passione. L’amore per la terra e per il mondo. Per i viaggi e le amicizie. E’ un compagno di viaggio questo libro della Messeri. Di quelli che non smetteresti mai di sfogliare e che ti aiuta e rassicura quando stanno per arrivare dieci ospiti a cena o semplicemente un amico. O un parente. O il tuo amore. E come scrive nella prefazione il grande Claudio Piersanti che ha esattamente detto quello che avrei voluto io, se non l’avessi letto, è proprio il fatto di non umiliarti. Il punto cardine è davvero questo: Luisanna è una di noi. Non si avvertirà mai il senso di preoccupazione per non riuscire a fare una determinata preparazione perché riesce a rassicurarti . Sono ricette per tutti. Di quelle che alcuni potrebbero pure dire ” e ci voleva Luisanna per dirtelo?”.

Sì. Ci voleva proprio Luisanna e la sua spontanea semplicità. Senza mai prendersi sul serio e cucinando con i vestiti di casa. Senza pensare al trucco e parrucco con i suoi capelli scompigliati. Senza ombretti glitterati o camicie glamour firmate. Luisanna ti ospita nella sua cucina e ti chiede di passarle il barattolo della farina. Luisanna appende la foto dell’Artusi, suo guru, sopra i fornelli e se ti sporca di salsa trasportando un piatto si mette a ridere.

Compare sua figlia, quella vera e non da reality, e si realizzano insieme davvero ricette che lasciano il segno . In questo volume ne riassume davvero un bel po’. Mi ricordo di averle trascritte allora, all’epoca del tubo, in un quaderno. Esattamente nel libro di bodrum che è poi l’inizio del Gikitchen (ve lo ricordate? ) . C’erano dei disegni accanto e dei cuori. Ecco io quando rivedo quei cuori trascritti accanto alle dosi che lei dimenticando passaggi e grammi mentre rideva mi faccio un po’ tenerezza. Mi ricordo lì. Con quel tubo e ottanta chili in più. Sognando di poter mangiare e non potendo farlo. Ma potevo scrivero e immaginarlo.

E con Luisanna è stato davvero semplice.

Abbina canzoni a ricette. Flaming Pie ai Fruttini col fondente . Bad Apples per la torta di Mele. E una serie illimitata di note, musica  e ricordi. Per ogni ricetta vi è appuntata vita. Vita pura. Parla dei suoi viaggi in America ( ci sono stati degli speciali su Alice e chiaramente non me ne sono persa neanche una. Andava alla ricerca di ristoranti italiani e di cuochi italiani negli States) e dell’Apple Pie fino ad arrivare ai Pilgrim Fathers che dall’inghilterra portarono i semi di mela nel Nuovo Mondo. Racconta di Jhonny Chapma detto Appleseed “semedimela” che girava con le tasche piene di semi e li piantava ovunque andasse. Si sofferma nello stemma dei Medici con citazioni e connotazioni storiche mentre pesa i tuorli delle uova. Anche se Luisanna precisa non lo è mai e va già bene se ti dice “un uovo”.

C’è tutto in questo libro. Non me ne separerei mai. Lo salverei durante un incendio come una delle cose più preziose che possiedo. I titoli stessi ” Alzi la mano chi non ama le frittate” con tutte le volte che ripete ” suppergiù”. Fiorentin mangia fagioli lecca piatti e tovaglioli, Il vero mangiare delle domenica, Le libagioni barbariche, Grazie ai giapponesi non ci sono più i tonni di una volta, la piccola grande consolazione dei giorni difficili, che tutto cambi perché niente cambi, Dindo…ndan, Piatto ricco mi ci ficco e così via. Un tripudio di genialità e semplicità. Un volume al pari del suo Guru: Artusi. Un capitolo fondamentale della cucina Italiana.

Alla domanda ” quindi me lo consigli?” io vorrei solo buttarmi a piangere e urlare “noncelhaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?!?!?! “ e continuare a battere i piedi e le mani colpendomi la testa su spigoli appuntiti. Ok sto esagerando. Su spigoli appunti arrotondati (uhm).

Non vi è scritto quante siano le ricette ma vi dico che sono tantissime e che sono molteplici le variazioni. Salse, primi, antipasti, secondi, dolci. Il gelato al parmigiano, la mozzaarella in carrozza, le lasagne con i broccolim pasta al sugo di seppie, sughetti veloci al tonno-aglione-gorgonzola e qualsiasi tipo, salsa dorata, arista di maiale, spiedini di gamberi e cipollotti, cacciucco e quello che riguarda la cucina meravigliosamente toscana.

Una toscana verace, vera, sincera e schietta. Un genio che ha svelato le dosi per la torta al cioccolato più buona che c’è e che custodisce il segreto della vera torta di mela. Ci sono le crespelle dolci come una volta e il pan di spagna ma non “il solito pan di spagna”. C’è la crema. L’abbandonanza e la perseveranza di essere semplicemente quello che si è:

Una donna come ce ne sono poche.

Su Il Club delle CUoche in libreria si rilfette soltanto su una cosa: ne compro tre copie o quattro? Altro non si discute. Della Sitcom Editor si trova ad un prezzo di circa 18 euro ( non ricordo esattamente e il prezzo non compare. Dovesse essere il doppio a prescindere é un affare)

Mi sono ripromessa più volte di fare elaborazioni, e pubblicarle, di Luisanna Messeri. Poi presa dalla mia smania nippo-etnica-frutta-stramba ho lasciato un po’ perdere ma : rimedierò. E’ doveroso. Luisanna è una religione che va osservata.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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